Heineken Jammin Festival
R.E.M. + Green Day + Garbage + I Am Kloot + Miura + Succo Marcio
Ascoltare musica e nello stesso tempo poter andare a godersi il sole su una
spiaggetta, ballare canzoni tamarre per accaparrarsi inutili gadget, farsi una
partita a calcetto o un paio di tiri a canestro, starsene tranquilli in un'area
relax, magari facendosi fare un bel massaggio. Questo è l'Heineken Jammin
Festival, la quintessenza del rock mainstream per quanto riguarda l'ambito
musicale ed una specie di mega-villaggio vacanziero per tutto il resto. Ciò non
toglie che un cast di livello alto come quello dell'11 giugno di quest'anno
(R.E.M. e Green Day sono due grandi headliners e la maggior parte dei gruppi
del pomeriggio è comunque dignitosa) e tanta voglia di far casino e
divertirsi alla fine convincono a buttarsi dentro. Resta comunque un grande
evento, organizzato bene, che se non altro paga l'assenza di palchi secondari
che consentirebbero l'inserimento di più gruppi, magari anche "minori", e una
migliore distribuzione della gente. Imola è trasformata in una grande tendopoli
e l'affluenza è enorme: verso le 18:00 l'autodromo può dirsi già pieno (anche se a
differenza del giorno prima, con Vasco Rossi, la gente è sì e no la
metà). Il tempo di prendere il braccialetto che permette l'ingresso nelle prime
file e ci si va a sdraiare da qualche parte, ricoperti da un cartone per
evitare di andare in ebollizione (il caldo è mostruoso e qualcuno sta anche sull'asfalto...).
Verso le 14:00 fa ingresso sul palco il primo gruppo, i Melon
Rouge, vincitori del contest che dava l'opportunità alle band emergenti di
aprire il concerto. Power trio casertano guidato da una donna, si impegnano e
scorrono tranquilli.
Succo Marcio
A seguire arrivano i Succo Marcio, che dopo la buca
ricevuta per il concerto di gennaio a Milano riescono finalmente a suonare in
veste ufficiale sullo stesso palco dei Green Day, cinque anni dopo aver avuto
la fortuna di esibirsi nel bel mezzo del concerto di Billie Joe e soci, fatto
che li ha resi famosi in tutta Italia. Questi ragazzi sono da premiare
quantomeno per quanto si sono sempre sbattuti per suonare con i loro idoli e
sinceramente sono stato contento di vedere che ce l'abbiano finalmente fatta.
Sul palco se la cavano abbastanza bene e riescono a trasformare la visibile
emozione in entusiasmo più che in soggezione. Cantano i loro brani più famosi,
lanciano palloncini, si muovono bene, cadono in qualche stecca e vengono
tagliati sull'ultima canzone. Poco male, convincono il pubblico e certamente
loro stessi.
Le due successive perfomance sono quelle di Miura e I Am Kloot. I
primi sono formati da residui dei Timoria e altro non sembrano rappresentare
che il glorioso rock italiano decaduto. Gli I Am Kloot li ho solo sentiti
nominare. Non avendo alcun interesse quindi me ne vado a sdraiare sulla
spiaggia artificiale a prendere un paio d'ore di sole. Poco dopo le 17:30
ritorno però al palco per prendere posto per i Green Day e vedere i Garbage di
Butch Vig, leggenda del rock, passato alla storia per meriti non tanto di musicista
quanto di produttore (ha messo le mani su lavori di Smashing Pumpkins, Sonic Youth
e soprattutto su un certo disco chiamato "Nevermind"...). Il set è buono e la
band infonde molta carica, proponendo la maggior parte dei famosissimi singoli.
Shirley Manson è poi una front-woman brava, sensuale e conturbante, e regge
benissimo la scena. Dopo tre quarti d'ora vengono salutati da un pubblico
soddisfatto. Persino Tré Cool dal backstage sembra gradire.
Green Day
Inizia l'attesa per i Green Day, primi headliners di quest'oggi. La luce del
giorno è ancora presente (e durerà per tutto il concerto) ma il sole ha
fortunatamente finito di battere. Dopo una preparazione abbastanza lunga,
inizia l'intro. "I Fought The Law" dei Clash precede l'innalzamento dello
stendardo del trio. Alle note di "Y.M.C.A." entra poi il solito coniglione rosa
a scatenare i balli scolandosi due o tre birre in un sol fiato. Gli
amplificatori pompano poi la mitica "Blitzkrieg Bop" dei Ramones, facendo
riecheggiare dappertutto il grido “Hey, Ho, Let' go!”. Sulla musica di
"2001: Odissea Nello Spazio" fanno finalmente il loro ingresso
Billie, Mike e Tré: basta l'attacco di "American Idiot" a scatenare la bolgia
sotto il palco. Chi è stato a Milano capirà subito come è stata l'esibizione
dei californiani ad Imola perché si può dire che
il concerto sia stato letteralmente identico. Un'esibizione grandiosa anche
questa, ma praticamente fotocopiata dal 16 gennaio, nella scaletta, nelle gag,
in tutto. Infatti alla title-track dell'ultimo album campione d'incassi seguono
la grande "Jesus Of Suburbia", "Holiday" (anche qui dedicata a George W.
