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Data:
11 giugno 2005
Luogo:
Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola (BO)
Prezzo del biglietto:
€ 35,00

Heineken Jammin Festival

R.E.M. + Green Day + Garbage + I Am Kloot + Miura + Succo Marcio

Ascoltare musica e nello stesso tempo poter andare a godersi il sole su una spiaggetta, ballare canzoni tamarre per accaparrarsi inutili gadget, farsi una partita a calcetto o un paio di tiri a canestro, starsene tranquilli in un'area relax, magari facendosi fare un bel massaggio. Questo è l'Heineken Jammin Festival, la quintessenza del rock mainstream per quanto riguarda l'ambito musicale ed una specie di mega-villaggio vacanziero per tutto il resto. Ciò non toglie che un cast di livello alto come quello dell'11 giugno di quest'anno (R.E.M. e Green Day sono due grandi headliners e la maggior parte dei gruppi del pomeriggio è comunque dignitosa) e tanta voglia di far casino e divertirsi alla fine convincono a buttarsi dentro. Resta comunque un grande evento, organizzato bene, che se non altro paga l'assenza di palchi secondari che consentirebbero l'inserimento di più gruppi, magari anche "minori", e una migliore distribuzione della gente. Imola è trasformata in una grande tendopoli e l'affluenza è enorme: verso le 18:00 l'autodromo può dirsi già pieno (anche se a differenza del giorno prima, con Vasco Rossi, la gente è sì e no la metà). Il tempo di prendere il braccialetto che permette l'ingresso nelle prime file e ci si va a sdraiare da qualche parte, ricoperti da un cartone per evitare di andare in ebollizione (il caldo è mostruoso e qualcuno sta anche sull'asfalto...).

Verso le 14:00 fa ingresso sul palco il primo gruppo, i Melon Rouge, vincitori del contest che dava l'opportunità alle band emergenti di aprire il concerto. Power trio casertano guidato da una donna, si impegnano e scorrono tranquilli.

Succo Marcio
A seguire arrivano i Succo Marcio, che dopo la buca ricevuta per il concerto di gennaio a Milano riescono finalmente a suonare in veste ufficiale sullo stesso palco dei Green Day, cinque anni dopo aver avuto la fortuna di esibirsi nel bel mezzo del concerto di Billie Joe e soci, fatto che li ha resi famosi in tutta Italia. Questi ragazzi sono da premiare quantomeno per quanto si sono sempre sbattuti per suonare con i loro idoli e sinceramente sono stato contento di vedere che ce l'abbiano finalmente fatta. Sul palco se la cavano abbastanza bene e riescono a trasformare la visibile emozione in entusiasmo più che in soggezione. Cantano i loro brani più famosi, lanciano palloncini, si muovono bene, cadono in qualche stecca e vengono tagliati sull'ultima canzone. Poco male, convincono il pubblico e certamente loro stessi.

Le due successive perfomance sono quelle di Miura e I Am Kloot. I primi sono formati da residui dei Timoria e altro non sembrano rappresentare che il glorioso rock italiano decaduto. Gli I Am Kloot li ho solo sentiti nominare. Non avendo alcun interesse quindi me ne vado a sdraiare sulla spiaggia artificiale a prendere un paio d'ore di sole. Poco dopo le 17:30 ritorno però al palco per prendere posto per i Green Day e vedere i Garbage di Butch Vig, leggenda del rock, passato alla storia per meriti non tanto di musicista quanto di produttore (ha messo le mani su lavori di Smashing Pumpkins, Sonic Youth e soprattutto su un certo disco chiamato "Nevermind"...). Il set è buono e la band infonde molta carica, proponendo la maggior parte dei famosissimi singoli. Shirley Manson è poi una front-woman brava, sensuale e conturbante, e regge benissimo la scena. Dopo tre quarti d'ora vengono salutati da un pubblico soddisfatto. Persino Tré Cool dal backstage sembra gradire.

