Alkaline Trio + Forty Winks
Milano. Venerdì 17. Alkaline Trio in concerto al Transilvania. Un giorno così cupo e carico di
tradizioni di sfortuna non poteva essere più adatto per un gruppo che di tristezza e suoni sinistri ne ha fatto una bandiera. La giornata sembrava voler impedire l'evento: autostrade bloccate, incidenti per la nebbia… Tuttavia, il tutto si risolve per il meglio, ed il Transilvania si riempirà di ragazzi e ragazze pronti ad acclamare i loro idoli. Tra la folla si notano molte personalità della scena italiana, fra cui Olly degli Shandon, giunti per seguire l'unica data italiana degli Alkaline Trio.
Forty Winks
I Forty Winks, band bolognese che si sta facendo un nome in giro per l'Italia, cominciano in perfetto orario e non deludono le aspettative regalando un gran bel spettacolo, breve ma intenso. Il gruppo, che ama coniugare sapientemente elementi pop punk ad elementi emo attraverso un'impostazione rock'n'roll, naturalmente concentra la sua performance sui brani dell'ultimo album, omonimo, dove sono le sonorità rock'n'roll a farsi più sentire. Il chitarrista della band, Andrea Cristallini, ha inoltre in più di un occasione suonato le tastiere, aumentando ulteriormente la già buona resa live dei nuovi brani. I suoni sono accettabili, forse le chitarre un po' troppo in primo piano e la voce un po' assente, ma durante il concerto queste imprecisioni vengono aggiustate egregiamente. Il pubblico sembra reagire bene ai quattro bolognesi, anche se è un po' statico; ma quando il gruppo sfodera le sue vecchie hit, tratte da "Sweet Sweet Frenzy", la reazione è ottima e sono molti quelli che cantano a squarciagola. Nel complesso quindi un buon concerto per una band che ha grandi potenzialità e sicuramente un futuro ancora più roseo davanti a sé.
Alkaline Trio
Circa 15-20 minuti di cambio palco, durante i quali il Transilvania si riempie, e gli headliner cominciano a suonare. Sfondo con un cuore nero ed un drumset macabro, giocato sulle tonalità di bordeaux e nero, fanno da contorno scenico al concerto della formazione di Chicago. I tre, come al solito, sfoggiano un look dark e si nota soprattutto l'acconciatura atipica di Derek Grant, dietro alle pelli. Apertura inaspettata con "Back To Hell", di "Crimson", ed il pubblico inizia subito a scatenarsi in un pogo mai troppo violento, in verità. La band, infatti, non esegue le canzoni a velocità più elevate, rispettando i tempi in maniera perfetta, facendole così rendere al meglio.
Impressionante il batterista, un vero "mostro", capace di ritmi complessi e dotato di precise movenze. I suoni sono ben fatti e tutto sembra perfetto. La band comincia quindi a regalare, una dopo l'altra, le canzoni migliori che l'hanno resa famosa: "We've Had Enough", "Private Eye", il singolo "Mercy Me". Con piacere, il gruppo propone anche vecchie gemme, prese da "Goddamnit" (bellissima l'interpretazione di "Cringe") e "From Here To Infirmary", molte delle quali cantate dal bassista Dan Adriano.
Il pubblico è molto numeroso e canta a squarciagola; il gruppo sembra apprezzare il supporto ed a sua volta fa cantare molti pezzi di canzone solamente dal pubblico: è il caso di "Burn", l'ultimo singolo estratto da "Crimson", eseguito veramente bene ed apprezzato calorosamente. Lo show continua, con canzoni dei vari album abilmente mischiate: in pezzi come "Prevent This Tragedy" si ricorre anche all'uso di basi per i violini ed il piano. I pezzi più apprezzati del finale risultano essere "Armageddon" e "This Could Be Love", sulle cui note la band fa nuovamente cantare il pubblico. Come di consueto, il gruppo se ne va per farsi richiamare, ma le persone presenti non riescono ad intonare un coro così forte ed unito; nonostante ciò la band torna e regala la sua canzone forse più famosa, perché passata su MTV Brand New varie volte, "Time To Waste", dove il pogo tocca la sua punta massima. Consueta poi la chiusura con "Radio", canzone bellissima dove il pubblico nella parte finale canta senza neanche l'accompagnamento, ed i sorrisi stampati sulle facce del trio spiegano la loro soddisfazione nell'essere apprezzati così tanto anche in Europa ed in Italia.
Con questa bella esibizione gli Alkaline Trio smentiscono coloro che sostengono la scarsa resa dal vivo dal gruppo, che non ha invece deluso, a parte qualche stecca vocale, soprattutto negli acuti, quando Matt Skiba perde qualche colpo. Un altro difettuccio è stata forse la mancanza di pezzi stupendi come "All On Black" o "Sadie", ma è solo un piccola macchia di un'ottima serata. I due gruppi hanno messo su un ottimo concerto, ed i soldi spesi sono stati ripagati dallo show di una band (gli Alkaline Trio) che ha forse raggiunto l'apice della sua carriera e che inizia ad essere apprezzata giustamente anche qui da noi.
a cura di Giulio