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Data:
2 luglio 2006
Luogo:
Campo da baseball - Ceccano (Frosinone)
Prezzo del biglietto:
-

Eastpak Etnika Rock Festival - giornata 3:

Lagwagon, Vanilla Sky, The Fire, No Relax, Los Fastidios, The New Story, Evangeline, Bredford, Lemeleagre

Terzo giorno per l'Eastpak Etnika Rock Festival e, dopo le esibizioni, nelle giornate precedenti, di gruppi del calibro di Linea 77, Hormonauts, Satanic Surfers e Misfits, oggi è il turno dei Lagwagon, sicuramente i più attesi del lotto. Discreta la location, che vede un ampio spazio per la zona concerti e per quella dei banchetti, e, nei pressi, una grande zona campeggio. Tanta gente, comunque, comincia ad andarsene proprio oggi (in vista di un lunedì evidentemente lavorativo), e nel corso dei concerti si vedranno circa 1.500 persone sotto il palco: un peccato, vista l'ottima organizzazione e la possibilità di avere così tanti gruppi noti a disposizione gratuitamente. Verso le 16:00 cominciano i primi soundcheck, eseguiti dai Lagwagon. Deve avvenire un duro lavoro dietro al mixer, perché i cancelli non vengono aperti che un paio d'ore più tardi.

Lemeleagre, Bredford, Evangeline, The New Story
I primi a salire sul palco sono Lemeleagre, che pagano duramente la loro posizione nella scaletta e non dispongono di un pubblico molto numeroso. I tre, comunque, con il loro suono abbastanza caratteristico, sono discretamente apprezzati e concludono la loro esibizione verso le 18:45. Successivamente salgono Bredford prima ed Evangeline poi, che offrono un hardcore molto melodico e un sound abbastanza simile tra di loro. Dopo di loro la scaletta propone i The New Story, gruppo di Como che dimostra di sapere tenere bene il palco e di riuscire a far divertire il pubblico presente, che nel frattempo va via via aumentando.

Los Fastidios
La prima sorpresa della giornata è rappresentata dai Los Fastidios, originariamente non previsti in scaletta. I cinque vanno a sostituire gli I Against I, per la gioia di alcuni ed il dispiacere di altri. Coinvolgente la loro esibizione, anche grazie ad un pubblico ben propenso a seguire le linee vocali di Enrico. L'esibizione comprende i pezzi più noti del repertorio, ma non disdegna di pescarne anche dall'album recentemente uscito. La loro performance è breve ma molto intensa, e i più ne rimangono soddisfatti.

No Relax
Sono ormai passate da un pezzo le 21:00 quando salgono sul palco i No Relax, quartetto italo-spagnolo che vanta nelle sue fila l'ex cantante delle Bambole di Pezza e l'ex chitarrista degli Ska-p. La band sciorina un punk rock di discreta fattura, non disdegnando (com'era d'altronde prevedibile) varie parti in levare. Il pubblico apprezza (in particolare quello maschile, che si lancia in vari cori "nuda, nuda" e simili) e lo dimostra con un pogo che comincia a espandersi di metro in metro.

The Fire
La seconda sorpresa nella scaletta della serata viene dai The Fire, originariamente previsti per la giornata di venerdì, ma successivamente spostati a quella di domenica. La band è formata dai quattro ex Madbones, con in più la presenza di Oliviero Riva, meglio conoscito come Olly degli Shandon, alla voce. I cinque ci sanno sicuramente fare e si prendono il merito di cominciare a scaldare per primi per davvero il pubblico. Il loro suono è incredibilmente potente (merito anche a chi ha lavorato ai mixer per tutto il pomeriggio, ovviamente) e i cinque non annoiano mai. La loro prova è quasi memorabile, grazie alla voce di Olly, in ottima forma, ai cori di Andre e ad un buonissimo impatto live dei loro pezzi, contenuti nel loro primo CD recentemente uscito, "Loverdrive". Oltre a questo si possono vantare della presenza sul palco, più che gradita, di un paio di Suicide Girls, sempre pronte a regalare mosse avvenenti e balletti sexy. La loro prova si conclude intorno alle ore 22:45, lasciando tutti piacevolmente soddisfatti e sorpresi: probabilmente questo è il primo progetto di Olly qualitativamente sul livello degli Shandon da quando la formazione ska milanese si è sciolta.

