Blink 182 - Blink 182
(Geffen Records (Universal Music), 2003)
Finalmente, dopo due anni da "Take Off Your Pants And Jacket", tornano i Blink 182 con un nuovo album da studio, tra l'altro omonimo. Inizialmente questo lavoro doveva intitolarsi "Use Your Erection I & II", chiaro riferimento con sfottò ai Guns 'N Roses, ma per evitare inutili inconvenienti giudiziari i tre di San Diego hanno preferito battezzarlo proprio col nome della loro band. In questi due anni trascorsi tra l'uscita degli ultimi due album, oltre ad un tour mondiale (in Italia saltò causa problemi fisici del cantante-bassista Mark Hoppus), i tre si sono dedicati a progetti paralleli per niente male: Mark e Tom nei Boxcar Racer e il batterista Travis nei Transplants (con Tim Armstrong dei Rancid).
In questo nuovo disco i Blink 182 sembrano voler cambiar rotta: voglion diventare maturi, lasciandosi alle spalle, ma non del tutto, l'icona di teppistelli del pop-punk, che ha avuto il suo apice nel 1999 con "Enema Of The State". Questo lavoro è infatti un tentativo di ridefinirsi, migliorando sia dal punto di vista della ritmica che della lirica: al primo ascolto le cose che si posson notare subito sono le notevoli differenze coi precedenti lavori, meno aggressivi, meno scherzosi e leggermente più cupi. Da segnalare la gran vena alla batteria di Travis, a mio giudizi un ottimo batterista; cambi di ritmo frequenti fanno passare dal solito speed-punk ad un orecchiabile hard-rock, sempre contraddistinto da un tecnica tra le migliori nel panorama punk-rock. Il disco parte proprio con la hit-single "Feeling this", ascoltabilissimo e ottimo per commercializzare l'album, al quale segue "Obvious", caratterizzato da inedite chitarre pesanti. La prima novità nell'uso di strumenti la si trova in "I Miss You", cantata sia da Tom che da Mark, un pezzo lento, melodico ed eseguito anche con chitarra acustica e contrabbasso. Con le tracce "Stockholm Syndrome", "Violence" e "Go" tornano invece un po' più aggressivi e possono ricordare i vecchi Blink 182. Ma la vera sorpresa sta nella dodicesima canzone, "All Of This", pezzo lento e abbastanza oscuro che si avvale della collaborazione di, udite udite, Robert Smith, leader dei Cure ed enorme icona della musica rock anni '80, un inedito duetto che porta discreti risultati. L'unico difetto di questo disco sta probabilmente nel pezzo strumentale "The Fallen Interlude", che sembra proprio un pesce fuor d'acqua e che sicuramente non rimarrà impresso nella mente di chi la ascolta. Per ultima c'è la bonus track "Anthem Part Two", pezzo live tratto da un loro concerto a Chicago. A mio giudizio il punto di contatto più evidente tra questo ed i precedenti lavori dei Blink 182 rimane la voce di Tom, pulita e particolare come sempre, inconfondibile nei ritornelli e adatta per il loro genere, e che come sempre canta quei pezzi un po' più lenti e melodici, con interventi e cori negli altri.
Tutto sommato questo tentativo di migliorare ed ampliare i propri orizzonti da parte dei tre californiani va apprezzato; in alcuni punti è ben riuscito, come detto prima soprattutto nella ritmica e nella lirica, anche se nei testi l'argomento sesso rimane, soprattutto in "Feeling This". Facile attendersi delle perplessità e anche critiche non benevole da parte dei fans di vecchia data e anche da quelli che li hanno conosciuti con "Enema Of The State", ma i Blink 182 ci provano, cercando di non perder del tutto vecchi fans e esponendosi a dei nuovi ascoltatori coi dovuti rischi di critica, e questo è un primo passo nel grosso tentativo di diventare una rispettabile rock-band a tutti gli effetti. Il tempo e il tour (in Italia il 15 febbraio a Bologna) ci dirà il futuro di questi ex-ragazzacci di San Diego, e i risultati di questo disco influenzeranno molto il prossimo, se continuare su questa strada o tornare quelli di una volta.
a cura di Piero Di Battista