The Ataris + Vanilla Sky + Feedback
Serata di spicco all'Estragon di Bologna che ospita per l'occasione i sempre più popolari
Ataris, tornati in Italia dopo l'ultima apparizione avvenuta all'Independent Day Festival.
Altra sorpresa della serata sarebbero dovuti essere i Rocket Summer, "one man band" di Bryce
Avary sulla scia di Dashboard Confessional che per una non precisata ragione, lasciano a
bocca asciutta i curiosi, alcuni lì presenti praticamente solo per loro.
Feedback
Verso le 22:00 appena passate, salgono sul palco gli italiani Feedback: la loro proposta musicale
rasenta lo stile dei Lagwagon da cui il gruppo sembra
ispirarsi non poco. Molti cambi di tempo, parti veloci alternate a pezzi lenti e melodie che
apostrofano momenti più emozionali. Presenti anche rari (e discutibili) stacchi ska.
Venti minuti di esibizione sono sufficienti comunque a rendersi conto delle capacità del gruppo:
abbastanza buone quelle tecniche, ma disastrose quelle sceniche; infantili gag, membri
aggiuntivi che vanno e vengono dal palco, vari coristi aggiunti in una o due canzoni, e
una staticità al limiti del sopportabile hanno reso molto poco gradibile il concerto dei Feedback...
Uno dei pezzi comunque da citare resta comunque "Turning Blue".
Vanilla Sky
Un rapido cambio palco, soundcheck al volo ed ecco pronti i romani Vanilla Sky, supporter
ufficiali del tour italiano degli Ataris, "eletti" tali dallo stesso Kris Roe. Forti
del recente debutto discografico su Wynona, i Vanilla Sky sembrano essere già
discretamente (e giustamente) conosciuti dai più, che danno il benvenuto ai musicisti una
volta saliti sul palco. Molto belli tutti i pezzi, ancora più convincenti che su CD, che
spaziano dall'emo all'hardcore melodico fino ad un paio di pezzi più tirati e urlati, con
dei "guest" sul palco (simpatico il tipo mascherato da Ray Mystiryo) che hanno mutato per
qualche minuto i Vanilla Sky in una band hardcore. Indiscutibile la tenuta del palco: i Vanilla Sky
sono sicuramente uno dei gruppi emergenti con la miglior presenza scenica. I due chitarristi si alternano
spesso alla voce cantando (anche insieme al pubblico presente) i pezzi più rappresentativi
come "Wasting All My Time", "Distance", ed anche un nuovo pezzo,
"Christmas Girl", senza comunque lasciare in disparte gli altri pezzi presenti in
"Waiting For Something". Inutile sottolineare la buona impressione che i quattro
romani hanno fatto alla gran parte del pubblico, accorsa per l'occassione probabilmente
anche per loro. Un palco, quello dell'Estragon, ma soprattuto quello condiviso con gli Ataris, pienamente meritato.
The Ataris
Un altra attesa, questa volta quasi insostenibile, e finalmente giungono sul palco i
protagonisti della serata. La band di Kris Roe, accolta tra applausi e urla di incitamento,
non ripaga equamente il calore del pubblico, a causa di un esordio poco fortunato dello stesso frontman, durante la
prima canzone con un "hi Milano", corretto in seguito dal più esatto
"hi Bologna". Gli ormai lanciatissimi Ataris propongono per la quasi totalità del
concerto pezzi tratti dall'ultimo album "So Long, Astoria": "Takeoffs And
Landings", "In This Diary"," Boys Of Summer" e nel finale "All
You Can Ever Learn Is What You Already Know", senza comunque scontentare i fan della
vecchia guardia proponendo "Summer Wind Was Always Our Song", "Road Signs And
Rock Songs" e "How I Spent My Summer Vacation", tratte da "End Is
Forever", e "1*15*96", "Your Boyfriend Sucks", "San Dimas High
School Football Rules" tratte da "Blue Skies, Broken Hearts... Next 12 Exits". Il concerto dura all'incirca
un'ora e gli Ataris convincono pienamente, puntando magari più sulle canzoni che non
sull'impatto "live", ma il pubblico sembra comunque contento. Pochi gli errori seppur spesso il
quartetto di Santa Barbara si lanci in varianti inedite, allungando le canzoni o proponendo
intro diversi, così come Kris che ogni tanto accenna ad una sorta di "free-style" canoro cambiando
i testi delle canzoni: "last night i had a dream that we went to Bologna" o
"i swear i fuck you like a queen" voltandosi poi verso la sua dolce metà Denice
con una faccia alla "scusa! non mi menare!". Presentata anche il classico "Between You
And Me" (tratta dall'EP su Fat Wreck) mentre sono state lasciate in disparte alcune
canzoni che probabilmente a molti non sarebbe dispiaciuto affatto sentire, come "Givin' Up On Love",
"I.O.U. One Galaxy", "I Won't Spend Another Night Alone" o "The
Last Song I Will Ever Write About A Girl".
La serata volge al termine verso la mezzanotte e mezza lasciando gli spettatori con il
sorriso sulle labbra. Unica nota negativa della serata è forse il
merchandise dello stesso gruppo americano: 30 € per una maglietta sembrano un tantino
esagerati. Divagazione a parte usciamo dal locale alla fine del concerto contenti dello
spettacolo appena visto, ma con un interrogativo in testa: ma che fino hanno fatto i Rocket
Summer? La loro improvvisa assenza probabilmente non è stata pubblicizzata tanto quanto la loro prima annunciata presenza...
a cura di Max e Alex