Adair - The Destruction Of Everything Is The Beginning Of Something New
(WARCON Enterprises, 2006)
Ogni giorno che passa la battaglia fra le band nell'universo emo si fa sempre più ardua: c'è chi si limita a copiare lo stile altrui, c'è chi tira fuori i propri assi nella manica dando vita ad album di grande valore e c'è invece chi è ancora in fase di maturazione. A quest'ultima categoria vanno ora ad aggiungersi agli Adair, formazione di St. Louis che si è già ritagliata un suo spazio in America grazie all'energia e all'intensità dei propri concerti e ad un EP autoprodotto, "The Permanent Bruise", le cui copie sono andate letteralmente a ruba ad ogni esibizione dal vivo della band. Dopo ben cinque anni di lavoro esce quindi nel 2006 per WARCON Records "The Destruction Of Everything Is The Beginning Of Something New", album di debutto del gruppo, un album certamente riuscito e vario, sicuramente destinato a conquistare altri consensi.
A dimostrazione di come band quali Thursday, Glassjaw e Finch abbiano lasciato una traccia indelebile nel panorama screamo/emo-core mondiale, anche gli Adair sembrano riuscire a coglierne appieno gli insegnamenti, molto evidenti sia nel suono delle chitarre che nella struttura delle canzoni, ma soprattutto in quella consapevolezza delle proprie capacità ed in quella ricerca di una propria strada da seguire. Caos unito a melodia, passione unita a rabbia ed aggressività unità a versi più orecchiabili fanno di questo disco un lavoro di qualità, senza alti né bassi, ma compatto in tutta la sua interezza.
Ad aprire le danze ci pensa "Barricade The Doors" che, con il suo ritornello accattivante e le sue melodie semplici ed immediate, cattura subito l'attenzione dell'ascoltatore, poi sempre mantenuta ad alti livelli, lungo tutte le tredici canzoni che compongono l'album. I momenti di massimo coinvolgimento e quelli in cui meglio si recepiscono le capacità del giovane quintetto americano non tardano ad arrivare durante l'ascolto, e già con la quarta canzone in scaletta, "I Buried My Heart In Cosmo Park", sicuramente si fanno i conti con una delle migliori canzoni dell'intero lavoro, nella quale un intreccio di chitarra degno dei Thursday migliori apre ad una linea melodica efficace ed abile nel muoversi in atmosfere sofferenti e malinconiche, in un crescendo di intensità dove il cantante Rob Tweedie dà libero sfogo al proprio animo. Proprio quest'ultimo riesce a dimostrare tutta la sua grande versatilità nell'interpretazione dei vari pezzi, lasciando trasparire le proprie emozioni e riuscendo a trasmetterle a chi ascolta, dando ulteriore voce al lavoro dei restanti musicisti, tutti dotati di buone capacità e sempre all'altezza del compito loro richiesto.
Degna di essere ricordata è anche la lunga ballata di sette minuti "The Beginning Of Something New (City Of Hope)", dove le trame sonore tracciate dalla band raggiungono il massimo livello di coinvolgimento e d'emozione, con un finale quasi epico, nel quale le melodie disegnate dalle chitarre del duo Patrick Baum incantano l'ascoltatore fino all'ultimo secondo. La dolcezza di "Separate Your Jaw", l'incipit arpeggiato di "The Prison Island" ed i cori di "The Art Of Staying Alive" sono anch'essi tutti elementi destinati a lasciare il segno, un segno sicuramente positivo e pieno di speranze, testimone di un suono che, sebbene in debito con quanto fatto in passato da altri gruppi, non presenta segni di cedimento, complice anche la buona produzione di Allan Hessler.
Con questa loro prima prova sulla lunga distanza gli Adair fanno sentire la propria voce, giocandosi le proprie carte e riuscendo nell'intento di far capire a tutti di che pasta sono fatti. La cosa che deve far sorridere è però il fatto che questo sembra essere solo l'inizio poiché, come afferma la band stessa in una sua canzone, qui si ha che fare con "The Beginning Of Something New", con l'inizio di un qualcosa di nuovo...
a cura di Nicoḷ Riccomagno