Homepage Biografie Recensioni Live Report Interviste Contatti Links


Intervista ai Sick Of It All

Insegnano come si suona hardcore da tanti anni e sono rimasti ormai gli unici veri paladini del puro, vero, vecchio NY hardcore. Sono appena usciti con un nuovo album, "Life On The Ropes", ma i Sick Of It All non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Armand Majidi ha risposto a qualche domanda.

Settembre 2003

Prima di tutto, parliamo del nuovo album, "Life On The Ropes". Sembra essere molto più simile a vostri vecchi album come "Scratch The Surface" piuttosto che agli ultimi come "Yours Truly"… Possiamo dirlo?
Credo sia una cosa intelligente dire così. Abbiamo scritto le canzoni con la stessa mentalità. Sentivamo che era il momento di tornare ad un suono più pesante, ma non volevamo nemmeno limitarci ad uno solo stile. Il carattere oscuro di questo disco è sicuramente molto vicino a "Scratch The Surface".

Come è nata la vostra collaborazione con John Joseph dei Cro-Mags?
E' tanto tempo che chiedeva a Pete di potere apparire in un nostro album come ospite, e finalmente abbiamo avuto la possibilità di averlo in studio con noi. Ha portato tanta energia ed è stata una grande cosa averlo potuto avere nel nostro disco.

Tra le voci ospiti dell'album c'è anche una certa Mei-Ling "Bongo" Koller. Qualche parentela con Lou o Pete?
Mei-Ling è la moglie di Pete. Si è risposato dopo essersi separato dalla prima moglie qualche tempo fa.

Dopo venti anni siete ancora qui ad insegnare come si suona hardcore. Qual è il segreto della vostra longevità? La maggioranza dei gruppi hardcore sopravvive quattro-cinque anni…
Probabilmente è perché siamo riusciti a restare amici per tanto tempo, e perché cerchiamo di nascondere i limiti ed i difetti di ciascuno di noi per il bene della band. Per noi i Sick Of It All sono un'entità unica, perciò non lasciamo alle individualità di ognuno di noi tanto spazio quanto magari succede in altri gruppi. Non consigliamo a tutti di fare così, ma per noi ha funzionato.

Quando si è giovani si è arrabbiati con tutto. Dopo tutti questi anni, lo siete ancora?
Guarda le persone più vecchie di te. Sembrano tutti dei miserabili! Mi sembra che la gente diventi più "amara" quando invecchia. Tanto dell'ottimismo giovanile viene perso quando diventi grande, e sembra che quell'idea di potere cambiare il mondo sia perduta. Noi siamo stati fortunati ad avere avuto l'opportunità di modificare la vita di tante persone grazie alla nostra musica, ma non ci illudiamo di essere importanti per questo. Credo che chiunque oggi sia d'accordo con me che lo stato del mondo attuale dà maggiori ragioni di essere arrabbiati, non importa quanti anni hai.

C'è un vostro album che ti piace più degli altri?
Il nuovo, sicuro! No, non ti sto prendendo per il culo, credo davvero abbia il minore numero di errori rispetto agli altri.

Cosa ti piace e cosa non ti piace della tua città, New York?
Adesso vivo in California, ma considero sempre New York casa mia. Adoro Manhattan - dei dintroni posso farne a meno - ma è così cara che mi sono trasferito a 3.000 miglia di distanza! L'atmosfera, energia ed il carattere della gran parte di Manhattan sono grandi. E' incredibile che una città così abbia un così grande impatto sul mondo.

Certamente tu hai vissuto la tragedia dell'11 settembre 2001 in una maniera molto più diretta della nostra, qui in Italia ed in Europa… Cosa stavi facendo? Quali sono stati i tuoi primi pensieri?
Eravamo in Giappone quel giorno. Avevamo appena suonato un concerto ad Osaka, ed il nostro organizzatore ci ha detto del primo aereo. Abbiamo visto tutto ciò che accadeva in TV, nel nostro hotel, e non potevamo credere ai nostri occhi quando il secondo aereo si è schiantato. Ero veramente preoccupato per mio fratello e mio padre, che lavoravano a pochi isolati dal World Trade Center, e sono dovute passare otto ore prima che potessi sapere che stavano bene. Sapevo che mia moglie ed i miei figli erano al sicuro perché erano a Yonkers. D'altra parte però, l'America è stata fortunata che altre città non siano state colpite quel giorno, perché i terroristi avrebbero certamente potuto colpirne un buon numero in tutto lo stato.

Voi avete suonato in ogni parte del mondo. C'è un paese in particolare in cui è speciale per voi suonare?
La Germania è sempre stata incredibile per noi. C'è stata tanta comprensione sin dagli inizi. Apprezzano veramente ciò che fanno i Sick Of It All, mentre in altri paesi siamo piuttosto duri da digerire, come ad esempio negli Stati Uniti!

