AA.VV. - Punk Goes 90's
(Fearless Records, 2006)
Ogni album della serie "Punk Goes..." si è rivelato molto divertente e soprattutto caratterizzato da una qualità di fondo che ne caratterizza ogni volta il successo e rende ogni uscita estremamente piacevole all'ascolto. Dopo aver ascoltato le migliori formazioni dell'ambiente punk/hardcore in circolazione cimentarsi in pezzi metal, in versioni acustiche dei propri successi e rivisitare gli anni '80 musicali, ora si è pensato di dare nuova vita ad alcune delle canzoni che hanno fatto la storia dei più vicini anni '90.
Certamente un'occasione da parte delle quindici band in questione di poter riproporre i cavalli di battaglia dei propri gruppi preferiti e di mettere in luce la propria capacità di re-interpretare canzoni altrui in maniera originale ed affine al proprio stile. Un compito sicuramente non semplicissimo, visto che qui vengono rappresentati gli anni del grunge di Seattle, del brit-pop e delle sonorità industrial più in voga in quel periodo: il risultato è una compilation che scivola via nell'ascolto senza annoiare, capace di divertire ed al tempo stesso di focalizzare l'attenzione sulle giovani band oggi in circolazione.
Alcuni degli artisti qui presenti hanno pensato di svolgere il proprio compito stravolgendo successi passati come, ad esempio, hanno fatto i Gym Class Heroes con "Under The Bridge" dei Red Hot Chili Peppers, rendendola forse ancora più funk-eggiante di quanto non lo fosse inserendo anche una parte hip pop in sintonia con le proprie qualità, oppure gli Starting Line con la loro versione rock-eggiante di "Big Time Sensuality" di Björk. Forse i pezzi che si ricorderanno con maggiore piacere sono però le cover realizzate dai Copeland e dai Cartel, i quali sono riusciti a non rivoluzionare troppo i pezzi a loro assegnati, rispettivamente "Black Hole Sun" dei Soundgarden e la pluri-coverizzata "Wonderwall" degli Oasis, inserendo però qua e là piccoli accorgimenti che rendono il risultato davvero piacevole ed interessante. Da segnalare anche la versione "Losing My Religion" dei REM, qui interpretata in versione screamo dai bravi Scary Kids Scaring Kids, mentre sembra poca l'inventiva presentata dai Plain White T's e dai So They Say, causa forse la struttura semplice di canzoni come "Song 2" dei Blur e "In Bloom" dei Nirvana.
Se si tralascia l'ennesima cover di "Enjoy The Silence" dei Depeche Mode ad opera degli Anberlin, di fronte alla quale viene quasi da chiedersi se sia questo davvero l'unico successo di Dave Gahan e soci, il lavoro si dimostra piuttosto vario e, pur mantenendosi nell'ambiente punk/hardcore, capace di spaziare tra diversi stili musicali, riportando alla mente le diverse scene musicali che hanno segnato un'epoca che sarà davvero difficile dimenticare. Una raccolta per i nostalgici, per quelli a cui piace ricordare il passato in modo piacevole e divertendosi.
a cura di Nicolò Riccomagno