Homepage Biografie Recensioni Live Report Interviste Contatti Links


Intervista ai Sun Eats Hours

Sull'onda del recente split di cover metal com i giapponesi Nicotine, i Sun Eats Hours si raccontano per voce del loro leader Francesco Lorenzi, spaziando tra aneddoti riguardanti l'ideazione e la creazione dei brani, la situazione odierna dell'industria musicale e la loro maniera di concepire la musica...

Dicembre 2006

Come nasce il progetto "Metal Addiction", lo split con i giapponesi Nicotine che avete presentato stasera, qui al Transilvania di Milano?
La storia della nascita di "Metal Addiction" è curiosa... Lo scorso febbraio, tra il pubblico della nostra prima fortunata data a Tokio, c'erano due membri di una celebre punk band giapponese, i Nicotine. A fine concerto il nostro promoter li ha invitati al nostro aftershow in un locale lì vicino. Abbiamo passato tutta la nottata parlando delle nostre differenti esperienze, accompagnando ogni storia con mille tipi differenti di bevande alcoliche... Questa è una band da 100.000 copie a disco, che ha partecipato due volte al Warped Tour negli Stati Uniti ed ha una sfilza di tournée asiatiche con i più importanti gruppi del pianeta. Ci siamo salutati solo verso mattina, reciprocamente felici d'esserci conosciuti...
Al nostro ritorno in Italia sono stato contattato dall'etichetta discografica di questi Nicotine (la Sky Records, etichetta che conta novanta album pubblicati), con la proposta di partecipare alla continuazione del famoso split album intitolato "Movie Addiction", disco che vedeva Nicotine e New Found Glory nello stesso split per rivedere pezzi celebri tratti da colonne sonore di film. Ovviamente la proposta ci è subito balzata agli occhi positivamente, ma ho voluto rilanciare proponendo qualcosa di diverso da "Movie Addiction 2", qualcosa che fosse più irriverente, interessante e stimolante... Cioè "Metal Addiction"!

In passato il vostro tour è sbarcato in Giappone con ottimi risultati, cosa ne pensate del mercato nipponico? Cosa importereste in Italia della loro mentalità musicale?
Importerei il valore comune tra la gente, che concepisce un album musicale più o meno come un libro. Le persone si recano nei negozi di dischi con la stessa predisposizione con cui ci si reca in un negozio di libri. Sanno che c'è molto da scoprire, qualcosa che può avere tanto da trasmettere se è in armonia con il loro modo di essere di quel determinato momento. Sanno che un disco è come uno scrigno prezioso, non lo copiano perché rispettano il lavoro di chi l'ha fatto. Per questo motivo una band come i Sun Eats Hours ha potuto avere migliaia di ascoltatori in Giappone. Non c'era promozione su di noi (tutti sanno benissimo che fino ad oggi siamo stati una band indipendente, cioè autoproduciamo la nostra musica). Molte persone si recavano al negozio di dischi, ascoltavano il nostro album "The Last Ones" (nei negozi ci sono centinaia di colonnine d'ascolto) e compravano il disco perché apprezzavano la musica. Ecco, ci siamo intesi! Una volta ogni tanto è la musica a fare la differenza! E' un piccolo esempio di meritocrazia in un ambito che, come tutti quelli legati alla vendita, è regolato al 90% da variabili non dipendenti dalla qualità di ciò che viene proposto.

Cosa ne pensate allora dei Nicotine?
Conosco personalmente poco la band, ci siamo visto con due di loro una notte a Tokio, ma ho potuto capire che anche loro hanno fatto crescere il loro gruppo contando quasi esclusivamente sulle loro forze. So che sono famosissimi in Asia, che hanno fatto cose impensabili per essere giapponesi. Penso che loro sappiano bene cosa significhi non essere americani o inglesi...

L'ascolto dell'album manifesta l'utilizzo durante la fase di registrazione di settaggi propri dei live, come mai la scelta di lavorare in maniera meno consistente sulla post-produzione?
In realtà non abbiamo lavorato in modo meno consistente rispetto al passato, bensì ci siamo accorti che le prese microfoniche fatte erano eccellenti. Il sound era quello giusto, la precisione e grinta erano al top. Tutti direbbero che abbiamo lavorato a lungo in studio per ottenere suoni così adatti al tipo di canzoni, ma invece è stato tutto molto naturale ed entusiasmante. Quindi abbiamo seguito una direzione non molto alla moda ultimamente, ma che in questo caso ha fatto la fortuna della nostra registrazione.

