Anberlin - Lost Songs
(Tooth & Nail Records, 2007)
Appetitosa nuova uscita per i fans degli Anberlin "Lost Songs", che - come il titolo lascia intendere - costituisce una raccolta di inediti, cover e rarità, ovvero canzoni "perdute". Un bel lento quale "The Hauting" fa la sua comparsa in apertura di disco, e subito lascia intendere come tutti i brani, pur essendo solamente b-side e demo, godranno davvero di ottima qualità, portando in più casi l'ascoltatore a chiedersi come mai certe canzoni siano rimaste in panchina negli album della formazione (si prenda a titolo di esempio "Uncanny"). La prima cover a spiccare per la sua diversità nello stile e nel porgere vocale di Stephen Christian è quella della celebre "Like a Rolling Stones" di Bob Dylan, irriconoscibile nelle battute iniziali ma apprezzabile per lo stile morbido e melodico che gli Anberlin sono riusciti a imprimere al brano, conferendo alla rivisitazione - tra le numerosissime che ha ricevuto - un tono dei più originali.
C'e tantissima acustica e pacatezza in questa raccolta, poiché la band si affida spesso a piacevoli ballate quali "A Day Late" e "Cadence" per riprendere il ritmo emo/pop punk solo occasionalmente, come accade in "Downtown Song". Altra cover d'impatto è "Enjoy The Silence" dei Depeche Mode, tetra e velocizzata al punto giusto; nonostante questo, complice anche con uno stile vocale non troppo lontano da quello di Dave Gahan e nonostante l'inserimento di qualche spruzzata digitale, il pezzo rimane sempre molto vicino all'originale, anche nei cori e nelle chitarre. Si fa gradire anche la rielaborazione di "There Is a Light That Never Goes Out", mantenuta sui toni strumentali degli Smiths (ma non sarebbe potuto essere diversamente).
Gli Anberlin sembrano immedesimarsi davvero bene anche in una band acustica nelle versioni dei loro brani nate durante le sessioni per AOL: chiara prova ne è una canzone come "Inevitabile", peraltro molto gradevole nella sua intensità, come risulterà essere la re-interpretazione di "Creep" dei Radiohead, molto appianata rispetto all'originale e pertanto priva della sua energia, soprattutto quella delle chitarre, punto di forza nel ritornello originale. Lascia il tempo che trova lo spirito natalizio di "Baby Please Come On", mentre il finale è affidato ad alcune demo che suonano con maggior impatto e riprendono le sonorità tipiche della band, tra le quali "Readyfuels" si distingue per essere tra le migliori.
La raccolta non dispiace, sebbene sia forse poco originale (eccezion fatta per qualche buono spunto acustico e qualche bella rivisitazione), ma del resto questo è ciò che ci si deve attendere da un disco che compila canzoni mai entrate negli album ufficiali o suonate solo occasionalmente.
a cura di Rosario Boccadifuoco