Anti-Flag + The Darkest Hour + Pipedown
Essendo oggi un martedì ovviamente il locale è tutt'altro che pieno, nonostante da soli gli Anti-Flag dovrebbero garantire un'affluenza più che discreta nonostante la data sia infrasettimanale.
Pipedown
I Pipedown solcano stasera per la prima volta nella loro vita un palco italiano, e lo fanno dopo quasi sei anni di attività: questo quintetto californiano è infatti attivo dal 1998, e da quel momento fino ad oggi ha rilasciato due album, entrambi per la A-F, etichetta degli stessi Anti-Flag headliner di stasera, di cui l'ultimo è "Mental Weaponry", uscito nell'autunno del 2003.
L'impatto iniziale è sicuramente d'effetto, perché il muro di suono che questi ragazzi riescono a creare dal vivo è davvero notevole, grazie principalmente ai decisi "stoppati" di chitarra ed al secco e preciso "drumming": il loro "sound" sembra davvero più tagliente dal vivo rispetto a quanto non appaia su CD, dove sembrano una copia un po' più violenta (ma spesso neanche troppo) dei vecchi A.F.I…. Sul palco invece tutto viene un po' cambiato, ed i Pipedown piuttosto che all'hardcore californiano si avvicinano decisamente a sonorità da NY hardcore, accenni del quale si trovavano peraltro spesso nei loro primi lavori, ma le cui tracce si erano leggermente perse nell'ultimo lavoro; ed anche il cantato di Ean dal vivo pare praticamente sempre urlato, mentre il realtà su CD si sentono spesso anche deviazioni verso il melodico… Anche la tenuta del palco non è niente male, perché un po' tutti scalpitano sulla scena: persino il batterista, figura che tipicamente se ne sta un po' sulle sue, durante gli sporadici cali di ritmo cerca un po' di gloria e di attirare attenzione alzando ad esempio un braccio al cielo con la bacchetta in mano mentre con l'altra continua a picchiare i suoi "tamburi"… Gli unici che se ne stanno un po' fermi sono i due chitarristi, ma questo è anche comprensibile, visto che spesso devono impegnarsi in riff certamente non banali. Una mezz'oretta basta loro per proporre un po' di brani presi da entrambi i dischi, e poi smontano per lasciare posto ai Darkest Hour.
The Darkest Hour
Gli si darebbe meno di una cicca a vederlo così il cantante di questa band di Washington, DC, ma appena apre la bocca per iniziare a gridare bisogna ricredersi, perché ha un'ugola veramente potente, perfetta per il tipo di musica che suonano i Darkest Hour, un death-metal/hardcore immensamente aggressivo… Ancora prima della voce del cantante a colpire è infatti il tremendo uso del doppio pedale da parte del batterista, che assilla continuamente ogni canzone del gruppo, in puro stile death-metal appunto: a volte da quanto è pressante il suo lavoro di gambe sembra quasi che lui non riesca a starci dietro! Però a lungo andare il tutto risulta un po' monotono, perché questo "trrrrrrrrrrrrrrrrrrrru" senza sosta se da un lato è divertente dall'altra calamita troppo l'attenzione e alla fine fa passare in secondo piano tutto il resto, che tra l'altro già di per sé non è troppo vario o melodico… Dopo poche canzoni ma parecchi minuti di musica (la durata di una loro canzone è sui cinque primi) decidono che è ora di lasciare spazio al prossimo gruppo, non prima comunque di avere accontentato quella parte di pubblico che era lì anche per loro, visto che infatti un discreto numero di persone sembra conoscerli o per lo meno apprezzarli.
Anti-Flag
Dopo la classica attesa più lunga per gli headliner, tocca agli Anti-Flag salire sul palco, che ovviamente sono coloro per i quali la maggior parte della gente è oggi qui, e comunque già prima dell'inizio Chris #2 si guadagna gli applausi del pubblico riuscendo a lanciarsi il cappellino sulla testa con il piede… Appena iniziano a suonare però si nota subito una cosa un po' inaspettata: la voce di Justin, così aggressiva su disco, non è poi in realtà poi così potente, ed anzi verso la fine del concerto subisce cali notevoli; la cosa è comunque anche comprensibile, visto che la band è in tour praticamente ininterrottamente da ottobre e cantare/urlare ogni sera non dev'essere certo una goduria per le corde vocali… Questo non impedisce comunque che gli Anti-Flag mettano su comunque un bel concerto, che diventa molto godibile e scatenante per il pubblico soprattutto quando si cimentano nelle loro canzoni più movimentate, come "Rank-N-File" e "Turncoat" (il cui ritornello "Turncoat! Killer! Liar! Thief!" è ovviamente dedicato a George W. Bush) tratte dall'ultimo album "The Terror State", già diventate veri e propri cavalli di battaglia del gruppo di Pittsburgh ed alcune tra le preferite dal pubblico. Pubblico che nonostante non sia numerosissimo comunque si scatena, e soprattutto è il cantante dei Darkest Hour a dare spettacolo, prima portando in giro per la sala da ballo nel pogo una pianta di due metri (rischiando anche le botte di un buttafuori) e poi facendo stage-diving divertendo molto in questo modo i membri degli Anti-Flag (a parte l'impassibile Chris Head, che è sempre presissimo nel suonare e sembra non accorgersi di ciò che accade intorno a lui). Comunque a dispetto di quello che si può pensare non si prolungano mai in sermoni anti-americanistici tra una canzone all'altra, anche se accenni a tale argomento non mancano; anzi più che altro è il pubblico che tira fuori l'argomento, ad esempio quando tenta di appiccare fuoco ad una bandiera americana (ed alla cui scena Justin non può fare a meno di sorridere…). Il concerto si chiude con "911 For Peace", il brano scritto subito dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 agli Stati Uniti, per la cui occasione sale sul palco un ragazzo del pubblico che si cimenta nelle parti cantate di Chris #2 duettando con Justin per tutta la durata della canzone stupendo i presenti, ed anche gli stessi Anti-Flag, per la sua bravura.
Ed alla fine bagno di folla per i membri della band, disponibilissimi a scambiarsi abbracci e dialoghi con il pubblico.
a cura di Giamma