A quale dei brani da voi scelti per lo split siete più legati, e perché?
Personalmente sono molto legato a "You Shook Me All Night Long". Quando ascolto l'originale degli AC/DC penso sempre che è un pezzo meraviglioso. E' una canzone ispirata, legata tenacemente alla storia che racconta il suo testo (che avrei voluto scrivere io!). Ascoltiamo molto spesso quella canzone quando siamo in tour, la collego alle esperienze fatte con i miei cari amici, la mia band. Mi fa pensare alla magia unica dell'essere in tour nel tuo furgone, con il sole in faccia e l'orizzonte davanti a te!

"Rain" è il primo singolo estratto da questo album, avete girato anche un video-clip di questo brano originariamente dei Cult…
Esatto… Questo video mi fa impazzire! Il singolo di "Metal Addiction" è appunto "Rain" dei Cult, un pezzo che amiamo e che sentiamo veramente nostro in questa nuova versione. Abbiamo girato il video nell'Antico Arsenale di Venezia, location semi inaccessibile a due passi da Piazza San Marco. Io adoro la città e la sua storia. Mi è nata l'idea e ho fatto i salti mortali per i mille permessi (convincete voi la marina militare e il ministero che girerete un video di musica alternativa nella loro perla più preziosa!). Però… Ne valeva la pena!
Stefano Bertelli e Seenfilm hanno diretto il video, mentre Darkside studio ha curato l'animazione 3D. Sì, perché il video è un misto tra animazione e realtà ("Rain"...)! Da produzione indipendente posso dire che questo video dà il giro a tanti video in perenne rotazione, fatti con cifre da capogiro. Alle spalle c'è tanto entusiasmo, dedizione e talento. Vediamo se i "grandi che decidono le sorti delle band" apprezzeranno l'ennesima produzione indipendente di questi che credono in qualcosa e lo fanno, direi, bene.

La musica e l'arte in generale vive da sempre un dualismo concettuale riguardante il significato e l'utilizzo della produzione artistica di un "genio": si è sempre dibattuto tra i sostenitori dell'arte come fine a se stessa e dell'arte come vettore di un messaggio, di un pensiero… Voi cosa ne pensate?
Credo si possa dire che l'arte si crei attraverso un'espressione di stimoli, istinti, pensieri e/o concetti, uniti ad un talento. Di per se quindi, volenti o nolenti, l'arte si rifà a qualcosa che non è esclusivamente nell'oggetto stesso creato. Per questo l'arte può richiamare, anche involontariamente, concetti, ricordi, idee e quant'altro. Dunque sento che l'arte, sia volontà esplicita o no del suo creatore, porta in sé pensieri, messaggi, riporta sensazioni e idee. Ovviamente poi può essere utilizzata come vettore volontaria di messaggi, indirizzati in modo esplicito. Detto questo, io sono un sostenitore di un'arte volutamente comunicativa.