Perché avete deciso di firmare con la Fat Wreck Chords anche se non aveva mai prodotto musica del vostro genere?
Fat Mike ci ha fatto una grande offerta non appena ci siamo liberati da quel contratto con quella major. Era un buon contratto senza tutte quelle stronzate imprenditoriali che tante altre case pretendono. Sapevamo di non c'entrare molto nel contesto della sua etichetta, ma eravamo sicuri che il nostro pubblico avrebbe visto che non saremmo cambiati per entrare nei canoni sonori della Fat Wreck. Ci sono altre band "pesanti" comunque sulla Fat Wreck, come ad esempio gli Avail, che sono i nostri compagni di etichetta che preferisco.

Chi è che lavora di più all'interno del gruppo quando si tratta di scrivere canzoni?
Probabilmente io, anche se tutto è deciso in modo democratico. Tutti danno la propria opinione negli arrangiamenti. So che è strano che un batterista abbia un ruolo così importante nella composizione, ma sono meglio alla chitarra che alla batteria. Amo l'aspetto creativo dell'essere un musicista, mentre qualcun altro preferisce i concerti, il pubblico, o i tour.

Siete da tanti anni in tour, vi sarà successa qualche cosa strana in giro per il mondo!
Non c'entra niente con la band, ma ti racconto questa storia: una volta facevo una passeggiata con il nostro roadie in un piccolo villaggio basco vicino San Sebastian, e siamo incappati in un cimitero. Così siamo entrati perché sembrava interessante. C'erano tanti bambini bruciati, con le loro foto sulle lapidi. Poi siamo entrati in una piccola costruzione semi-interrata, e c'era una tavola con dei fiori sopra. Il vento soffiava all'interno. Sembrava un horror, un incubo, ma era tutto molto bello in una sorta di atmosfera alla David Lynch. Poi abbiamo deciso di uscire da lì, e tornare in paese. Tutti in città ci guardavano. Le vecchie ci squadravano. Poi sono entrato in un bar, e tutti mi guardavano come se sapessero che stavo arrivando. E' stato tremendo.

Sappiamo che non hai suonato nell'EP "Stand Alone". Ha suonato un certo E.K…. Chi è?
Eric qualcosa. Qualcosa di tedesco. Kahn, forse? Suonava nei Warzone prima di suonare coi Sick of It All. Ed in seguito ha suonato nei 454 Big Block di Boston.

Quale era la vostra relazione con la In-Effect Records? Da molte parti si trova che "Blood, Sweat, And No Tears" e "We Stand Alone" sono usciti per questa casa… Ma non eravate su Relativity al tempo?
La In-Effect era una sottocasa della Relativity. I primi due dischi sono usciti per quell'etichetta, prima che il nostro contratto fosse comprato dalla East West/Elektra.

Sempre parlando di case discografiche… In passato avete avuto dei problemi con alcune di loro… Prima la Roadrunner che non vi ha dato un soldo per la vendita di "Just Look Around" in Europa, e poi la Lost & Found che ha rilasciato due famosi bootleg, "Live In A Word Full Of Hate" e "Spreading The Hardcore Reality". Cosa ti piacerebbe dire, o fare, ai boss di quelle etichette?
Si è sparsa la voce delle nostre truffe? Sì, sfortunatamente per noi la Roadrunner non ci ha mai dato un centesimo per "Just Look Around". Bastardi. Ma attenzione, non solo le major sono teste di cazzo, alcune case indipendenti sono anche peggio. La Lost & Found però non è stata così sporca: ci ha pagato qualcosina in qualche occasione.

Ci puoi spiegare la tua travagliata relazione con i Sick Of It All agli inizi? Hai lasciato e poi sei tornato nella band più volte…
Quando ho registrato il primo demo con i Sick Of It All, stavo solo aiutando dei miei amici. Man mano che la band diventava più conosciuta, Pete e Lou mi hanno iniziato a chiedere di essere maggiormente coinvolto. L'unica cosa era che ero già negli Straight Ahead e nei Rest In Pieces al tempo, perciò diciamo che ero un po' impegnato. Al momento, i Rest In Pieces erano la mia priorità, perciò lasciai i Sick Of It All per concentrarmi su quel gruppo. Ero dentro e fuori per i primi sei-sette anni di vita dei Sick Of It All, e non ne sono diventato un membro a tempo pieno fino al '92 o '93. Per tutti quegli anni non avevo nemmeno una mia batteria, e dovevamo sempre noleggiarne una per i nostri concerti e tour! Che palla al piede che dovevo essere…

Armand, tu sei quello meglio piazzato nei Sick Of It All… Li picchi Lou, Pete e Craig quando non sono del tuo stesso avviso su una questione riguardante i Sick Of It All?
Tutti hanno le proprie "armi" all'interno della band: Pete ha il Jiu-Jitsu, Craig la boxe e Lou ha delle lunga dita appuntite che sembrano dei fagioli verdi!

E chi è il più "stupido" nel gruppo?
Eh? Chi è che hai chiamato stupido?

Infine, qualche progetto per il futuro?
Abbiamo iniziato i tour di promozione di "Life On The Ropes". Un EP dovrebbe uscire a febbraio con due inediti dalla stessa sessione di registrazione di quell'album. Vorremmo anche fare una raccolta di b-side, cover e altre schifezze del genere. Potrebbe essere davvero interessante. Oltre a questo, la solita routine quotidiana.



a cura di Giamma