AA.VV. - Our Impact Will Be Felt - A Tribute To Sick Of It All
(Abacus Recordings (Century Media), 2007)
"Our Impact Will Be Felt" è il titolo con il quale venti band americane affermate ed apprezzate nella scena underground, ma non solo, presentano al pubblico un modestissimo tributo alla leggendaria formazione hardcore Sick Of It All che, come lascia intendere il suo nome, vuole sottolineare quanto la band sia stata per la scena non solo newyorchese o statunitense, ma mondiale, un punto di riferimento fondamentale, una band storica dalla quale tutti i gruppi che sono venuti dopo hanno tratto ispirazione, attinto spunti e preso esempio, anche se il loro campo magari non era affatto quello dell'hardcore di stampo newyorchese (NYHC).
Ciò è dimostrato dal fatto che la maggior parte delle venti formazioni che partecipano a questo tributo non fanno dell'hardcore il genere proposto (a parte qualcuna), perché per lo più s'incontrano band metal-core, mosh-core, death-core o post screamo, che quindi di hardcore hanno solo alcune vaghe influenze, o addirittura alcune dalle attitudini chiaramente death metal, grind-core, trash metal, groove metal o speed metal, nelle quali la tendenza alle sonorità hardcore è quasi inesistente. Per non parlare poi della presenza di gruppi punk rock (o dei Suicide Machines, che si presentato come unica band con tratti ska punk), i quali, sentiti uno per uno con le loro melodie allegre e ritmate, non sembrerebbero essere stati influenzati dal duro hardcore dei Sick Of It All.
Questo può solo far pensare a quanto il quartetto newyorchese sia stato un modello di professionalità, bravura, tecnica, ma, soprattutto, grinta ed ideali per intere generazioni. Uniche formazioni di origine newyorchese incluse nel tributo sono Madball, Kill Your Idols e Most Precious Blood, delle quali solo la prima è un altro caposaldo di quel tipo di hardcore meglio definito come newyorchese; le altre sono due riconosciute band hardcore più giovani, ma che non riportano eccessivamente richiami a quel genere di hardcore chiaramente proveniente dalla Grande Mela. Qualsiasi fan dei Sick Of It All potrebbe rimanere deluso dal particolare che, Madball a parte, non si trova traccia neanche uno straccio di gruppo simile al gruppo dei fratelli Koller (quali potrebbero essere Agnostic Front, Gorilla Biscuits, Cro-Mags o Murphy's Law), ma in realtà la mancanza di queste altre datate ed amate formazioni non può far altro che incuriosire l'ascoltatore e spingerlo a lasciare almeno una chance, una sola possibilità, a band che in comune con i Sick Of It All non hanno molto, ma che si impegnano e consegnano al pubblico ottimi riadattamenti, sudati e studiati, da non prendere sotto gamba.
L'onore di aprire il maestoso tributo spetta ai Rise Against, punk rock da Chicago, che ripropongono alla loro maniera "Built To Last", tratta dall'omonimo album. Non ci potrebbe essere inizio migliore poiché i Rise Against offrono un arrangiamento molto simile al modello autentico senza per questo peccare di originalità: tocca alla stessa voce del cantante Tim McIlrath, che si fa fautore di un ottimo canto urlato, il compito di conferire al brano quel tocco magico, fornendo un‘eccellente prova canora anche nel ritornello melodico (altra novità nel pezzo). Stesso discorso per la rivisitazione della mitica "Step Down" ad opera della rivelazione degli ultimi anni, i canadesi Comeback Kid. Andrew Neufeld canta magnificamente anche se, paradossalmente, sembra avere un timbro vocale troppo tenero per interpretare un pezzo che, nella versione originale, viene cantato con una voce così roca, profonda, ma allo stesso tempo fortissima come quella di Lou Koller.
