American Steel - Destroy Their Future
(Fat Wreck Chords, 2007)
Nuovo arrivo in casa Fat Wreck Chords: a varcare la soglia dell'etichetta di Fat Mike sono gli American Steel, non certo un gruppo agli esordi: infatti, originari di Oakland, si formano inizialmente nel 1995, pubblicano tre album, due dei quali presso Lookout! Records, ma nel 2002 si sciolgono. Dalle ceneri della band nasce quasi immediatamente il progetto Communiqué, formato da ¾ degli American Steel, fino ad arrivare all'anno 2007, nel quale il quartetto californiano si riunisce per pubblicare il suo quarto album, "Destroy Their Future".
Nel corso della loro carriera gli American Steel hanno quasi sempre vissuto nell'ombra nonostante avessero prodotto lavori di buon livello; il loro sound è sì votato all'hardcore melodico di matrice californiana, ma con chiare influenze che passano dal revival al folk, ed è proprio questo che li rende maggiormente interessanti rispetto ad altre formazioni similari. "Destroy Their Future" contiene dodici brani dotati di questi connotati, costituendo oltre mezz'ora di buona musica, seppure non certo memorabile: in brani come "Sons Of Avarice" e "Love And Logic" si percepisce abbastanza forte l'influenza dell'hardcore melodico, come d'obbligo per ogni pubblicazione targata Fat Wreck Chords, ma i quattro non disdegnano nemmeno sonorità più rock-eggianti ed orecchiabili (che presenziano particolarmente in "Dead And Gone", "Mean Streak" e "To The Sea") ed escono un po' dal tragitto che questo disco intendere percorrere con buoni brani come "Old Croy Road", dalle sonorità punk melodiche e folk, o "Hurtlin'", ballata tendente al country realizzata col binomio voce-chitarra acustica.
La crisi che sta attraversando l'hardcore melodico negli ultimi anni ha difatti costretto anche la Fat Wreck Chords, leader mondiale in tal genere di produzioni, a metter sotto contratto gruppi che si discostano leggermente dallo stile che ha sempre contraddistinto l'etichetta, e tra questi si inseriscono anche gli American Steel. Il loro nuovo disco globalmente potrebbe risultare un buon lavoro per chi apprezza certe divagazioni in stile Against Me!, ma chi lo approccia credendo di incontrare il classico prodotto della Fat Wreck Chords degli anni '90 potrebbe rimanerne deluso.
a cura di Piero Di Battista