Homepage Biografie Recensioni Live Report Interviste Contatti Links
Data:
4 maggio 2006
Luogo:
Rainbow Club - Milano
Prezzo del biglietto:
€ 16,00

No Use For a Name + The Lawrence Arms + Versus The World

E' un pomeriggio caldo, quello che ci accoglie a Milano: sono le tre ed arriviamo puntuali davanti al Rainbow per le varie interviste. Il locale ovviamente è ancora vuoto, a parte qualche addetto ai lavori, le band e i vari tecnici. Eseguite le interviste, dopo pausa cibo, verso le 8:00, il locale inizia a riempirsi: entriamo e lo show inizia.

Versus The World
E' un peccato che a sentire i Versus The World, gruppo californiano dedito ad un emo-rock melodico e ben fatto, ci siano solo non più di una quarantina di persone. Il gruppo sicuramente è ancora poco conosciuto, causa giovane formazione e scarsa visibilità, e sottovalutato. La loro mezz'ora o poco più di concerto scorre via velocemente: la qualità sonora è abbastanza buona, quella esecutiva ottima. I pezzi rendono a dovere dal vivo, grazie all'incredibilmente potente e melodica voce del cantante Donald Spence ed è impossibile non farsi prendere da canzoni come "Don't Let Go", "Ghost In The Battle" o "If I Died", tutte eseguite perfettamente. La band, distintasi già prima dell'esibizione per l'allegria e l'umiltà con i fans, regala quindi uno spettacolo di alta qualità e solo in alcune rare situazioni, causa acustica non troppo curata, i pezzi subiscono qualche lieve calo. Il pubblico ha sicuramente apprezzato anche se, prima dell'esibizione, ben pochi conoscevano la band californiana, e, infatti, i loro pezzi sono stati cantati da una decina di persone al massimo. In conclusione un ottimo show da una band ancora troppo poco conosciuta, ma che meriterebbe un successo pari a formazioni ben più blasonate.

The Lawrence Arms
Dopo un breve cambio palco, durante il quale il pubblico aumenta di numero, pur senza ancora riempire il locale, i Lawrence Arms da Chicago si presentano sul palco, porgendo subito la loro follia ed allegria unita al loro atipico punk rock fatto di pezzi aggressivi, di pezzi più calmi e di stacchi repentini. La loro esibizione è accompagnata da un'acustica sicuramente buona, che permettono ai brani di rendere al meglio. La band regala numerose canzoni estratte dall'ultimo lavoro "Oh! Calcutta!", come il singolo "The Devil's Takin' Names", "Are You Yet Margaret? It's Me God" e "Key To The City", ma non disdegna neanche di suonare i pezzi che li hanno resi celebri. Il pubblico non è dei più calorosi e gli accenni di pogo sono rari, ma sembra comunque apprezzare il pazzo trio americano, muovendosi e cantando qualche pezzo. Uno show quindi buono, in cui la band si muove e si diverte, dimostrando il proprio stato di forma.

No Use For a Name
Il Rainbow, durante il medio cambio palco, si riempie praticamente tutto: è infatti la volta degli headliners, i No Use For a Name. La band californiana, portabandiera dell'hardcore melodico californiano in tutto il mondo, entra e a partire da "Not Your Savior", pezzo d'apertura, sbriciola velocemente le sue canzoni più famose, eseguendole tutte in modo praticamente perfetto. Il quartetto infatti sembra in gran forma e l'esibizione di pezzi come "International You Day", "Coming Too Close" e "Friend Of The Enemy" sembrano dimostrarlo. L'acustica è perfetta, potente e precisa, senza nulla togliere alla melodia. Dell'ultimo album, "Keep Them Confused", uscito lo scorso anno, la band regala solamente la stupenda "Part Two", "Black Box" ed il singolo "For Fiona", mentre il resto dell'esibizione è tutto volto a valorizzare i pezzi storici. Il pubblico questa volta è scatenato e il pogo è presente dall'inizio alla fine del concerto, e tutti cantano a squarciagola i pezzi che la band esegue in modo impeccabile. Non mancano neanche i pezzi più datati come la classica "Justified Black Eye", "The Answer Is Still No", l'incredibile "On The Outside", "Invincibile" o "Soulmate", dove la band si dimostra precisa e pressoché perfetta. L'esibizione scorre via velocemente - come non potrebbe, d'altronde – alternando momenti più tirati a pezzi più inaspettati ("Life Size Mirror", "Nailed Shut" e "Pre-meditated Murder" su tutte) a momenti più intimi e d'atmosfera ("Room 19"); l'esibizione sembra dunque finire, ma accompagnata dagli insistenti cori del pubblico, la band torna regalando gli ultimi tre brani, due dei quali totalmente inaspettati: la cover natalizia di "Fairytale Of New York" e quella famosa di Bob Marley, "Redemption Song", durante la cui esibizione il pubblico è ormai in delirio. La chiusura è poi affidata alla celebre "Let Me Down", canzone storica della band, che conclude la bella serata. Un concerto quindi ai massimi livelli, che mostra dei No Use For a Name che, nonostante l'età, risultano più in forma che mai. I loro pezzi in studio sono strepitosi, ma dal vivo riescono veramente a dare il massimo, regalando emozioni durante tutta la durata dell'esibizione.

