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Avail + Ensign + Monkey Faces
Monkey Faces
Ad aprire la serata ci sono
inaspettatamente i Monkey Faces, che
sono riusciti ad ottenere questa data
in extremis ed hanno così la
possibilità di suonare con due
bands di livello mondiale come gli
Avail e gli Ensign. I Monkey Faces
sono un gruppo di Forlì, e se
li conoscevate per il loro EP del '98
"Bad Control" (che è stato
seguito qualche tempo fa da un altro
disco, "Catastrophe"), scordatevi di
sentire una di quelle canzoni ad uno
show della band il genere proposto
è completamente cambiato, non
c'è più quasi niente
dei Monkey Faces di quell'album, ed
anche la formazione è molto
mutata, con l'ingresso di un nuovo
cantante e di due nuovi chitarristi
(fratelli, tra l'altro). La band sale
sul palco piuttosto presto, non sono
neanche le 22:30, ed il pubblico
infatti ancora e più che altro
composto da loro amici e pochi altri
ma peccato perderseli, perché
i cinque forlivesi danno prova di
sapere suonare molto bene un hardcore
a metà strada da old e new
school, con una buona tecnica, un
ottimo cantante che grida e si agita
per tutto il tempo sul palco in puro
stile hardcore, seguito a dovere
anche dal resto dei componenti. I
Monkey Faces suonano per una
mezz'oretta, dopodiché
smontano per lasciare il posto ai
"veri" supporter degli Avail, gli
Ensign, quando però la folla
non è che sia aumentata molto
di numero
Ensign
Gli Ensign sono dei veterani
dell'hardcore, genere che propongono
in una forma molto simile a quella
sentita fino a pochi minuti prima dai
Monkey Faces: elevato tasso tecnico
(soprattutto da parte dell'unico
chitarrista, che si esibisce in
pennate ad alta velocità),
voce gridata con frequenti cori ad
opera del bassista (che ha una voce
ben più profonda del cantante)
e grande energia, il tutto creando
una barriera sonora che non lascia
spazio ad alcuna melodia Come ad ogni
concerto hardcore, sul palco non
c'è tregua: il cantante non si
ferma un attimo, salta qua e
là per tutto lo stage, davvero
non si arresta un secondo dal primo
all'ultimo accordo di ogni brano, ed
ogni tanto lancia anche qualche sputo
al bassista che però sembra
gradire, dato che continua a
ridersela e si limita a lanciare
occhiate a dire il vero non molto
spaventose (ma la sua corporatura
potrebbe mettere paura a qualsiasi
"sfidante"). Intanto però in
mezzo alla folla è Beau Beau
degli Avail che anima la serata,
agitandosi anche lui come un
disperato a ritmo di musica e dando
da dire (amichevolmente) a chiunque
gli si pari davanti a volte si
avvicina al palco e sembra aspettare
che il cantante degli Ensign gli
passi il microfono per potersi
mettere così anche lui a
cantare, ma questo non sembra essere
dello stesso parere, e solo alla fine
lo accontenta permettendogli di
tirare un urlo Gli Ensign salutano e
liberano così il palco per gli
headliner della serata, gli
Avail.
Avail
Già prima che la band di
Richmond salga sul palco, notiamo
Beau Beau, la "cheerleader" del
gruppo, aggirarsi tra la folla a dire
il vero non molto numerosa con un
indosso un bel costume integrale da
tigre con il quale sale poi sul palco
per movimentare come al suo solito la
serata, al fianco dei quattro membri
che suonano effettivamente la musica
degli Avail. Fin dall'inizio si nota
come dal vivo la band della Virginia
appaia ben più violenta che su
disco dove, soprattutto nell'ultimo
"Front Porch Stories", il suono
pulito della registrazione scalfisce
la matrice pienamente NY hardcore dei
cinque statunitensi, pur mantenendo
la carica che esprimono come pochi
altri sanno fare dal vivo Mentre i
quattro suonatori degli Avail sono
impegnati nel lato musicale del
concerto, Beau Beau si dà da
fare in quello scenico, prima
saltando qua e là, poi mimando
di suonare la chitarra, poi la
batteria e concedendo qualche volta
anche qualche traccia sonora al
microfono intonando qualche coretto.
Intanto la potente voce di Tim Barry
la fa da padrone, passando spesso da
un cantato roco ad uno appena
melodico, intonando brani presi un
po' da tutti gli album, dal primo
"Satiate" fino, ovviamente,
all'ultimo album sopracitato,
passando per "Dixie" e "Over The
James", forse i lavori più
amati dai veri fans del gruppo. Tim
sul palco ha delle movenze country
più che hardcore, muovendo per
buona parte dell'esibizione
alternativamente mani e braccia in
avanti, a mo' di ballata ma il
sottofondo musicale non ha proprio
niente della ballata, e gli
atteggiamenti del cantante diventano
più consoni al genere che
suona quando ripetutamente scende in
mezzo al pubblico per cantare e
condividere il microfono con i fans,
che dimostrano di conoscere bene
tutte le loro canzoni. Gli Avail
suonano per più di un'ora,
salutando infine il centinaio di
persone accorse ad assistere al loro
show.
a cura di Giamma
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