"fucking" Bush), "Are We The Waiting" e "Saint Jimmy". Come da copione Billie
tira fuori un super-liquidator ed inizia ad annaffiare il pubblico, chiamando
poi su un bambino (a cui si darebbe massimo 9 anni) a dargli man forte. Il pubblico è
in delirio e i Green Day si riconfermano trascinatori di folle quali sono.
Billie Joe non smette mai di incitare cori, dialogando e scherzando con il
pubblico. E' un giocherellone innato e come dice un mio caro amico "si vede che
si trova più a suo agio con lo spruzzatore in mano che a dimenarsi in invettive
contro il governo". Ha davvero lo spirito di un ragazzino ancora entusiasta di
quello che fa e, sebbene sembra di rivedere le azioni dello show al Filaforum,
è sempre un piacere. Il pubblico canta, batte le mani, salta e si entusiasma.
Il pogo è scoordinato ed "ignorante", ma senz'altro divertente ed ininterrotto.
Seguono i grandi successi: "Longview", "Hitchin’ A Ride", "Brain Stew-Jaded" e
la festa continua. Molte parti di chitarra non sono suonate da Billie Joe,
occupato a cantare e ad intrattenere alla grande, ma affidate a Jason White dei
Pinhead Gunpowder. Arriva poi il momento della mitica "Knowledge" degli Operation
Ivy (e come sempre sono presenti anche i trombettisti della mitica band di
Berkeley) e come al solito a metà canzone Mr. Armstrong invita tre ragazzi a
sostituire la band: a fare le sue veci sarà una chitarrista bionda davvero
moooolto "dotata" (che se mai si imbatterà in questi lidi è pregata di lasciare
un recapito telefonico sul forum per la gioia degli utenti) a cui verrà poi
regalata la chitarra. Subito dopo parte "Basket Case" seguita da "She", e tutto
l'autodromo va fuori di testa. Trombettisti ancora presenti nell'immancabile
"King For A Day", con cui viene creato un medley con "Shout", canzone rivisitata
da Otis Day & The Knights (e che faceva da sigla al programma "Candid Camera").
Il pogo continua instancabile nonostante la presenza di bambini con relativi
genitori e dei soliti tipini cresciuti a "pane e MTV", trovatisi probabilmente
per la prima volta a un concerto rock. Tutti saltano con "Minority" e tutti
cantano l'hit single "Boulevard Of Broken Dreams", momento in cui si raggiunge
il più totale sing along della giornata. Rispetto a Milano, "Wake Me Up When
September Ends" (che uscirà presto come singolo) e la cover di "We Are The
Champions" verranno sostituiti dall'inaspettata "Homecoming", secondo brano
extra-lungo di "American Idiot", non bello come "Jesus Of Suburbia" ma che ha
rappresentato forse il clou dello show dei Green Day, soprattutto quando
durante la divertentissima parte "Rock ‘n' Roll Girlfriend" (cantata da Tré
Cool) tutti si scatenano nelle danze sommersi dai coriandoli. Una grave
mancanza sarà però "When I Come Around", uno degli indimenticabili gioielli di
famiglia. Poi Mike, Tré e gli addetti ai lavori escono e rimane solo Billie Joe a
chiudere il tutto con "Time Of Your Life", sempre bellissima e sporcata da una
lievissima distorsione a renderla più stuzzicante, come a Milano. Anche Billie saluta tutti e si ritira. I Green Day confermano ancora una volta di essere una live band sopra la norma, perché sono pochi che riescono ad andare oltre la musica e trovare la chiave per far impazzire nel
vero senso della parola anche chi magari non era lì per loro. E questo pur sempre
mantenendo livelli esecutivi altissimi per quasi due ore. Seppur abbastanza
sputtanati ultimamente restano sempre "i migliori".
Tanto più che i R.E.M. dimostrano esattamente come essere grandi musicisti e
proporre canzoni stupende non basti a rendere grande un concerto. Loro sono
freddi professionisti, perfetti, bravissimi ma che innegabilmente non creano la
minima interazione con il pubblico, e senza confidenza il coinvolgimento ne
risente, e anche di parecchio. E' comunque sempre bello vedere in azione la
band di Micheal Stipe, che tuttavia tralascia molti dei propri episodi più
significativi. Fatto sta che finalmente, almeno per questa giornata, l'Heineken
Jammin Festival ha preso quello che è il meglio dell'alto music business del
giorno d'oggi, lasciando da parte i "soliti" gruppi (che pure predominavamo il
venerdì e la domenica di questa stessa edizione) e radunando un buon cast che
almeno per quanto riguarda gli headliners si può definire "stellare". Altro
dato da sottolineare è che sabato è stata l'unica giornata esente da lanci di
bottiglie e deplorevoli vandalismi vari; alla fine il pubblico non era poi
tanto male.
a cura di Joe