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Tracklist:

  1. Hang 'Em High
  2. Contagious
  3. The Annexation Of Puerto Rico
  4. The Art Of Sharing Lovers
  5. The Collision
  6. Trigger Happy Tarantula
  7. Eager Cannibals
  8. Life In a Museum
  9. Stare At The Air
  10. Static Slumber Party
  11. Mechanical Hearts

A Static Lullaby - A Static Lullaby
(Fearless Records, 2006)

La storia degli A Static Lullaby è simile a quella di molte altre band: un album di debutto discreto, "…And Don't Forget To Breathe", che mostrava comunque delle buone aspettative per il futuro, ed un secondo album deludente come "Faso Latido", in cui la band si presentava davvero a corto di idee ed argomenti. La cosa che restava dunque da fare era riuscire a realizzare un album in grado di rimediare alle critiche negative ottenute con l'ultimo lavoro e di far dimenticare quanto fatto in precedenza, delineando una nuova strada, un nuovo percorso da seguire.

Sicuramente un'impresa non facile, se si conta anche il fatto che il gruppo ha perso nel tempo intercorso tre elementi importanti (chitarrista e bassista hanno lasciato la band per contrasti interni mentre il batterista ha deciso di dedicarsi agli studi), lasciando il cantante Joe Brown ed il primo chitarrista Dan Arnold soli e di fronte alla scelta se continuare o meno questa esperienza. Da premiare dunque il coraggio e la voglia dei due di continuare, di provarci ancora, di mettersi nuovamente alla prova. Trovati i tre rimpiazzi (il chitarrista John Death, il bassista Dane Poppin ed il batterista Jarrod Alexander) e ritornati al produttore del loro disco d'esordio, Steve Evetts, esce dunque questo nuovo album omonimo per Fearless Records, album che, comunque, con tutti i suoi buoni propositi, non convince pienamente e forse non riesce a rimanere impresso come invece si sperava.

Rispetto al passato è stato però fatto un grosso passo avanti, infatti grande parte delle tracce dell'album presenta elementi interessanti ed efficaci i quali però, complici forse una comprensibile e non ancor pienamente raggiunta sintonia con i nuovi componenti ed una produzione di certo non sempre impeccabile, sembra non siano stati sfruttati nella giusta maniera, lasciando un po' di amaro in bocca visto che, probabilmente, una maggiore attenzione sui particolari e sulle piccole cose avrebbe portato ad un risultato sicuramente migliore e più soddisfacente. Non tutte le capacità, soprattutto dei nuovi membri, sembrano essere state sfruttate appieno ed il risultato non è un suono unico e differente come il quintetto di Chino Hills auspicava, ma uno screamo misto hardcore che ricorda molto quello degli esordi, per nulla originale ed ancora troppo legato ai canoni del genere.

Gli stessi intrecci vocali presenti nelle undici canzoni dell'album non presentano nulla di nuovo, dove lo stile urlato in alcuni punti si presenta troppo lineare e forse più dedito al growl che allo screamo, mentre le parti melodiche, seppure siano riuscite ad allontanare in parte lo spettro di Daryl Palumbo (voce di Glassjaw ed Head Automatica) che aleggiava nelle precedenti prove, non riescono ancora ad emozionare veramente l'ascoltatore. Le melodie presenti in alcune canzoni come "The Art Of Sharing Lovers" e "Eager Cannibals" sono anche davvero ben riuscite ma, per un qualche motivo, forse da ricercarsi nel modo stesso in cui i pezzi sono strutturati ed interpretati, non riescono a spiccare il volo ed a rimanere veramente impresse.

Forse è proprio questa ostinata ricerca verso la creazione di un suono personale e distintivo che penalizza la band, la quale sembra molte volte complicarsi la vita, scegliendo in alcuni casi la strada più difficile quando invece sarebbe meglio optare per soluzioni più immediate e semplici, anche perché, come la stessa storia insegna, non sempre le soluzioni più complesse ed articolate si rilevano le più efficaci. Sicuramente, però, la batteria martellante dell'iniziale "Hang 'Em High", gli arpeggi presenti in "The Collision" e l'assolo finale di "Mechanical Heart" sono tutti elementi che, senza far gridare al miracolo e senza comunque lasciare un segno indelebile, faranno apprezzare il disco ai fan di band come Atreyu, Funeral For a Friend e Story Of The Year.

"A Static Lullaby", seppur senza brillare per originalità e qualità, non è un brutto lavoro e riesce comunque nell'intento di tracciare una strada che forse può portare in futuro ad un'evoluzione nella musica della formazione, raggiungendo dunque la piena sufficienza e con il solo rimpianto che forse, con qualche piccolo accorgimento in più, il risultato sarebbe potuto essere ben diverso.



a cura di Nicoḷ Riccomagno


Genere:
nu screamo, nu emo-core

Provenienza:
Chino Hills, California, U.S.A.

Line-up:
Joe Brown (voce)
Dan Arnold (chitarra)
John "Death" Martinez (chitarra)
Dane Poppin (basso)
Jarrod Alexander (batteria)

Sito Web
www.astaticlullaby.com