AA.VV - Punk Goes Acoustic
(Fearless Records, 2003)
Terzo episodio della fortunata saga di "cover compilation" edita da Fearless Records: dopo aver trasformato celebri pezzi metal e pop in punk, questo CD propone venti brani più o meno conosciuti reinterpretati in chiave acustica dalla stessa band che ne aveva scritta la versione originale. Comunque di gruppi propriamente punk non se ne vedono tanti, soltanto gli Strung Out che sono l'unico grande nome, e qualche altra band minore, mentre si è preferito dare spazio a molti dei maggiori esponenti dell'emo, dello screamo e del punk più melodico, dai Thursday agli Ataris, dai Thrice ai rimpianti Grade.
I primi ascolti sono davvero difficili perché questa compilation si presenta molto ostile, e si fa fatica a non annoiarsi in quanto le canzoni hanno quasi tutte lo stesso schema (cioè una melodia vocale sopra ad accordi di chitarra acustica più o meno elaborati, mentre solo in poche eccezioni si possono sentire un ritmo di batteria o qualche altro strumento "unplugged") e soprattutto i brani non riescono ad entrare in testa: in certi casi infatti si conosce già la canzone, e la versione acustica, spesso diversa dalla versione originale, le prime volte non convince; oppure non si conosce il brano in questione, ed essendo questo poco orecchiabile per via della spoglia strumentazione, si stenta ad assimilarlo. Però, dopo un po' di attesa paziente e dopo un po' di ascolti in piccole dosi (una quantità eccessiva, specie i primi tempi, porta immancabilmente sonnolenza), ogni sforzo viene ricompensato, e tutto finalmente appare come lo si era desiderato: non più un'opera noiosa e monotona in generale ma composta da tante belle canzoni prese singolarmente, ma un insieme di piccoli capolavori piacevoli da canticchiare e da ascoltare catturati in un CD carico di melodie in prevalenza molto tristi e cantate con sofferenza e trasporto da parecchie delle voci più apprezzate della scena. Alla fine dei conti le bocciature sono poche, la più deludente ed inattesa proprio quella degli Strung Out, che propongono una struggente "Velvet Alley", soporifera e spentissima; le sorprese più gradite sono Rufio, Strike Anywhere, From Autumn To Ashes (che riescono a confermare stupenda "Chloroform Perfume" anche senza distorsioni) e Rise Against che si dimostrano in grado di scrivere anche un'ottima ballata. Ma è anche impossibile non rimanere coinvolti dalle rivisitazioni acustiche di Finch e Taking Back Sunday, che offrono due dei loro pezzi più amati e famosi (ma quanta fatica per farseli entrare in testa…), oppure, anche se le canzoni non sono entusiasmanti, basta riconoscere le familiari voci di Kris degli Ataris o di Geoffrey dei Thursday, ad esempio, per apprezzare il brano. E a portare novità nell'aria spuntano a proposito Yellowcard e Noise Ratchet, che hanno aggiunto la batteria movimentando le acque, e gli stupefacenti Piebald, autori di una canzone che riporta ad altri tempi ed altre musiche con tanto di armonica a bocca. Per chiudere in bellezza, verso la fine esce dalle casse anche l'indimenticata voce di Kyle Bishop e dei suoi Grade, che arrivano a puntino per confermare, se ce ne fosse stato bisogno, che la Fearless ha centrato un altro buon lavoro.
a cura di Carlo