Green Day
Inizia l'attesa per i Green Day, primi headliners di quest'oggi. La luce del giorno è ancora presente (e durerà per tutto il concerto) ma il sole ha fortunatamente finito di battere. Dopo una preparazione abbastanza lunga, inizia l'intro. "I Fought The Law" dei Clash precede l'innalzamento dello stendardo del trio. Alle note di "Y.M.C.A." entra poi il solito coniglione rosa a scatenare i balli scolandosi due o tre birre in un sol fiato. Gli amplificatori pompano poi la mitica "Blitzkrieg Bop" dei Ramones, facendo riecheggiare dappertutto il grido “Hey, Ho, Let' go!”. Sulla musica di "2001: Odissea Nello Spazio" fanno finalmente il loro ingresso Billie, Mike e Tré: basta l'attacco di "American Idiot" a scatenare la bolgia sotto il palco. Chi è stato a Milano capirà subito come è stata l'esibizione dei californiani ad Imola perché si può dire che il concerto sia stato letteralmente identico. Un'esibizione grandiosa anche questa, ma praticamente fotocopiata dal 16 gennaio, nella scaletta, nelle gag, in tutto. Infatti alla title-track dell'ultimo album campione d'incassi seguono la grande "Jesus Of Suburbia", "Holiday" (anche qui dedicata a George W. "fucking" Bush), "Are We The Waiting" e "Saint Jimmy". Come da copione Billie tira fuori un super-liquidator ed inizia ad annaffiare il pubblico, chiamando poi su un bambino (a cui si darebbe massimo 9 anni) a dargli man forte. Il pubblico è in delirio e i Green Day si riconfermano trascinatori di folle quali sono. Billie Joe non smette mai di incitare cori, dialogando e scherzando con il pubblico. E' un giocherellone innato e come dice un mio caro amico "si vede che si trova più a suo agio con lo spruzzatore in mano che a dimenarsi in invettive contro il governo". Ha davvero lo spirito di un ragazzino ancora entusiasta di quello che fa e, sebbene sembra di rivedere le azioni dello show al Filaforum, è sempre un piacere. Il pubblico canta, batte le mani, salta e si entusiasma. Il pogo è scoordinato ed "ignorante", ma senz'altro divertente ed ininterrotto.
Seguono i grandi successi: "Longview", "Hitchin’ A Ride", "Brain Stew-Jaded" e la festa continua. Molte parti di chitarra non sono suonate da Billie Joe, occupato a cantare e ad intrattenere alla grande, ma affidate a Jason White dei Pinhead Gunpowder. Arriva poi il momento della mitica "Knowledge" degli Operation Ivy (e come sempre sono presenti anche i trombettisti della mitica band di Berkeley) e come al solito a metà canzone Mr. Armstrong invita tre ragazzi a sostituire la band: a fare le sue veci sarà una chitarrista bionda davvero moooolto "dotata" (che se mai si imbatterà in questi lidi è pregata di lasciare un recapito telefonico sul forum per la gioia degli utenti) a cui verrà poi regalata la chitarra. Subito dopo parte "Basket Case" seguita da "She", e tutto l'autodromo va fuori di testa. Trombettisti ancora presenti nell'immancabile "King For A Day", con cui viene creato un medley con "Shout", canzone rivisitata da Otis Day & The Knights (e che faceva da sigla al programma "Candid Camera"). Il pogo continua instancabile nonostante la presenza di bambini con relativi genitori e dei soliti tipini cresciuti a "pane e MTV", trovatisi probabilmente per la prima volta a un concerto rock. Tutti saltano con "Minority" e tutti cantano l'hit single "Boulevard Of Broken Dreams", momento in cui si raggiunge il più totale sing along della giornata. Rispetto a Milano, "Wake Me Up When September Ends" (che uscirà presto come singolo) e la cover di "We Are The Champions" verranno sostituiti dall'inaspettata "Homecoming", secondo brano extra-lungo di "American Idiot", non bello come "Jesus Of Suburbia" ma che ha rappresentato forse il clou dello show dei Green Day, soprattutto quando durante la divertentissima parte "Rock ‘n' Roll Girlfriend" (cantata da Tré Cool) tutti si scatenano nelle danze sommersi dai coriandoli. Una grave mancanza sarà però "When I Come Around", uno degli indimenticabili gioielli di famiglia. Poi Mike, Tré e gli addetti ai lavori escono e rimane solo Billie Joe a chiudere il tutto con "Time Of Your Life", sempre bellissima e sporcata da una lievissima distorsione a renderla più stuzzicante, come a Milano. Anche Billie saluta tutti e si ritira. I Green Day confermano ancora una volta di essere una live band sopra la norma, perché sono pochi che riescono ad andare oltre la musica e trovare la chiave per far impazzire nel vero senso della parola anche chi magari non era lì per loro. E questo pur sempre mantenendo livelli esecutivi altissimi per quasi due ore. Seppur abbastanza sputtanati ultimamente restano sempre "i migliori".

Tanto più che i R.E.M. dimostrano esattamente come essere grandi musicisti e proporre canzoni stupende non basti a rendere grande un concerto. Loro sono freddi professionisti, perfetti, bravissimi ma che innegabilmente non creano la minima interazione con il pubblico, e senza confidenza il coinvolgimento ne risente, e anche di parecchio. E' comunque sempre bello vedere in azione la band di Micheal Stipe, che tuttavia tralascia molti dei propri episodi più significativi. Fatto sta che finalmente, almeno per questa giornata, l'Heineken Jammin Festival ha preso quello che è il meglio dell'alto music business del giorno d'oggi, lasciando da parte i "soliti" gruppi (che pure predominavamo il venerdì e la domenica di questa stessa edizione) e radunando un buon cast che almeno per quanto riguarda gli headliners si può definire "stellare". Altro dato da sottolineare è che sabato è stata l'unica giornata esente da lanci di bottiglie e deplorevoli vandalismi vari; alla fine il pubblico non era poi tanto male.

a cura di Joe