Dropkick Murphys + Less Than Jake + Far From Finished
Accolti a Milano da un clima quasi estivo, arriviamo in pieno pomeriggio fuori dal Transilvania per le interviste di rito. Fuori non c'è quasi nessuno: pochissimi fan, molti tecnici delle band e qualche membro dei Dropkick Murphys. Eseguite le interviste e, dopo esserci rifocillati, arriva il momento di entrare; i cancelli si aprono e il Transilvania ci accoglie: siamo pronti per lo show.
Far From Finished
Il locale è ancora mezzo vuoto quando i bostoniani Far From Finished iniziano a suonare; il loro è un punk rock festaiolo molto semplice, da ricollegare ai Bouncing Souls. Suonano egregiamente e sprigionano un'energia che sembra trasmettersi nel pubblico, che pian piano inizia a posizionarsi sotto palco ed ad effettuare accenni di pogo; alcuni, inoltre, sembrano conoscere le canzoni del quartetto di Boston, e cantando i testi, riescono a dipingere la soddisfazione nei volti della band. L'apice della loro esibizione è raggiunto con la cover di "Knowledge", canzone dei compianti Operation Ivy, resa nota sicuramente dai Green Day, dove il pubblico, per quanto esiguo. Si scatena a dovere. La loro mezz'ora o poco più di concerto fila via liscia, per un gruppo che ha ancora molta strada da fare ma che dimostra di avere un'ottima attitudine live e di sapere trasmettere energia al pubblico, che infatti ha apprezzato molto.
Less Than Jake
Dopo lunghi momenti di cambio palco, durante i quali il Transilvania si riempie completamente, entrano i Less Than Jake, storica band di Gainsville, autrice di un semplice ma coinvolgente ska-punk. Il quintetto sembra essere in splendida forma e riesce ad offrire uno spettacolo di ottima fattura. L'apertura è affidata all'aggressiva "Short Fuse Burning", estratta da "Anthem", dopodiché la formazione regala tutti i pezzi che l'hanno resa famosa, fra cui le splendide "Gainesville Rock City" e "All My Friends Are Metalheads". Non mancano neanche i pezzi estratti dall'ultimo album, come la famosa "Look What Happened" o l'intensa "Escape From The A-bomb House"; la band inoltre esegue il nuovissimo singolo "The Rest Of My Life", estratto dal recente EP "Absolution For Idiots And Addicts" e presente anche nel nuovo album in uscita a maggio, "In With The Crowd". Attraverso ciò il quintetto riesce sempre a coinvolgere il pubblico, dialogando, facendo cantare oppure creando divertenti scenette di intrattenimento, come durante l'esecuzione di "The Science Of Selling Yourself". I suoni sono molto buoni, potenti ma non confusionari, e anche i fiati, nonostante la potenza, non ne hanno risentito. Un ottimo concerto, quindi, che poteva già bastare per un'ottima serata da parte di una band che riesce ad esprimere la sua potenza soprattutto nei live attraverso il coinvolgimento del pubblico.
Dropkick Murphys
Il pubblico si è quindi scaldato a dovere, e non appena terminata l'ultima canzone del quintetto di Gainesville, si iniziano a sentire i cori "let's go Murphy's", che dureranno per tutto il cambio palco. Preceduti da varie intro di natura folk e celtica, la band entra improvvisamente regalando subito "For Boston", che fa scatenare il numerosissimo pubblico in un pogo selvaggio. I suoni, all'inizio, sono veramente troppo forti, con gli alti in primo piano, ed è difficile seguire la melodia della band. Durante l'esibizione, e dopo diversi aggiustamenti, le regolazioni però migliorano, anche se, per sentire perfettamente, occorre allontanarsi parecchio dall'impianto.
Il gruppo però sembra in ottima forma e si muove parecchio: il pubblico è in estasi e tutte le canzoni sono cantate a squarciagola. I Dropkick Murphys snocciolano una dopo l'altra, con pochissime pause, le loro canzoni migliori, fra cui "Boys On The Dock", "The Outcast", "The Gauntlet", tutte suonate in modo egregio e coinvolgente; da evidenziare anche la cover dei Clash, "Guns Of Brixton", re-interpretata in chiave più punk rock. Dell'ultimo album sono eseguite il singolone "Sunshine Highway", "Citizen CIA", "Your Spirit's Alive" e "The Warrior's Code". Durante l'esibizione della stupenda "Kiss Me, I'm Shitface", il gruppo invita sul palco il pubblico femminile delle prime file, che sommerge letteralmente la band.
Segue quindi il solito rito dell'uscita e del rientro, ed il gruppo si congeda con la bellissima "Worker's Song" e con "Skinhead On The MBTA", dove il pubblico è re-invitato e la band sembra pian piano scomparire con il palco ormai gremito di gente.
Un ottimo concerto, che ha forse l'unica pecca nei suoni troppo forti dell'inizio. Era dal 2001 che la band di Boston non si faceva vedere dalle nostre parti; con questa esibizione sembra aver soddisfatto il pubblico, quanto mai numeroso, attraverso un'esibizione pressoché perfetta, veloce e senza sbavature. Un'ottima serata quindi, all'insegna dell'allegria, nella quale tutti tre i gruppi si sono distinti ed hanno regalato uno spettacolo che valeva pienamente il costo del biglietto.
a cura di Giulio