AA.VV. - Alternative South
(Angus Records, 2005)
Come spesso accade nella scena italiana, la Angus Records propone come sua prima uscita una compilation volta alla promozione di gruppi emergenti. Questa della Angus s'intitola "Alternative South", "sud alternativo", e non poteva esserci titolo migliore, visto che tra i suoi 18 brani la stra-grande maggioranza sono interpretati da formazioni meridionali (principalmente della scena pugliese, quella dalla quale emerge la Angus stessa) e che i generi toccati sono i più disparati, non meglio classificabili collettivamente che come alternativi.
Vengono riuniti infatti in questa compilation stili musicali molto differenti, che difficilmente si possono trovare insieme in altre produzioni. Se è infatti comune riunire punk, hardcore e ska in un'unica raccolta perché facenti parte di scene sovrapposte, raramente è capitato di vederli accostati a grunge, nu metal, crossover e persino hip hop ed elettronica, come invece accade in questa opera targata Angus. Questo potrà fare storcere il naso a molti, sia da una parte che dall'altra, ma dimostra quanto la scena sotterranea al sud sia più unita che da altre parti e come queste "altre parti" dovrebbero trarne insegnamento perché, oltre a portare solo giovamenti, porta anche compilation interessanti come questa. Certo, la qualità di registrazione lascia spesso a desiderare, e gli arrangiamenti possono sembrare a volte banali, ma in generale il prodotto è ben riuscito e soprattutto variegato, non stancando già a metà disco per la scarsezza di soluzioni offerte.
Anche tra brani che si rifanno allo stesso stile sono poi passate in rassegna varie sfumature, e così si passa agevolmente dallo ska spensieratissimo dei Beltrame a quello poetico dei Jolaurlo e da quello Vallanzaska-no e realista dei Nitrophoska a quello punk-eggiante dei NoFace, oppure dal classico punk rock dei bravi Black Out a quello più contaminato di altre influenze dei B.b.a. e Lav, il tutto intramezzato dall'hip hop delle consuete rime stupefacenti (ed informatiche, in questo caso) di Giggio e dal folk punk dei geniali Malaussène, che tanto ricordano i Gogol Bordello. C'è poi la massiva componente del grunge/crossover/nu metal, che è forse quella più ampiamente rappresentata e forse anche per questo la più estesa sulla scala della qualità, proponendo brani pressoché inutili di formazioni come Beirut e Logan contrapposti ad altri pregevoli come quelli di Milkshaker (gli unici stranieri tra l'altro, dalla Svizzera), Ushuaia e soprattutto Kerygma, che fanno registrare la loro presenza con "Mediterraneo", pezzo splendido per coinvolgimento, carica, riflessività, musicalità ed esecuzione. Piuttosto coinvolgenti anche i pezzi di Stonecutters, Cosmica e Hic Niger Est, mentre quello pseudo-elettronico di chiusura di fAb non ha senso di esistere.
Complessivamente la compilation risulta quindi essere interessante, non solo perché propone un certo numero di brani veramente validi, ma anche perché consente di farsi una buona idea sulla scena della zona campano-pugliese, scoprendo una serie di buone formazioni praticamente sconosciute al di fuori della realtà locale.
a cura di Giamma