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Data:
19 ottobre 2003
Luogo:
Rock Planet - Pinarella di
Cervia (RA)
Prezzo del biglietto:
14 €

No Use For A Name + Bigwig + Irish Car Bomb

La differenza di esperienza tra le band di questo tour viene data dai numeri: questo nei No Use For A Name è qualcosa come il loro dodicesimo (o giù di lì) tour europeo, mentre per Bigwig e Irish Car Bomb questa è la loro prima volta nel Vecchio Continente.

Irish Car Bomb
Salgono sul palco piuttosto presto gli Irish Car Bomb, prima delle 10, ma il pubblico è già quello delle grandi occasioni, nonostante sia pure domenica e domani sia giorno lavorativo. Questo quartetto suona un buon punk rock riuscendo bene a mischiare la ruvidità del genere prima maniera con la raffinatezza della sua evoluzione: i ritmi non sono certo al cardiopalma, ma la batteria, che oggi ha anche un bel suono pieno, si fa sentire scandendo i tempi e riempiendo il suono, spiccando sia sopra al basso che alla chitarra, e quest'ultima non lascia mai tregua, non essendo praticamente mai impegnata in riff ed abbellimenti, ma sempre determinata a fare sentire la sua distorsione. La tenuta del palco di per sé non è eccezionale, ma è bello vedere come tutti quattro si cimentino nel cantato, a volte da soli, a volte in coro, e tutti con una voce roca piuttosto simile che di rado si cimenta in qualcosa di veramente melodico. Gli Irish Car Bomb suonano poco, una mezz'oretta, ma in fondo il loro compito è quello di scaldare gli animi e preparare la strada alle altre due band, che sono sicuramente quelle che hanno spinto gli spettatori a venire oggi e spendere 14 euro senza nemmeno una consumazione.

Bigwig
Prima volta in Italia per i Bigwig del New Jersey, nonostante siano attivi dalla metà degli anni '90 e contino in patria centinaia di concerti: buona parte del pubblico sembra conoscerli e molta altra apprezzarli, smentendo così chi credeva che la folla fosse tutta lì per i No Use For A Name. I Bigwig sono da poco tornati un trio (lo erano già stati per il primo anno della loro esistenza), in seguito all'ennesimo cambiamento di formazione che da sempre perseguitano la loro carriera ma che di certo non hanno minato la qualità delle prestazioni del gruppo, nemmeno dal vivo. Infatti nonostante la perdita di una chitarra, il suono dei Bigwig non è lo stesso poi così "incompleto" come si potrebbe pensare, nemmeno quando Tom, l'altissimo cantante, chitarrista, compositore e fondatore della band, si impegna in quei fantastici assoli di chitarra che fanno accapponare la pelle e così tanto presenti nelle loro canzoni, ma soprattutto nel loro ultimo album "An Invitation To Tragedy". I Bigwig mettono su un bello show, potente ed energico, anche se ovviamente anche in questo caso sul palco non c'è un gran andirivieni, un po' per le ridotte dimensioni dello stesso, un po' perché sia Brent (il bassista) che Tom sono "legati" dal filo dei loro strumenti, e soprattutto quest'ultimo è in un modo o nell'altro sempre impegnato, vuoi per un assolo (e i suoi sono impegnativi), vuoi per urlare. Batteria a tutto spiano, chitarre veloci e voce al limite del melodico caratterizzano infatti il suono di questo gruppo, che propone un buon numero di pezzi tratti dai loro ultimi due album ed anche qualcuno dal loro primo "Unmerry Melodies". E nel mezzo, una divertente rielaborazione de "Il Ballo Del Qua Qua" con un "oi! oi! oi!" al posto di "qua qua qua". E ora largo ai No Use For A Name.

No Use For A Name
La storica band californiana (attiva dal 1987) sale sul palco al coro "No Use, No Use" e loro non deludono proponendo pezzi presi da un po' tutti i loro ultimi successi, da "On The Outside" e Invincibile" (tratti da "Making Friends") a "Not Your Savior" (di "More Betterness") alle più recenti "International You Day" e "Friends Of The Enemy" dell'ultimo lavoro "Hard Rock Bottom", senza trascurare nemmeno qualche pezzo ancora più datato. E non deludono nemmeno dal punto di vista della prestazione, visto che l'esecuzione è praticamente identifica a quella che si sente su disco: la voce di Tony Sly è bellissima e melodica come poche altre, Rory Koff picchia i tamburi ad una velocità impressionante senza perdere un colpo, e Matt Riddle (che finalmente ha iniziato a dimagrire) e Dave Nassie rispettivamente al basso e alla chitarra fanno la loro parte con pignoleria; quest'ultimo ad un certo punto si diletta anche nello suonare un riff con la chitarra dietro al collo, eseguendolo come se suonasse il suo strumento nel verso giusto. I No Use For A Name suonano per un'oretta, poi c'è una pausa (con tanto di spegnimento di luci) in cui sembra che vogliano smettere l'esibizione, per poi tornare sul palco per altri cinque minuti: questa pratica è ormai usata da tante band (soprattutto quelle più "rinomate"), forse per il piacere di sentirsi acclamati quando fanno il loro ritorno in scena…

a cura di Giamma