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Data:
13 maggio 2006
Luogo:
Transilvania - Milano
Prezzo del biglietto:
€ 16,00

Thrice + Hundread Reasons + The Valley Arena

E' un pomeriggio sereno quello che si apre su Milano al nostro arrivo, nonostante l'ora tarda. Rifocillati dopo il viaggio, siamo già davanti al locale, aspettandoci, alla stregua di quanto successe con i Dropkick Murphy's, già un folto numero di fans pronti ad entrare. Con sorpresa invece notiamo che il locale, ancora chiuso, è circondato da poco più di una decina di persone, a cui ci uniamo nell'attesa dell'ingresso. Passata circa una mezz'oretta, dopo il soundcheck dei gruppi, il Transilvania apre i battenti e si entra.

The Valley Arena
Circa una mezz'oretta dopo l'ingresso nel locale inizia l'esibizione degli statunitensi Valley Arena; è un vero peccato che a sentirli ci fossero circa una quarantina di persone, perché il gruppo dimostra di saperci fare, attraverso un sound complesso e fuori degli schemi, che attinge tanto dall'indie rock quanto da quel brit rock'n'roll così in voga oggi, proposto però in maniera originale ed innovativa. La voce del cantante è melodica ma molto particolare, ed anche la presenza scenica è decisamente buona. La band esegue molto bene i brani, i suoni sono abbastanza buoni ed il pubblico presente sembra apprezzare, anche se predomina l'attesa per i prossimi gruppi. Un'esibizione la loro tutto sommato onesta, senza sbavature, che lascia ben sperare per il futuro.

Hundred Reasons Erano in molti ad aspettare la sempre più nota band britannica, autrice di un ultimo album, "Kill Your Own", di ottima qualità. Il pubblico è quindi più numeroso, anche se il locale fatica a riempirsi; dalla prima nota del concerto la band, dedita ad un rock corposo di influenze americane (Foo Fighters su tutti), riesce a smuovere il pubblico, attraverso le loro canzoni migliori, suonate molto bene. I suoni sono pressoché perfetti, con riscontri positivi soprattutto per ciò che concerne la potenza sonora della chitarre. La voce del cantante non è però al cento per cento, forse perché questa è l'ultima data del tour, ma comunque si sforza, dimostrando caparbietà. Particolarmente buone le interpretazioni di "Kill Your Own" e del singolo "The Perfect Gift", che vengono ricevute ottimamente dal pubblico. La band regala quindi 45 minuti di buona musica, cercando di coinvolgere il pubblico che piano piano accorre al locale, aspettando gli headliner.

Thrice
Dopo 20 minuti di cambio palco – durante i quali si notano peraltro la preparazione di candele ed incenso - ed in cui il locale si riempie, salgono i Thrice, aprendo con il singolone "Image Of The Invisibile", estratto dall'ultimo album "Vheissu". I suoni sono passabili nel complesso, anche se l'impatto sonoro è sicuramente inferiore a quello degli Hundred Reasons, mentre le chitarre mancano forse di medi. L'impegno del gruppo smussa un po' questi problemucci, regalando molte tracce dell'ultimo lavoro come "The Hearth Will Shake" e "Atlantic", caratterizzate da atmosfere più cupe e psicologiche, con molti inserti di pianoforte ed arrangiamenti elettronici (per questi Teppei Teranishi si dimostra, oltre che superbo chitarrista, anche un ottimo pianista): non tutto il pubblico sembra comunque apprezzare queste ultime composizioni, mentre al suono delle vecchie hit, quali "Silhouette", "The Artist In The Ambulance" e "Deadbolt", scoppia sempre un esagitato pogo.
Da segnalare, per dover di cronaca, il presunto svenimento del cantante Dustin Kensrue durante la parte conclusiva di "For Miles", che non ha compromesso però nulla al resto del concerto, anche perché nel finale si fanno ancora notare la pregevole esecuzione del nuovo singolo "Red Sky", molto introspettivo, e la nota "Stare At The Sun", a cui è affidata la conclusione del concerto.
Un esibizione certamente apprezzabile quella dei Thrice, ma che delude sotto due aspetti: la durata (circa un'oretta, poco più degli Hundred Reasons) - giustificabile comunque in parte per la stanchezza visibile tra tutti i membri del gruppo - ed i suoni, che mancavano di pulizia e impatto. Tuttavia, i pezzi suonati dal vivo trasmettono sicuramente tanto, soprattutto le ultime composizioni come "Atlantic" o "Of Dust And Nation", che da sole valgono il prezzo del biglietto.

Un concerto quindi in definitiva buono, in cui le band hanno suonato sicuramente bene, coinvolgendo i presenti; tuttavia, l'esiguo pubblico presente, la stanchezza generale dei musicisti ed alcune pecche nei suoni hanno impedito di dare di più ad una serata che sicuramente avrebbe potuto.

a cura di Giulio