Milk Out! Festival: Marky Ramone & Friends + The Queers + Suicide Girls + Peawees + Ramoni + Troubled Heads
Sotto la magica luce della Lanterna di Genova si svolge la seconda edizione del Milk Out! Festival. L'evento presenta un cast decisamente elettrizzante, riunendo band provenienti dalla realtà musicale genovese, quali Troubled Heads e Ramoni, insieme a vere e proprie leggende viventi del punk rock, i Queers e Marky Ramone, senza dimenticare i Peawees, il cui punk n'roll ha già scaldato gli animi in mezzo mondo.
La spropositata presenza di spettatori bardati di magliette col marchio dei Ramones preannuncia fin da subito una serata dai toni nostalgici, una sensazione poi smontata dall'entusiasmo profuso dal pubblico e dalla carica trasmessa da chi è salito sul palco.
Troubled Heads
Ad aprire la serata ci pensano i Troubled Heads, interessante band genovese fresca di nuovo album uscito per San Martin Records. L'ora ingrata a cui hanno dovuto suonare, 19:30, ha fatto sì che alla loro esibizione partecipasse un pubblico ancora esiguo, però i quattro punk rocker potranno raccontare ai loro nipotini di aver suonato sotto l'occhio vigile di Marky Ramone, che aveva appena fatto un giretto di perlustrazione per controllare il palco. Con uno show di circa mezzora i Troubled Heads movimentano la digestione dei pochi presenti, ma il loro punk rock abbastanza ruvido deve pagare dazio all'attesa per le altre band in scaletta.
Ramoni
La piazzola della Lanterna inizia a riempirsi e la cornice che si viene a creare inizia ad esser decisamente suggestiva. A marcare in modo ancora più profondo la genovesità dell'evento ci pensano i Ramoni, band tributo del quartetto di Forest Hills, che propone i pezzi più famosi dei Ramones cantati in un esilarante italo-genovese.
Il pubblico ride allegramente sulle liriche di carattere prevalentemente sessual-gastronomico-calcistico e si diverte sulle varie gag proposte dal quartetto, come l'arrivo sul palco di un barman (in mutande) che inizia a scagliare pezzi di anguria sul pubblico e gli attacchi ceffati dal batterista Francu Ramone, probabilmente non propriamente voluti. Ad ogni modo la simpatia riscossa dai Ramoni è notevole, soprattutto da parte del pubblico sampdoriano che accoglie in estasi il pezzo "La FIGC ci manda in C" (sulle note di "The KKK Took My Baby Away") narrante le note vicissitudini calcistiche dei cugini genoani.
Sulle note delle hit della band se ne va la prima parte della serata: la rievocazione dei Ramones simpaticamente accesa dai loro emuli genovesi aumenta le scariche di adrenalina del pubblico che ha ormai gremito la piazza, e le luci del porto di Genova iniziano ad illuminare la notte.
Peawees
I Peawees come al solito allestiscono un concerto ad alto voltaggio, con i riff di chitarra decisamente rockeggianti e la voce calda e coinvolgente di Hervé che infiammano i molti fan accorsi per sentire il quartetto spezzino, che non hanno avuto bisogno di aspettare gli headliner per potersi divertire in modo sfrenato.
Suicide Girls
Al termine dell'esibizione dei Peawees salgono sul palco tre ragazze appartenenti al movimento delle Suicide Girls, che si occupa di proporre un canone alternativo di bellezza, ma non troppo distante dalla pseudo-pornografia a cui siamo abituati quotidianamente. Il trio in questione, vestito in modo alquanto succinto, cerca di provocare il pubblico con balli sfrenati, struscii vari ed effusioni saffiche. L'obiettivo non viene pienamente raggiunto e, anzi, il pubblico sembra abbastanza stizzito. Probabilmente molte persone hanno ritenuto futile questa improvvisata e, consapevoli di ciò che stavano aspettando, non c'è stato desiderio carnale che abbia tenuto.
The Queers
Arriva così il momento dei Queers, ormai di casa a Genova (si sono esibiti molte volte negli ultimi anni nel capoluogo ligure) dove possono contare su un notevole gruppo di amici e fans. Joe King appare nella forma discola a lui più consona e avvolge la serata in una spirale di puro punk rock e tanta ironia.
Rispetto al concerto di due ore sfornato l'estate scorsa, i Queers questa volta si limitano ad uno show di un'ora scarsa proponendo una scaletta dei loro brani più rockeggianti e tralasciando le varie venature surf che spesso li hanno contraddistinti. Attingono a piene mani dal loro disco di maggior successo, "Love Songs For Retarded", e il pubblico sembra apprezzare appieno questa scelta. Pogo e cori sostengono il concerto dall'inizio alla fine, un'emozione costante avvolge il pubblico, consapevole di avere di fronte una delle maggiori icone del punk rock degli anni '90, ed anche i Queers stessi, consci che a Genova per loro è come giocare in casa. Il loro rapporto col pubblico genovese rappresenta la parte più intima dell'intera serata, non limitandosi alla sola musica ma manifestandosi prima e dopo l'esibizione, quando Joe King ha girato in lungo e in largo per la platea per salutare tutti i suoi amici presenti.
Marky Ramone & Friends
Il clou della serata viene raggiunto quando Marky Ramone, unico superstite dell'intramontabile band di Forest Hills, sale sul palco portando con sé la valanga di sentimenti che per trenta anni ha movimentato l'anima di generazioni di punk rockers.
Non si tratta di un'"operazione nostalgia", ma più che altro di una maledizione collettiva del fatto che prima o poi tutte le cose belle finiscono. Con 2/3 dei Queers alla chitarra e al basso ed un clone di Joey Ramone scoperto in un gruppo punk rock argentino alla voce, Marky si consuma per dare vita ad uno spettacolo che va oltre il semplice revival. Con oltre una ventina di pezzi sono stati suonati i più grandi successi dei Ramones: bicordi e batteria che procede spedita non sono stati cambiati di una virgola, la voce del chico di Buenos Aires pressoché simile a quella di Joey, tutti ingredienti che bastano per scaldare il cuore di chi è in platea.
I momenti che sicuramente rimarranno maggiormente impressi nella mente del pubblico sono l'attacco di batteria completamente sballato di "Rock ‘n' Roll Radio" con candida ammissione da parte di Marky ("I made a fucking mistake") e la dedica finale a Joey, Johnny e Dee Dee sulle note di "What a Wonderful World". Quest'ultima chicca ha fatto senz'altro sprofondare nella malinconia ciò che le varie "Blitzkrieg Bop" e "Sheena Is a Punk Rocker" avevano faticosamente scalzato.
Al di là della disquisizione sulla validità o meno che possa rappresentare Marky Ramone & Friends come cover band, l'impressione generale è stata che il pubblico più "stempiato", che ha avuto modo di assistere direttamente all'ascesa dei Ramones, si sia goduto tiepidamente il concerto vedendolo sotto forma di revival; chi invece appartiene alle ultime generazioni di punk rockers si è fatto trascinare nell'entusiasmo da ciò che rimane di una delle più grandi band di tutti i tempi.
a cura di Fabio Quartino