Homepage Biografie Recensioni Live Report Interviste Contatti Links


Intervista agli Useless ID

Tornano gli Useless ID con il loro nuovo album "Redemption", e per l'occasione tornano anche in tour in Europa a deliziare i palchi con le loro sempre spettacolari esibizione. Con quest'album si è esaurito il contratto che li lega alla Kung Fu, ed Ishay Berger, il chitarrista, ci ha parlato un po' anche di novità riguardanti questo tasto... Per un gruppo proveniente da una zona calda come Israele, ovviamente poi il discorso si è spostato anche su temi politici e sociali, sebbene il combo non sia orientato a tali temi a livello lirico.

Maggio 2005

Allora, vi state bevendo delle buone birre in questo tour?
Sì, questa che ho in mano non è per niente male. La Ceres è una buona birra. In Germania abbiamo bevuto tante Beck's, tante buone birre tedesche. Il problema è che siamo stati per parecchi giorni in Germania e le birre si scaldavano.

Ti piace girare l'Europa in tour?
Sì, ed adoro l'Italia. In Europa è effettivamente uno dei paesi che preferisco, insieme ad Olanda ed anche Spagna. Non mi piace invece l'Inghilterra, perché fa freddo ed è grigia, e poi lì la vita costa molto. Però anche lì mi diverto lo stesso, mi piace bere birre inglesi insieme a gente inglese.

Quante volte siete già stati in tour in Italia?
Questa è la quarta volta che suoniamo a questo locale, il Rock Planet, ed è credo la sesta volta che giriamo l'Europa. Cerchiamo di passare un po' dappertutto, a volte è un po' dura ma facciamo del nostro meglio.

L'uscita su grande scala di “Redemption" si sta avvicinando. In questo tour state suonando anche canzoni prese da quell'album, anche se il pubblico magari non le conosce?
Sì, non ci interessa. Queste sono le nostre nuove canzoni e le vogliamo suonare. Non le suoniamo tutte tuttavia, giusto qualcuna.

Allora il tour di promozione ufficiale di “Redemption" sarà il prossimo…
Beh, sì… Probabilmente però torneremo già in agosto, forse anche per suonare a qualche festival, ma principalmente in tour insieme ad un altro gruppo. "Redemption" è uscito in Israele e Giappone già lo scorso dicembre, quindi visto che si trova già da tempo anche da scaricare – illegalmente – da internet, quali sono le vostre idee circa questo fenomeno?
Anch'io scarico da internet. Comunque, quando il disco sarà uscito preferirei che la gente andasse a comprarselo, però capisco che se il disco è già uscito da altre parti 5 mesi fa, capisco che i ragazzi per sentirlo se lo debbano scaricare, e non m'interessa. Finché la gente si interessa alla nostra musica, non m'interessa dei soldi, davvero. Perché poi magari i ragazzi vengono al concerto, eccetera…

Perché avete, voi o la Kung Fu Records, avete deciso di licenziare l'album in Giappone ed Israele parecchi mesi prima che nel resto del mondo?
Sinceramente non lo so, è l'etichetta che si occupa di tutte queste cose… Credo che ci siamo momenti migliori e momenti peggiori per fare uscire un disco… Non sono molto partecipe in queste cose. Questa è l'industria musicale, non mi interessa il lato commerciale.

In Europa l'album uscirà sempre in luglio come in America?
Prima, prima. Credo il 6 giugno. Già è pronto da distribuire, presto arriverà nei negozi. Comunque in questo tour ce ne siamo portati un po' di copie da Israele, per chi lo volesse acquistare al concerto.

Avete avuto una serie di cambi alla batteria nel periodo delle registrazioni di “Redemption", perciò chi è che ha inciso le tracce di batteria dell'album?
Moz Ulrich, ma l'abbiamo cacciato appena terminate le sessioni. Non era un bravo ragazzo, non ci piaceva. Di fatto era parte del gruppo, ma terminato il disco abbiamo deciso di non volere partire in tour con lui. Il bello è che si era unito a noi solo poco prima di entrare in studio, e quindi non ha mai suonato nemmeno un concerto dal vivo con noi. Adesso invece abbiamo Harpak, lui sì che è un bravo ragazzo, simpatico e davvero divertente.

Siete stati piuttosto fortunati nella vostra carriera: non capita a tutti che un gruppo non americano (per non dire israeliano!) riesca ad andare in tour in America, suonare allo storico locale di Berkeley del Gilman Street, rilasciare una serie di album per una decorosa etichetta statunitense come la Kung Fu… ma cosa credete che vi abbia aiutato di più nella vostra storia: Kris Roe degli Ataris, che vi ha in qualche modo scoperto, Joe Escalante della Kung Fu, o il vostro talento?
Solamente duro lavoro. Io quando penso a gruppi fortunati penso a Simple Plan, loro sono fortunati! Hanno poco più che 18 anni, hanno tanti soldi e tante ragazze. Noi non siamo molto fortunati se ci si pensa bene: viaggiamo per il mondo in un piccolo pulmino dove dormiamo anche, non abbiamo mica un tour bus! Non è semplice la nostra vita: tutto ciò che abbiamo fatto nella nostra carriera, certo ci sono state persone che ci hanno aiutato, ma ciò che abbiamo fatto è stato frutto del nostro lavoro. Abbiamo sempre fatto del nostro meglio per arrivare da qualche parte.