Significativa la presenza dei Madball, rielaboratori di "Give Respect", che si addice alo stile del combo ed infatti viene rivista con grande maestria. Ai Pennywise tocca invece il piacere di doversi cimentare in "My Life", la prima canzone in assoluto scritta dai Sick Of It All, e se la cavano egregiamente; non sono da meno i Bouncing Souls con "Good Lookin' Out", i quali rispettano l'incipit parlato che precede l'inizio del brano e ri-registrano anche quello con quel tocco di umorismo demenziale tipico loro che non guasta mai. Il premio per l'originalità va sicuramente ai Unearth, allegra brigata metal-core trash, che aprono "Clobberin Time" con una strimpellata di chitarra distorta e violentissima accompagnata da colpi di batteria ripetuti (non presente nella versione originale) che precede il celeberrimo giro di basso, per poi lasciare il posto al vocalist Trevor Phipps e ai suoi urli disumani da brividi.
Strano notare come il solo cantante che riesce a raggiungere la potenza vocale di Lou Koller sia l'unica rappresentante del gentil sesso della raccolta, Candace Kucsulain dei Walls Of Jericho, che regalano una "Us Vs. Them" da sogno: cattiva, cruda, decisamente hardcore. Sarà perché hanno fatto da gruppo di spalla ai Sick Of It All in un recente tour e quindi hanno avuto modo di imparare dai maestri, o qualsiasi sia il motivo, sta di fatto che quella dei Walls Of Jericho è, forse, la prova migliore sia a livello musicale che vocale, con anche i cori (tassello importantissimo per una buona riuscita di una potenziale cover di un "Us Vs. Them") che risultano quasi più decisi e aggressivi dell'originale. Una rivisitazione così a modo era difficile immaginarsela, ma non per una presunta incapacità attribuita ai Walls Of Jericho, assolutamente, ma perché emulare i Sick Of It All è alquanto complicato. Eppure tutte queste band, i Walls Of Jericho primi fra tutti, dimostrano che si può, occorre solo volontà e dedizione.
Non sembra invece troppo riuscita la prova offerta dai Sepultura che, per primi ma non ultimi, rovinano "Scratch The Surface" e la cui presenza nella compilation è quasi completamente fuori luogo, dando un tono death metal ad uno dei brani più assurdamente hardcore che non si addice per niente, sia per quanto riguarda la chitarra sia per il tipo di canto growl anziché urlato. Uguale il discorso per gli Himsa che, con una batteria troppo metal e alcune parti rallentate, anche se di poco, rovinano un altro fra i pezzi più veloci e tirati dei Sick Of It All, "Maladjusted". Anche uno dei primi gruppi grind-core, i Napalm Death, danno vita ad una composizione che molto probabilmente non piacerà ai veterani del NYHC, per, più o meno, gli stessi motivi: suoni strumentali tipicamente metal e tonalità di voce troppo lontana dall'hardcore newyorchese.
Le altre formazioni metal-core, con varie tendenze e sottotendenze che vanno dal trash al death al mosh e chi più ne ha più ne metta, se la cavano dignitosamente (ad esempio First Blood, Hatebreed, Bleeding Through), e più che dignitosamente se la cavano altre band punk hardcore, hardcore melodico e punk rock (Bane, Ignite, Stretch Arm Strong, Kill Your Idols, Most Precious Blood) fino ad arrivare a dei Suicide Machines il cui cantante Jason Navarro dà una prova di canto urlato energico che in questi anni quasi mai aveva lasciato assaggiare al pubblico nelle composizioni del suo gruppo.
Il lavoro, quindi, non può far altro che piacere agli amanti di questo tipo di produzioni, anche se l'unica vera grande pecca potrà risultare la mancanza di canzoni come "Blown Away" e "Injustice System", fondamenti del successo dei Sick Of It All a pari merito con le altre canzoni che sono state scelte dalle venti band, o pure "Take The Night Off" che, anche se è il pezzo d'apertura dell'ultimo lavoro "Death To Tyrants" (risalente al 2006 e quindi recente), è già diventata un classico dei padri fondatori del NYHC con la quale hanno iniziato tutti i concerti dall'uscita dell'album in poi, e che il pubblico canta a squarciagola da sotto il palco.
a cura di Serena Mascia