Un ottimo show, sicuramente, in cui si sono alternate tre band estremamente valide ed in forma, che ha il suo unico neo nella carenza di pubblico nei primi 2/3 dell'esibizione. La serata è stata comunque estremamente divertente e di qualità, ripagando ampiamente i soldi spesi.

a cura di Giulio

Tornano in Italia i No Use For a Name per due date, Bologna e Milano. L'ultimo loro lavoro "Keep Them Confused" ha suscitato pareri contrastanti, dividendo tra chi preferiva il gruppo quando il suo sound era un po' più pesante e chi ha accolto questo ultimo disco con parere positivo, contento della prosecuzione di un discorso incentrato su un crescendo di melodia iniziato con "More Betterness!" nel 1999. Luogo dell'esibizione della serata di Milano è il Rainbow Club, anche se inizialmente era prevista come location il Rolling Stone, concesso però poche settimane prima di questo concerto alla ex Skunk Anansie, Skin. Come gruppi di supporto sono presenti gli ormai notissimi al pubblico italiano Lawrence Arms e i quasi sconosciuti Versus The World.

Versus The World
Sono circa le 20:20 e sul piccolo palco dell'altrettanto piccolo Rainbow salgono i Versus The World. Sono un gruppo formatosi solo lo scorso anno e provengono da Santa Barbara in California, hanno pubblicato un disco, omonimo, alla fine di settembre dello scorso anno per la Kung Fu di Joe Escalante e Warren Fitzgerald dei Vandals, scuderia musicale che ha sempre supportato valide band. I quattro californiani propongo un pop punk melodico non troppo distate dallo stile dei No Use For a Name, con ritmiche veloci e tanta melodia. Il locale è ancora semivuoto, ma i pochissimi presenti sembrano apprezzare questo nuovo combo americano. La loro performance dura una buona mezz'oretta, esibizione dignitosa senza né alti né bassi. Da rivedere.

The Lawrence Arms
Tempo un quarto d'ora per i cambiamenti di strumentazione sul palco ed alle 21:00 da poco passate ecco i Lawrence Arms, trio di Chicago attivo dal 1999. Freschi della pubblicazione, avvenuta due mesi fa, del loro ultimo album "Oh! Calcutta" da parte della Fat Wreck, suonano anche loro per poco più di trenta minuti, coinvolgendo non poco il pubblico, che col passare del tempo aumenta sempre di più al Rainbow Club. Vengono proposti per lo più brani tratti dall'ultimo disco, ma c'è anche spazio per l'esecuzione di pezzi più datati. Un'esibizione senza dubbio soddisfacente rispetto a quella che tennero un anno fa supportando i Millencolin sempre a Milano: in quel caso avevano un po' deluso, qui invece appaiono più vogliosi e coinvolgenti, interloquendo spesso col pubblico, col cantante e bassista Brendan Kelly che chiede anche dell'hashish ai presenti.

No Use For a Name
Passano venti minuti circa dalla conclusione dell'esibizione dei Lawrence Arms ed ecco salire sul palco alle 22:00 esatte gli ospiti più attesi della serata, i No Use For A Name. Il locale non è colmo come qualcuno s'aspettava, dati la notorietà del gruppo e la ridotta capienza del Rainbow Club. La partenza, affidata a "Not Your Savior" (brano tratto da "More Betterness!"), è di impatto notevole, e si prosegue proponendo ovviamente brani dell'ultimo disco come "Part Two" e il singolo "For Fiona". Il pubblico poga e urla tutti i brani della formazione californiana, anche se si può facilmente notare come vengano meglio accolti i pezzi dei dischi precedenti, raggiungendo con pezzi come "Invincibile", "Dumb Reminders" o la bellissima "Soulmate" il delirio più totale. L'esibizione scorre velocemente, le canzoni sono intervallate dai canonici saluti, ringraziamenti e tipiche moine tipo "siete il pubblico migliore del mondo", ma loro appaiono in grande forma; Tony Sly sembra non sbagliare un colpo, anche se spesso la sua stessa voce viene sovrastata da quella della folla milanese, Matt Riddle al basso è scatenato più che mai, ma anche David Nassie alla chitarra e Rory Koff alle bacchette appaiono molto attivi.
I quattro californiani proseguono alternando vecchi cavalli di battaglia come "The Answer Is Still No", "Straight Form The Racket", "Life Size Mirror" e "Coming Too Close" a brani recenti come "International You Day", "Friends Of The Enemy", tratti da "Hard Rock Bottom", e "Black Box", preso invece dall'ultimo disco "Keep Them Confused". Dopo "Justified Black Eye" i quattro abbandonano il palco per tornarci due minuti dopo per i bis, proponendo una "Fairytale Of New York" in cui il bassista Matt Riddle fa le veci di Cinder Block dei Tilt (che nella versione su disco duetta alla voce con Tony Sly), una "Let Me Down" con coro cantato dal pubblico e la cover di "Redemption Song" di Bob Marley, presente in "Leche Con Carne", rivisitata in chiave punk rock.

Il concerto finisce alle 23.15, dunque un'ora e un quarto di ottima musica. Niente da dire, è stato un concerto ampiamente positivo, ben suonato, ben organizzato, nel quale non si riescono a trovare grossi aspetti negativi, tranne che, come al solito, per il servizio d'ordine (?); spiace vedere addirittura un addetto alla sicurezza che rincorre un ragazzo in mezzo al pubblico, lo prende e gli dice "ci vediamo fuori che ti rompo"… Cose che succedono troppo spesso ormai.

a cura di Piero



Versus The World



The Lawrence Arms





No Use For a Name



Fotografie a cura di P8a

Versus The World



The Lawrence Arms



No Use For a Name