Vanilla Sky
Sono ormai le ore 23:00 quando i romani Vanilla Sky salgono sul palco: inutile dire che la band non ha bisogno di alcuna presentazione, e la gente sotto il palco, che sta per raggiungere il suo numero massimo, ne è solo una piccola dimostrazione. La prima sorpresa, che fa un po' storcere il naso a qualcuno, è però la presenza di una tastiera. La diffidenza generale al riguardo verrà comunque sciolta non appena acceso lo strumento, che sarà utilizzato con moderatezza e sapientemente, esaltando solo alcune parti delle canzoni.
I quattro, dopo essersi fatti aspettare a lungo, attaccano con uno dei loro cavalli di battaglia, "Your Words". Qui comincia però qualcosa di veramente paradossale: nel corso della loro esibizione un gruppo di ragazzi inizia a fischiare e a dare vistosi segni di disapprovazione. Se inizialmente la reazione generale è quella di non farci caso più di tanto (la cosa è accaduta infatti, seppur in tono minore, anche con i The Fire, dove il più preso di mira era, abbastanza inspiegabilmente, Olly), col passare del tempo e delle canzoni la situazione peggiora vistosamente, al punto che cominciano a volare sul palco numerose bottiglie di plastica all'indirizzo dei quattro romani. L'impressione è che, oltre a gusti musicali divergenti (questi personaggi parevano essere reduci dal concerto dei Misfits, la sera precedente), molta di questa polemica fosse anche dovuta ad una rivalità Frosinone-Roma, che comunque, per quanto accesa possa essere, non pare il caso farla degenerare in tal modo.
A questo punto i Vanilla Sky (Vinx soprattutto, Brian in parte) sembrano un po' cedere alle provocazioni, incitando a lanciare fino al palco e non all'indirizzo dei ragazzi della security qualche metro davanti ad essi. Inutile dire che tutto questo ha fatto tristemente passare in secondo piano un esibizione coi fiocchi: una dopo l'altra scivolano via le loro canzoni più note come "Wastin' All My Time", "Unfriend" e la cover di Vanessa Carlton "A Thousand Miles". I quattro propongono anche un pezzo inedito, accolto per la verità abbastanza freddamente dal pubblico. Il live prosegue così, tra fischi e applausi, sino alla chiusura, affidata alla veloce "The Ghost Track". Dopo un'ora abbondante di musica i Vanilla Sky lasciano il palco agli headliner della serata, i Lagwagon.

Lagwagon
E' già tardi quando gli addetti ai lavori cominciano a fare il cambio palco, e, come di consueto, i cinque californiani si fanno parecchio aspettare: ne deriva che la loro esibizione comincia quando gli orologi segnano già l'1:00 di notte e la stanchezza, dopo una giornata di concerti, comincia a farsi abbondantemente sentire. Senza tanti preamboli, i Lagwagon attaccano con "Heartbreaking Music", facendo dimenticare la stanchezza al pubblico che si scatena in un pogo intensissimo. Le prime impressioni non sono però le più positive, in quanto la voce di Joey Cape non sembra essere in gran forma nemmeno stavolta (era già capitato a gennaio al Rolling Stone di Milano) ed il resto del gruppo sembra particolarmente distaccato: probabilmente i mesi di tour in giro per il mondo si fanno sentire e la band vorrebbe finire quanto prima quest'ultima data prima del tanto desiderato ritorno a casa.
I pezzi successivi, "Automatic", "Know It All", "Never Stops", "Making Friends", "I Hate My Friend" e la pazzesca "Mr. Coffee" non fanno altro che avallare le nostre precedenti impressioni, soprattutto sul cantante. Non c'è che dire, "The Caper" avrebbe proprio bisogno di un periodo di riposo. I pezzi sono comunque, ovviamente, eseguiti con una precisione a dir poco sbalorditiva e canzoni come "Give It Back", "Falling Apart" e "After You My Friend" hanno un impatto live strepitoso. Dopo circa un'ora di concerto si arriva alla consueta pausa, ma chi si aspetta ancora parecchia musica resterà pesantemente deluso: i Lagwagon, dopo "Back One Out", improvvisano un sondaggio per l'ultima canzone da suonare, e il ballottaggio fra "Razor Burn" e "Stockin' The Neighbours" viene vinto in maniera evidente da quest'ultima. Senza dubbio il miglior eseguito di tutto il live, questo pezzo, tratto da "Trashed", dimostra come i Lagwagon meritino tutto il loro successo, sfoderando capacità tecniche veramente eccelse, in particolare riguardo a stop'n'go e ripartenze. Sono così le 2:15 quando i cinque lasciano il palco, applauditi a lungo ma anche inutilmente richiamati ai propri strumenti.

a cura di Davide Tomasini