AFI - Decemberunderground
(Tiny Evil (Interscope Records (Universal)), 2006)
Sono passati tre anni dall'uscita di "Sing The Sorrow", ultima fatica della band, ed erano in molti ad attendere questo nuovo album degli AFI. Da loro si richiedeva una conferma delle loro qualità, del loro talento, di portare avanti quella loro evoluzione che li ha portati a mutare il loro suono da un hardcore veloce, ispirato principalmente ai Misfits, ad un rock alternativo vario e dalle mille sfaccettature. Se poi si aggiunge che l'album precedente ha riscosso un successo internazionale enorme e meritatissimo, è semplice intuire come il compito a cui erano chiamati i quattro originari di Ukiah fosse tutt'altro che semplice.
Esce dunque "Decemberunderground", settimo sigillo di una già lunga discografia, che riesce nel compito di non sfigurare rispetto agli altri album, rappresentando addirittura un capitolo a parte e distaccato rispetto alle vecchie produzioni. Il disco è infatti vario e multiforme, nel quale le tredici tracce che lo compongono si muovono lungo stili sonori diversi, rispecchiando, uno ad uno, le diverse influenze musicali della band.
La rabbia e l'aggressività dei primi album non è andata perduta con il passare del tempo, ma la si ritrova in pezzi come "Kill Caustic" e "Affliction", dove il cantato in stile screamo di Davey Havok si amalgama bene con atmosfere dark e gotiche, tipiche del suono della formazione. Tali atmosfere sono in netto contrasto con la luminosità che fuoriesce da pezzi come "The Killing Lights", dalle forti influenze dark-wave, e "Miss Murder", primo singolo estratto dall'album, che si muove in territori musicali più consoni a gruppi come Green Day e New Found Glory, per sfociare poi in un finale urlato in puro stile AFI.
Degna di nota è, come sempre, la grandissima prova del cantante Davey Havok, personaggio enigmatico che con il passare del tempo ha saputo guadagnarsi il titolo di icona punk americana, titolo sicuramente meritato vista la sua capacità di interpretare ogni canzone in maniera differente.
Grande impegno è stato poi riposto, come sempre, sulle liriche, oscure ed inquietanti, colme di significati nascosti comunicanti un senso di miseria e sofferenza perfettamente espresso e trasmesso dalle soluzioni sonore proposte, valorizzate maggiormente dalla buona produzione affidata a Jerry Finn.
"Decemberunderground" saprà dunque saziare diversi palati, anche i più raffinati, e può essere visto come l'ultimo tassello di un’evoluzione sonora che la band porta avanti ormai da anni, conscia delle proprie capacità e fedele alle proprie origini. Gli AFI mostrano qui il loro lato più versatile, dando vita ad un'ottima prova di classe che, anche seppur non raggiungendo i picchi del precedente album, presenta una band ispirata, che si colloca tra le più talentuose del panorama del rock alternativo odierno.
a cura di Nicoḷ Riccomagno