Ma siete stati sempre voi dall'inizio, ad eccezione del batterista, fin da quel primo EP “Room Of Anger"?
Non proprio… In “Room Of Anger" c'eravamo io e Guy, con due altri ragazzi, di cui uno era il nostro batterista storico Ralph Huber. Yotam ancora non c'era, ed al basso avevamo un altro ragazzo. Poi da “Dead's Not Punk" siamo stati sempre io, Guy e Yotam, con il batterista che girava. Ralph è stato proprio il nostro primo batterista, mentre nei primi tempi abbiamo avuto due diversi bassisti, che credo ormai non siano più nemmeno coinvolti nell'ambiente musicale…

Da un gruppo che viene da una terra così controversa come Israele ci si aspetterebbero magari canzoni politiche, invece voi avete scelto un'altra strada. Perché?
Credo che sia dovuto principalmente al fatto che veniamo da un posto dove la politica è parte integrante della vita di tutti i giorni: tutto il giorno, tutti i giorni, tutta la vita. Tutti parlano continuamente di politica, chiunque ogni giorno ne discute. Quando abbiamo iniziato a suonare volevamo evadere da questa situazione; cioè, tutti noi siamo interessati di politica ed abbiamo la nostra visione, che ovviamente è nettamente di sinistra, però vogliamo lasciare la nostra musica al di fuori di questo. Noi non sopportiamo Israele nella sua politica di occupazione della Palestina, però è fin troppo semplice parlare di queste cose ed a noi non interessa farlo con la nostra musica: abbiamo altre cose di cui occuparci.

Non si sente certo spesso parlare di gruppi israeliani. Ma com'è la scena punk nel vostro paese?
E' buona dai, anche se non molto vasta. C'è un grande gruppo che ha veramente belle canzoni, si chiamano Man Alive… E poi ci sono tanti piccoli gruppi che nascono e muoiono. Non esistono gruppi di lunga data, credo che noi siamo il gruppo più longevo di Israele, per quanto riguarda il punk almeno. Però ci sono molti giovani che seguono; in genere un nostro concerto là porta dai 300 ai 600 ragazzi.

Ma quale genere va per la maggiore oggigiorno? Anche lì l'emo per caso?
Noooo! Più che altro c'è molto street, oi!, qualcosa di punk vecchia scuola, un po' di hardcore, e niente emo grazie a Dio! Nessuno ha tempo di pensare alle emozioni in Israele. Sì, c'è molto punk rock, ma pochi gruppi davvero validi. Anzi, ci sono parecchi gruppi di merda! Ma d'altronde è un piccolo paese.

Voi vivete ancora lì
Sì, sì, e ci torneremo dopo questo tour.

Come vedi al momento la situazione in Israele? Sembra che ultimamente le cose vadano meglio…
Non credo stia andando meglio. Penso che ciò che accade sempre è che ci sono momenti di calma alternati a momenti di violenza, ma rimane sempre un posto pericoloso. Non c'è mai un periodo di vera pace.

Ma c'è da avere paura ad andare in giro, in centro città magari?
No, io non ho mai paura, non me ne curo…

Ma sei mai stato coinvolto, ovviamente alla lontana, in un attentato?
No, io no, ma una ragazza che era una nostra grande fan, solo due giorni dopo ad avere assistito ad un nostro concerto ad Haifa è salita su un autobus che poi è esploso. E' stato veramente orribile. Ma io personalmente no, sono stato fortunato credo.

Pensi che però la morte di Arafat possa essere l'inizio di una svolta, nella ricerca di una soluzione al problema del Medio Oriente?
No, non credo, magari in qualcosa… In Medio Oriente ogni volta che un problema viene risolto se ne presenta un altro, prima o poi torna sempre ad esserci una brutta situazione e tutto per colpa di quella sfottuta religione, ed anche dei soldi in parte.

Qualcuno degli Useless ID è interessato nella religione?
No, a nessuno di noi interessa la religione.

E' presto, in fondo “Redemption" deve ancora uscire in praticamente tutto il mondo, però è stato registrato oltre un anno fa… Ma avete già nuove canzoni pronte?
Sì, abbiamo già scritto qualche nuova canzone…

Quando pensate possa uscire il nuovo album?
E' difficile da dire, perché con “Redemption" si è esaurito il nostro contratto con la Kung Fu Records. E adesso registreremo demo per i fatti nostri che poi manderemo a varie case discografiche, e vedremo…

Ma se la Kung Fu fosse interessata a rinnovarlo, voi accettereste?
Sì, si potrebbe fare. Vedremo, anche perché le nuove canzoni sono un po' diverse…

Probabilmente la Fat Wreck si farà avanti, lo sapete?
Sì, credo anch'io. Probabilmente ne discuteremo con Fat Mike.

Lo conoscete?
Oh sì, certo.



a cura di Giamma