Se pensate che l'arte sia portatrice di ideali, potete rispondere a questa domanda: avendo la possibilità di amplificare il suono delle vostre voci e strumenti in tutto il mondo, qual è il messaggio che vorreste lanciare?
Questa è una domanda pesante come il mondo. Ritengo d'avere così tante cose da dire che una sola sarà molto poco, ma sarà comunque qualcosa. Però ti devo chiedere di seguirmi in alcuni pensieri, per arrivare ad un dunque.
Quando guardo ogni persona negli occhi, sento che dentro quel corpo, al suo interno, c'è qualcosa di meraviglioso, vivo, unico e immortale, slegato dalle condizioni fisiche umane. Sento che la Terra è un posto che ci fa da casa per un po' di tempo, per un periodo determinato. Il nostro mezzo materiale per esserci, qui, in questo mondo, è appunto il corpo. Ci fa da contenitore e da mezzo, splendido, per vivere. Però non siamo esattamente noi.
Vivere questa vita in questa terra ci permette di crescere ed evolvere come anime e spiriti, attraverso le esperienze che facciamo e decidiamo di fare ogni giorno, nel rapporto col nostro prossimo. Dolore, gioia, speranza, passione, disperazione, illusione, ricatto, vendetta, sconfitta, vittoria, povertà, ricchezza, amicizia, scontro, pace, armonia ecc... Tutto ciò vive nell'uomo e nella terra, e ci insegna nell'ultimo respiro solo una cosa: l'amore è l'unica cosa che conta. L'amore nelle sue mille sfaccettature. Quando moriremo, o ci appresteremo a quell'avvenimento, non saranno le nostre ricchezze o i nostri traguardi materiali e di prestigio a contare, sarà l'amore che abbiamo dato e ricevuto a fare la differenza nel nostro cuore e in quello del mondo stesso.
Partendo da questo punto di vista, la cosa più bella è riuscire a vivere questa esperienza, che è la vita, con la volontà di provare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, assecondando l'inclinazione benefica che ogni anima porta dentro se stessa... Vivere imparando a distinguere ciò che è bene e male, ciò che in fondo sappiamo già da subito. Perché credo che ogni uomo dentro sé abbia una scintilla divina, che può accendere un fuoco e illuminare una strada già presente in noi, in potenza. Se noi dessimo ossigeno a quella scintilla, avremmo un fuoco invincibile dentro noi stessi, e saremmo molto più felici. L'uomo vivrebbe con meno dolore il suo esistere, e darebbe più risposti a tanti dei suoi "perché?".

Questi ultimi mesi stanno segnando un certo livellamento tra la scena underground e quella mainstream. In prospettiva futura quali sono le vostre considerazioni e speranze rispetto al panorama musicale italiano?
Oggi compio nove anni coi Sun Eats Hours, e quindi di cose ne ho provate, viste e fatte moltissime, come membro di una band indipendente ed underground. Posso dirti che ora come ora, in verità, c'è un terribile e pericolosissimo dislivello tra ciò che è mainstream e ciò che è underground. Questo è dovuto al peso di certi media contro altri. L'underground inizia ad avere delle grossissime difficoltà di resistenza (fisica, mentale ed economica) a causa della minore influenza nella gente da parte dei media che contano per il settore underground. Ti faccio degli esempi palesi, che porto perché li ho provati sulla mia pelle: una canzone nella playlist di 50 radio locali, o di settore, non riescono a creare il movimento reale che crea una (una!) sola radio network. Dieci riviste di musica alternativa non riescono a coprire abbastanza il territorio come fa un magazine mainstream, legato magari a multinazionali. Un video in perenne rotazione su tre/quattro televisioni musicali nazionali, ma non principali, non fanno quello che riesce una sola emittente principale/multinazionale. Un booking indipendente, a differenza di quattro/cinque anni fa, soffoca sotto il peso dei booking associati o multinazionali.
Sono realtà di ogni giorno per ogni musicista ed etichetta discografica che produce/suona musica non supportata dai media "che contano". Questo sta uccidendo la possibilità di fare produzioni di qualità, perché manca forza ai media che puntano maggiormente su tutta la musica indipendente e/o alternativa. Quindi questi media o muoiono, o cambiano direzione o si assestano su più bassi livelli di visibilità. Questo uccide le menti creative, perché le possibilità, anche se sembrano di più a prima vista, sono nella realtà dei fatti (e dei conti), di meno.

Dopo tutti i risultati e i riconoscimenti ricevuti in questi anni, qual è il sogno che dovete ancora realizzare?
Avere lo spazio che ci meritiamo in certi network che continuano ad essere sordi e cechi, nonostante l'evidenza dei fatti che ci supportano.

Per quanto riguarda i vostri progetti futuri, quando tornerete in studio per un nuovo album? E il nuovo tour?
Il nuovo album?!? "The Last Ones" è uscito appena un anno fa, "Metal Addiction" è uscito ora. Penseremo prima di tutto al tour. Saremo in Italia fino a metà febbraio, poi ci sposteremo in Spagna per dieci date molto attese, poi torneremo in Italia, Giappone, Germania e... Ancora Italia.

Grazie.
Grazie a te, grazie per lo spessore di alcune domande, bisognerebbe parlare più spesso di certi argomenti.



a cura di Tommaso Ricci




Francesco Lorenzi