This Is a Standoff + ActionMen + Another Fuckin Pizza
Passano per la prima volta in Italia i This Is a Standoff, una formazione composta da due ex componenti degli ormai defunti Belvedere (un gruppo che forse non ha mai ricevuto le onorificenze che avrebbe meritato) formata con l'intento di rivitalizzare la semi-ibernata scena hardcore melodica mondiale. Con il loro primo album "Be Excited" sembrano avere prodotto un lavoro in grado di raggiungere lo scopo, ora è il caso di testarli dal vivo in questa ultima data del loro tour europeo, che si svolge al Rock Planet di Pinarella di Cervia (Ravenna).
Another Fuckin Pizza
Ad aprire la serata ci pensa un gruppo emergente proveniente dalla vicina Ravenna che si fa conoscere sotto il quantomeno bizzarro nome Another Fuckin Pizza. Come di sovente accade il gruppo comincia a suonare non appena, verso le 23:00, vengono aperti i cancelli e pertanto solamente alcuni hanno la possibilità di vedere una buona porzione della loro esibizione. Nonostante ciò, il gruppo sostiene che il numero di spettatori presenti durante il loro show sia superiore alla media dei loro concerti, il che la dice lunga sulla platea di cui dispongono. Di certo il gruppo è giovanissimo e si dimostra pertanto anche pressoché inesperto sul palco, con il solo chitarrista Delo che cerca di interagire col pubblico, sebbene appaia di tanto in tanto quasi imbarazzato nel farlo, non a proprio agio.
La formazione propone un hardcore di vecchia scuola distinto dalle buone evoluzioni del batterista Daniel, che guida con sapienti ritmiche il lavoro degli altri componenti della formazione, comunque autori anch'essi di una buona prova tecnica. Anche il cantante Paolo dimostra di avere una buona voce, sebbene al di fuori delle liriche dei testi delle canzoni non spiccichi parola. In una mezz'oretta il gruppo lascia il posto alla seconda band in scaletta.
ActionMen
Decisamente più esperti sono gli ActionMen, anch'essi provenienti dalle vicine Ravenna e Cesena, che possono vantare anche un album pubblicato in Nord America, Giappone e Regno Unito. Lo stato della scena italiana viene bene evidenziata dalla condizione di questo quartetto, che può vantare di avere il proprio "The Game!" licenziato ufficialmente in tre continenti ma non nella propria patria, dove può essere acquistato unicamente tramite il gruppo.
La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che la band rappresenta sicuramente una delle migliori realtà della scena punk/hardcore italiana odierna, producendo musica di qualità e dimostrandosi eccelsa anche dal vivo, facendo sfoggio di una tecnica invidiabile e di una capacità di intrattenere fuori dalla norma, anche in confronto a blasonate formazioni di livello mondiale. I quattro ragazzi si fanno infatti autori di una prova memorabile, suonando in modo impeccabile, con precisione estrema, e riuscendo a divertire anche chi non li conosce.
Che durante la loro esibizione ci si sarebbe divertiti si era potuto intuire sin da quando il cantante Libe è salito sul palco, tra l'altro con molta nonchalance, in perizoma leopardato e maglietta. Il gruppo diverte e si diverte, sfoderando una dopo l'altra tutte le proprie gemme e le proprie gag con bravura assoluta, interagendo continuamente col pubblico e - cosa ancora più importante - in maniera mai banale. La musica proposta dalla band è senz'altro poliedrica, passando da ritmiche hardcore a pezzi punk rock a momenti più pacati a, addirittura, cori in growl ad opera del chitarrista Teo. La voce del cantante Libe è estremamente potente anche dal vivo, forse ancora più che su disco, una caratteristica più unica che rara, e lui si esibisce saltando e facendo spesso sfoggio di un ottimo "lancio della gamba". Alla batteria, incisa in "The Game!" dal talentuoso Pinna, fa la sua porca figura il temporaneo Simone Perini degli Standing Still, che non fa assolutamente rimpiangere il blasonato uomo delle pelli degli Hormonauts (oltre che, un tempo, di Meanwhile e Naftalina). Lo stile della band è molto simile a quello dei Guttermouth, sia per la tipologia e la camaleonticità della sua musica che per l'attitudine scanzonata e quasi cabarettistica delle sue esibizioni live.
L'apice del cabaret viene però raggiunto a fine esibizione, quando Libe si toglie la maglietta mostrando di non indossare un semplice perizoma, bensì un perizoma-canotta che mette in mostra tutto il suo corpo villoso. E, quando meno te l'aspetti e pensi che tutto ciò che c'era da vedere è già stato visto, ecco che anche Teo si toglie i calzoncini e la maglietta con i quali si era sinora esibito mostrando di indossare sotto sotto un tubino da donna, anch'esso rigorosamente leopardato, ed ostentando - volontariamente - più e più volte di non indossare biancheria intima. Da segnalare durante questa gag la partecipazione alla chitarra di John Meliche dei This Is a Standoff, così come prima era accaduto per "O.W.T.S.", la rivisitazione della celebre "Oh When The Saints", con il batterista dei This Is a Standoff, Graham Churchill, che si era esibito alla voce prima e dietro le pelli poi, per il pezzo successivo.
Gli ActionMen se ne vanno tra gli applausi di un pubblico divertito, lasciando così il posto ai This Is a Standoff.
This Is a Standoff
Il pubblico al quale si trovano di fronte i This Is a Standoff, nonostante sia sabato, non è certo quello delle grandi serate, con addirittura la pista da ballo semi-vuota. Su questo pesa certamente il fatto che, anche in questo caso, il quartetto canadese non può vantare di avere il proprio album "Be Excited" ufficialmente licenziato e promosso in Italia, cosa invece avvenuta anche in numerosi paesi europei… Il gruppo sfodera comunque una buona esibizione carica di passione ed energia nonostante sia questa ormai l'ultima data del tour, snocciolando uno dopo l'altro tutti i brani del suo repertorio. Il pubblico salta e si diverte sull'onda dei migliori brani di "Be Excited" quali "Better Than All Of Us", "Where I Can't Be Heard", "Climb The Ladder" e "Affliction", interpretati ottimamente dal quartetto.
Alla batteria cattura l'attenzione Graham Churchill, che picchia veramente duro sulle pelli facendo tremare ad ogni colpo inferto il suo strumento, ribaltando e spostando più di una volta i piatti. Sul finire dell'esibizione è lo stesso Simone Perini degli ActionMen ad esibirsi per una canzone alla batteria sotto lo sguardo divertito di un Graham Churchill che riesce a non fare rimpiangere, prima che per l'ultima canzone si scateni il delirio sul palco con tutti i componenti sia dei This Is a Standoff che degli ActionMen a fare baldoria, scambiandosi gli strumenti per esibirsi in una caotica versione di "Linoleum" dei NOFX.
Tirando le somme, sembra quasi il caso di dire che siano stati gli ActionMen i veri mattatori della serata (giocando anche in casa), nonostante anche i This Is a Standoff abbiano intrattenuto con un'ottima esibizione.
a cura di Gianmaria Gasperoni