Anti-Flag - For Blood & Empire
(RCA Records (Sony BMG), 2006)
Quando una formazione dai forti ideali politici di un certo tipo come gli Anti-Flag passa su major inevitabilmente l'attesa per un nuovo album è tanta, principalmente per tastare con mano (o, meglio, con orecchio) se le dichiarazioni di facciata rilasciate al tempo della firma del tipo "questo non cambierà il nostro modo di suonare e di pensare" sono state effettivamente rispettate.
Chi pensava che gli Anti-Flag potessero cambiare qualcosa del loro modo d'essere per un banale cambio di casa discografica verrà però subito contraddetto, perché sin dal primo secondo del disco è fin troppo semplice intuire che quello che si andrà ad ascoltare è un lavoro in pieno stile Anti-Flag: il riff iniziale del brano d'apertura "I'd Tell You But..." lascia spazio a poche disquisizioni, ed ancora meno ne lasciano le seguenti ritmiche scandite dalla batteria Pat Thetic, l'attacco vocale di Justin Sane e le seconde voci di Chris #2. L'aggressività è tutta lì, la melodia anche. Avanti la prossima. Canzone numero due, primo singolo: "The Press Corpse". Il brano è altamente melodico, meno pressante del primo, e con una strana distorsione di chitarra nel riff che quasi assomiglia al suono di una cornamusa, con tutto l'incremento di orecchiabilità che ciò comporta. Insomma, un singolo perfetto, sia per la casa discografica, che vuole qualcosa di facile presa, che per il gruppo, che di certo non cambia i propri connotati con questa canzone.
"Hymn For The Dead", con il suo appeal rock, è un altro possibile singolo, ma la verità è che quasi ogni brano dell'album lo è, essendo ognuno carico di melodia e tenacia nelle giuste dosi. Certo, si parla di singoli sotterranei, perché difficilmente una canzone di "For Blood & Empire" farà la fine di quelle dei Fall Out Boy , in rotazione fissa su MTV e alle radio, ma nel loro piccolo brani come "The Press Corpse", "The Project For a New American Century" e "Hymn For The Dead" potranno stazionare nelle classifiche alternative, forti anche dei loro spiccati connotati politici di critica all'attuale amministrazione governativa statunitense tanto cari agli americani di questi tempi.
In generale, un lieve spostamento della musica dal gruppo verso sonorità più semplici ed orecchiabili lo si nota, ma l'impressione è che ciò rappresenti una naturale evoluzione del suono dell'ultimo album "The Terror State", e che si sarebbe verificato anche se gli Anti-Flag non fossero passati su major. Infatti, addirittura "This Is The End (For You My Friend)" assume a tratti le sembianze di una ballata punk rock, ed ancora di più sembra esserlo "1 Trillion Dollar$", con il suo incipit acustico, mentre in "War Sucks, Let's Party!" fanno registrare la loro presenza anche battute di mani a ritmo. Per contro, "State Funeral" e la conclusiva "Depleted Uranium Is a War Crime" sono sicuramente le più aggressive del lotto, forti di tempi ravvicinati, una distorsione assassina e parti vocali più forzate, sebbene siano presenti anche intermezzi melodici e, nel caso della prima, classici corretti alla Anti-Flag.
Insomma, "For Blood & Empire" non sembra lasciare troppo spazio a recriminazioni circa il passaggio su major del quartetto di Pittsburgh, costituendo un prodotto di qualità in linea con le più recenti uscite del gruppo sotto ogni punto di vista. L'unica cosa, il disco non può fare gridare al miracolo perché non più cosi innovativo come "Underground Network" e "The Terror State", gli album che hanno proiettato gli Anti-Flag verso una platea più estesa, riproponendone la stessa ricetta in una salsa meno piccante.
a cura di Gianmaria