Socratic - Spread The Rumors
(Drive-Thru Records, 2008)
Alternando un EP ad un album vero e proprio, i Socratic giungono al loro quarto lavoro in studio, "Spread The Rumors", che si presenta come secondo album nella quasi decennale carriera della band del New Jersey. Dopo la breve collaborazione con No Milk Records (con cui esordirono nel 2001 con il loro primo EP, "It's Getting Late"), i Socratic sono ormai fedeli affiliati della Drive-Thru Records, presso la quale licenziano anche quest'ultimo disco. Disco per il quale la band ha potuto contare su un padrino davvero eccezionale: niente di meno che Mark Hoppus, storico bassista degli ormai defunti Blink 182 che, oltre ai suoi (+44), segue ormai da anni numerosi progetti nella veste di produttore.
La formazione dei Socratic è perlomeno singolare: difatti, se non altro ufficialmente, nonostante i suoi cinque elementi la band si presenta con una sola chitarra, affidata alle dita di Kevin Bryan. Questa peculiarità si riflette inevitabilmente all'interno dei dodici brani: raramente si assiste alla sovrapposizione di più linee ritmiche di chitarra, più spesso soppiantate da pregevoli accompagnamenti di tastiere o solidi riff di basso. Leggermente più frequenti sono i brevi assoli melodici, di sicuro impatto.
Partendo da questo presupposto, difficilmente si potrà evitare di apprezzare le piccole sinfonie pop rock magistralmente orchestrate dalla band e, poco ma sicuro, dal produttore, mostro sacro del genere. Già la traccia di apertura "Boy In a Magazine", primo singolo estratto, non richiederà più di due ascolti per insinuarsi nelle orecchie e nella memoria di chi ascolta. Da una parte un'ottima linea vocale, pop quanto basta per essere memorizzata ma mai banale, complice una vena malinconica sapientemente inserita; dall'altra un comparto ritmico-melodico che non rischia di stancare, grazie a cambi di tempo che rendono frizzante il tutto. "May I Bum a Smoke", altro brano significativo, non è da meno e non smentisce le indubbie qualità della band: un pianoforte in sottofondo che richiama atmosfere jazz accompagna per intero il brano che, tra battiti di mani degni dei migliori Outkast ed un'ottima melodia complessiva, molto probabilmente entrerà nelle playlist mensili degli aficionados del genere.
Per non smentire quanto di buono offerto sinora e confermare una certa duttilità compositiva, con la quinta traccia "Long Distance Calls" i Socratic si superano davvero: la canzone, acustica, si presenta quasi come una filastrocca, ma con un arrangiamento da applausi. Un arpeggio di chitarra, accompagnato da un riff pop quanto occorre, esplode nel ritornello grazie ad una batteria che sembra essere accarezzata dalle spazzole; il tutto trova il massimo coronamento quando entrano in gioco le tastiere e le doppie voci. Per gli amanti del genere si sprecano i paragoni: basti prendere "Hey Julie" dei Fountains Of Wayne, aggiungere un pizzico di "More Bad Times" dall'ultimo dei Presidents Of United States Of America, e si potrà facilmente capire di cosa si sta parlando.
Bastava forse il biglietto da visita firmato Mark Hoppus ad incuriosire e a ben disporre verso il primo ascolto dell'album; bastava forse il brano d'apertura a far capire che vento tira in casa Socratic; bastavano forse queste ed altre cose a rendere di parte il giudizio con cui etichettare "Spread The Rumors": sia come sia, i brani proposti, quando si giunge alla fine, non sembrano bastare ad orecchie avide di melodia. Onore al merito quindi, i cinque statunitensi hanno saputo confezionare magistralmente un ottimo disco sotto molti punti di vista: e non si potrà che tenerli d'occhio in futuro, in attesa di altri regali altrettanto graditi.
a cura di Silvio Lugaro