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Data:
16 giugno 2008
Luogo:
Rolling Stone - Milano
Prezzo del biglietto:
€ 22,00

Bad Religion + Vanilla Sky

Dopo quasi tre anni, esattamente dall'Indipendent Days Festival 2005 svoltosi a Bologna, tornano in Italia i Bad Religion, e lo fanno per un'unica data italiana, precisamente a Milano. Ancora oggi considerati i mostri sacri dell'hardcore melodico e di conseguenza uno dei gruppi più amati di sempre per quanto riguarda il panorama punk e dintorni, il loro tour europeo non è legato ad una nuova uscita discografica, tant'è che il loro ultimo album, "New Maps Of Hell", è uscito da un annetto, e questa rappresenta quindi un'ottima occasione per proporre magari una scaletta che ripercorra interamente la loro quasi trentennale carriera. Location della serata milanese è lo storico Rolling Stone, anche se nello stesso giorno, sempre nel capoluogo lombardo, e precisamente all'Alcatraz, ha luogo un nuovo mini-festival chiamato Rock The Week, con principali protagonisti Rise Against e Anti-Flag: una "concorrenza" non certo leggera, ma in fin dei conti coi Bad Religion si va sempre sul sicuro nel l'assistere ad uno show indimenticabile, ed anche questo lo è stato, per diversi motivi.

Vanilla Sky
Il Rolling Stone è ancora semi-deserto, la maggior parte dei presenti è all'esterno del locale per fumarsi qualche sigaretta, cenare, ma anche per scattare qualche fotografia assieme a Jay Bentley e Greg Hetson, rispettivamente basso e chitarra dei Bad Religion, che approfittano del pre-concerto per prendere un po' d'aria o bere qualcosa presso i bar attigui al locale. Alle 20:45, in un Rolling Stone che può vantare una misera presenza di solo una cinquantina di persone, salgono sul palco gli opener della serata, i Vanilla Sky, quartetto romano il quale genere è ben poco legato a quello degli attesi protagonisti. I ragazzi romani vengono infatti accolti con diffidenza, e anche con qualche insulto. Loro hanno il merito di non farsi abbattere ed eseguono la loro mini-esibizione di poco più di mezz'ora in assoluta spensieratezza, proponendo alcuni brani tratti da "Changes", loro ultimo disco uscito nel 2007, e chiudendo il concerto con "Umbrella", la cover del brano pop di Rihanna. Curioso, e a tratti surreale, notare come si sia riempito il Rolling Stone nel lasso di tempo tra l'ultima nota dei Vanilla Sky e l'ingresso dei Bad Religion.

Bad Religion
Sono quasi le 22 quando, allo spegnersi delle luci, si presentano loro, i Bad Religion, la forte ed unica attrazione della serata, andando ad occupare il palco davanti alla gigantografia della locandina del concerto che prende spunto dalla cover del disco "New Maps Of Hell" e che campeggia da inizio serata. Come d'uso, la band parte subito, senza chiacchiere, eseguendo uno dietro l'altro "21st Century Digital Boy" (con lo stupore dei presenti, trattandosi di un brano che di rado viene proposto all'inizio), "New Dark Ages" e "Suffer", quindi brani tratti sia da dischi passati che dall'ultimo loro lavoro. I californiani appaiono in ottima forma, soprattutto Greg Graffin alla voce e Jay Bentley al basso, anche se, tanto per trovare il neo, pare che quest'ultimo ogni tanto qualche steccatina ai cori la dia. La scaletta prosegue con poche interruzioni, nelle quali Graffin saluta e ricorda quanto si trovi bene a venire a suonare in Italia, fatto confermato dalla loro passaggio ogni due-tre anni nello stivale.

La scaletta prosegue proponendo brani appartenenti all'epopea del gruppo come "I Want To Conquer The World", "No Control", "You" o "Big Bang", brani più recenti quali "Requiem For Dissent", "Honest Goodbye", "52 Seconds" e "Heroes & Martys" (tratti da "New Maps Of Hell"), o leggermente più datati come "The Defense", "Let Them Eat War" e "Social Suicide". Ovviamente non mancano i principali cavalli di battaglia della formazione, e la gioia del tantissimo pubblico che affolla il Rolling Stone viene ripagata con "Recipe For Hate", "Struck a Nerve" e soprattutto con una "Punk Rock Song" cantata da tutto il locale, fino a chiudere con un'altra pietra miliare della loro fantastica carriera, "American Jesus".

Passano però dieci minuti e i californiani tornano sul palco, ma con un leggero inconventiente: Graffin ha una vistosa ferita sulla fronte ed un asciugamano in mano che usa per tamponare il sangue che fuoriesce dal taglio, pare provocato da una porta aperta da un roadie che ha violentemente sbattuto sulla testa del cantante. Anche se non in ottime condizioni fisiche lo spettacolo può riprendere e, dopo aver chiesto scusa per il leggero ritardo, i Bad Religion sciorinano le perle "Generator", "Infected" e "Sorrow"; inutile soffermarsi su quanto sia stato ammirevole regalare al pubblico altri tre brani cantati con la stessa energia, ma soprattutto auto-medicandosi la ferita sulla fronte.

Il concerto, che si conclude alle 23:30 circa, si è dimostrato eccellente sotto tutti i punti di vista, profondendo un'energia e una passione da parte di un gruppo formato da elementi non più giovanissimi ma che non ha rivali, e che indubbiamente fa crescere l'invidia di parecchie band più giovani, in debito d'ossigeno magari già dopo cinque canzoni. I Bad Religion in versione live sono una garanzia assoluta da sempre, come confermato da un Rolling Stone che di rado è stato così colmo. Dopo ventinove brani ed un'ora e mezza di ottima musica i presenti lasciano il locale, ancora una volta pienamente appagati. La "concorrenza" del Rock The Week è stata di gran lunga sbaragliata.

Scaletta Bad Religion:
21st Century Digital Boy
New Dark Ages
Suffer
I Want To Conquer The World
Let Them Eat War
A Walk
Stranger Than Fiction
No Control
Anesthesia
Come Join Us
Requiem For Dissent
Big Bang
Man With a Mission
Honest Goodbye
You
The Defense
Flat Earth Society
Recipe For Hate
Social Suicide
Struck a Nerve
52 Seconds
Heroes & Martyrs
Punk Rock Song
Fuck Armageddon... This Is Hell
Before You Die
American Jesus
Generator
Infected
Sorrow

a cura di Piero Di Battista