American Eyes - Never Trust Anything That Bleeds!
(SideOneDummy Records, 2005)
Ascoltando "Never Trust Anything That Bleeds!", EP di esordio dei californiani American Eyes, è facile notare fin da subito lo stile pop punk di questo quintetto natio di Los Angeles. Questo lavoro proposto dalla SideOneDummy contiene in sé varie sfumature che riescono a renderlo discreto, non carente in potenza e qualità o di melodie che rimangono in testa fin dal primo ascolto (tipico delle band rientranti nella più recente corrente pop punk), ma che presenta anche episodi un po' più incerti.
Il CD si apre con "Knife Fight With a Girl", un pezzo non male nel suo insieme sebbene ricordi vagamente come sound e come utilizzo di voci e contro-voci i ben più collaudati Good Charlotte (senz'altro più ferrati sul genere). "Telephone Wires (Turn Me On)" prosegue sulla falsa riga della prima traccia, ma con melodie più vicine al punk rock; anche in questo caso si ha l'impressione di trovarsi ad ascoltare qualcosa di già sentito, seppure qualitativamente buono. Ottima, davvero ottima, invece "Carry On For Keepsake", molto melodica ed orecchiabile, di sicuro impatto sull'ascoltatore. Probabilmente ha poco a che fare con il punk, ma il suo motivetto rimane in testa sin dal primo ascolto trascinando in atmosfere che riportano alla mente addirittura alcuni brani dei Ramones.
Non male nemmeno la quarta traccia, in cui gli American Eyes mischiano un po' le carte: il pezzo infatti dapprima si apre con un incipit in pieno stile punk rock per poi passare a melodie dal sapore garage. Buona prova, unica pecca lo stacchetto scopiazzato da "Ms.Jackson" degli Outkast. Bruttina invece "Day We Died", che, sviluppandosi su un particolare intreccio di melodie pianoforte/batteria, è però un episodio davvero sfortunato: lento e privo di emozioni, addirittura nella sua interpretazione il cantante David Henry non ci rimedia nemmeno una bella figura, sembrando a tratti quasi stonato. Più la si riascolta più si riscontrano difetti; in questo episodio gli American Eyes si avventurano in un genere a loro poco consono… E si nota. In "Radio", pezzo conclusivo dell'EP, si ritorna a bei ritmi ed ottime melodie, a dimostrazione che quando il gruppo si muove su un territorio che più gli appartiene non è affatto male. "Radio" è un brano allegro, orecchiabilissimo e dall'inequivocabile suono pop punk, intraprendente e trascinante nei suoi ritornelli, dove riff di chitarra e coretti s'intrecciano con un risultato davvero apprezzabile. Quest'ultimo brano, insieme a "Carry On For Keepsake", è probabilmente il migliore episodio all'interno di questo EP, e c'è da augurarsi che nei prossimi lavori sia questa la strada che intraprenderanno gli American Eyes, senza più avventurarsi in territori che poco li riguardano.
Tutto sommato il giudizio sull'EP è però piuttosto positivo, perché in alcuni suoi brani si possono riscontrare premesse che potrebbero portare ad un futuro roseo per questo quintetto. Certo, un pizzico di originalità in più non guasterebbe, anche se ormai in questo genere l'impresa è sempre più ardua.
a cura di Soul Maschera