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Exilia + 3 Colours Red + Donots
Exilia
Quando arriviamo, accorgendoci che la prima band ha già
iniziato la sua esibizione e sentiamo da fuori del locale
la voce di una donna, già pensiamo di doverci sorbire una
mezz'oretta di suoni odiosi e voce stridula,
caratteristiche piuttosto frequenti nelle band
(soprattutto italiane) con una frontwoman… ed invece, la
voce di questa cantante milanese è davvero impressionante,
degna del migliore screamer hardcore d'oltreoceano
(seppure la ragazza non canti urlato…): un'ugola potente,
robusta e profonda, che si accompagna bene con la musica
"d'impatto" proposta dagli Exilia, che tende al rock
pesante con qualche innegabile influenza nu-metal:
impossibile non accostarli ai tedeschi Guano Apes, non
solo per il fatto di avere una voce femminile…
3 Colours Red
Si passa poi ai 3 Colours Red, quattro ragazzi che già a
prima vista possono sembrare inglesi, dato il look
tipicamente britannico (facce simpatiche vagamente alla
Robbie Williams, la "cresta" in stile Beckham, tanto per
intenderci, e il completo giacca-cravatta indossato dal
cantante), ma dopo averli sentiti suonare il primo pezzo
non ti rimane neanche un dubbio: il punk rock classico
della loro terra, non così grezzo e diretto da farti
pensare di essere tornato negli anni '70, mai così
elaborato da perdere le proprie origini, un accento
decisamente Oasis, cori a volontà e ritmi piuttosto
veloci… insomma, tutti quei piccoli particolari che ti
fanno capire già dopo due minuti che non ti trovi certo di
fronte la band più originale del mondo, ma che la noia non
ti assalirà neppure per un secondo soltanto. La tecnica,
si sa, non è richiesta e neanche necessaria in questo
campo, ma loro perlomeno riescono a comporre canzoni che
non ricalchino sempre le stesse tre-quattro note ascoltate
mille volte, e con questo senza dubbio guadagnano più di
un punto nelle orecchie dei fans sotto il palco
(chiamiamoli fans, anche se dubito che qualcuno tra i
presenti conoscesse la band, famosa in patria ma
semi-sconosciuta in Italia). Belle le melodie vocali con
cori azzeccatissimi e gradevoli: suonano tre quarti d'ora,
tempo più che sufficiente per accaparrarsi gli applausi
del pubblico, inizialmente freddo.
Donots
Salgono infine sul palco i Donots davanti ad un pubblico
piuttosto esiguo rispetto a quello che molti si potevano
aspettare, dato che il loro ultimo album "Amplify The Good
Times" era debuttato nelle classifiche tedesche nella top
15… ma evidentemente da noi non sono altrettanto
conosciuti. Fin dal primo accordo i cinque tedeschi si
scatenano: saltano, viaggiano per il palco (uno dei due
chitarristi non ha pace…), Ingo il cantante di tanto in
tanto si esibisce in calci volanti a sforbiciata… insomma
anche se a uno non piacciono le loro canzoni, è
impossibile non divertirsi ai loro concerti, dato che
questo continua fino all'ultima canzone e tra un brano e
l'altro spesso coinvolgono il pubblico, chiedendo di
insegnargli qualche nuova parolaccia in italiano (e
vengono fuori anche bestemmie alla fine). La band suona
gran parte delle canzoni inserite nell'album sopracitato,
ma anche vecchi pezzi quali le acclamatissime "Whatever
Happened To The 80s" e "Superhero", tratte dal cd che li
ha fatti esplodere, "Pocketrock". I Donots chiudono il
concerto con la cover dei Twisted Sister "We're Not Gonna
Take It", tratta dal loro "Metal E.P." nel quale hanno
rielaborato secondo il loro ormai classico stile pop punk
cinque brani metal.
a cura di Giamma e Carlo
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