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Tracklist:

  1. The Call Out (You Are The Dishes)
  2. These Backs Are Made For Stabbing
  3. Three Oh Nine
  4. Body Bag
  5. Talk Us Down
  6. Save Your Breath
  7. Sincerely Yours
  8. One Hundred Times
  9. It's All The Rage
  10. Speakers Blown
  11. Until We Get Caught
  12. Make a Run For It + Her Eyes Say Yes, But The Restraining Order Says No [traccia nascosta]

Hit The Lights - This Is a Stick Up... Don't Make It a Murder
(Triple Crown Records, 2006)

Il panorama pop punk mondiale può contare al suo interno numerosi ed eccellenti nomi, ma sembra davvero non aver intenzione di fermare la continua crescita di nuove realtà che vanno puntualmente ad integrare il background su cui esso stesso si fonda. Chiaro esempio di ciò sono gli Hit The Lights, provenienti da Lima, Ohio. Con il loro primo album, "This Is a Stick Up... Don't Make It a Murder", licenziato nel 2006 dopo due EP risalenti al biennio 2004-2005, si sono guadagnati di diritto un posto nella scena del nuovo pop punk, quello che strizza di tanto in tanto l'occhio a melodie emo.

Con il 12 tracce che propone, la band riassume il lavoro contenuto nell'EP del 2005 e lo integra con 9 brani nuovi di zecca. Lo stile del gruppo nordamericano riporta inevitabilmente alla mente le sonorità proposte negli ultimi anni da gruppi come Simple Plan e Bowling For Soup. L'album offre buone sovrapposizioni vocali, guidate dalla voce principale di Colin Ross, e più che discrete parti strumentali. Il difetto più grande che si riscontra è forse un'eccessiva omogeneità delle canzoni, che fa sentire la mancanza di veri e propri pezzi lenti, necessari per spezzare quella scelta compositiva che rischia di risultare monotona.

Il disco si apre con una scelta azzeccata, "The Call Out (You Are The Dishes)", un buon pezzo dove si mette subito in mostra la voce particolare, ed a tratti nasale, di Ross, che lascia senza dubbio la sua impronta durante tutto il succedersi dei brani. Altro titolo che colpisce è "Three Oh Nine", per la discreta linea vocale, ma soprattutto per il finale, dove un rincorrersi artistico di tre voci ricorda sonorità a cappella che impreziosiscono il brano. Sulla falsariga di questi episodi si pongono anche "Sincerely Yours" e "Until We Get Caught", che offrono una potente ritmica di batteria coordinata a chitarre sempre puntuali nel dialogare tra loro.

Leggermente differente è invece "Bodybag", che si distingue per un'impostazione più punk'n'roll rispetto al resto dell'album, senza comunque tradire le radici pop della band. Salta all'orecchio anche "One Hundred Times", unico pezzo lento (escludendo la traccia nascosta finale), caratteristico per il crescendo con cui si sviluppa fino all'entrata delle chitarre distorte, valorizzato da cori che puntano al raddoppio vocale e dal sempre fedelissimo palm-muting. Palm-muting che la fa da padrone in "Speakers Blown", che può contare sul supporto di una parte introduttiva in sordina, scelta per niente originale ma di sicuro effetto. A parziale giustificazione del nome della band (chiedere dell'album "Kill 'Em All" dei Metallica, 1983) si può assumere "Make a Run For It", brano aggressivo, che ha il suo maggior potenziale nella parte strumentale.

Tirando le somme, niente di nuovo sotto il sole. Il lavoro sfornato da Ross e compagni non è da scartare e merita più di un ascolto per essere apprezzato, ma non aggiunge nulla che già non si fosse evidenziato negli ultimi anni di pop punk.



a cura di Silvio Lugaro


Genere:
emo/pop punk

Registrato a
SOMD! Studios - College Park, Maryland, U.S.A.

Provenienza:
Lima, Ohio, U.S.A.

Line-up:
Colin Ross (voce)
Omar Zehery (chitarra)
Nick Thompson (chitarra)
David Bermosk (basso)
Nathan VanDame (batteria)

Sito Web
www.hitthelightsmusic.com