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Intervista ai Minnie's
Da 10 anni portano in giro il loro nome per l'Italia e recentemente anche per l'Europa, e proprio in questi mesi stanno festeggiando l'avvenimento con un tour a tappe: loro sono i Minnie's, eclettico
gruppo milanese attivissimo nella scena musicale in vari campi. Di tutto ciò ce ne ha parlato Luca, voce della band.
Siete nel bel mezzo del vostro tour di celebrazione dei 10 anni di attività. Come sta andando? Com'è la risposta del pubblico?
Il tour è iniziato a ottobre e proseguirà a tappe per tutto l'inverno. Cercheremo di suonare davvero ovunque sia possibile. Ad esempio siamo appena tornati da 5 date nel centro/sud Italia e la risposta della gente al nuovo set con i pezzi storici dei Minnie's è stata fantastica. Il più delle volte la canzone che ci aspettavamo chiedessero di meno (e che spesso non avevamo neanche in scaletta) era proprio quella che voleva il pubblico. E così di sera in sera è capitato di stravolgere il concerto: il risultato è stato più divertente per noi e di sicuro per chi ci ascolta.
Quest'anno avete suonato al Deconstruction, quindi siete riusciti a suonare ad un grande festival dopo che il tentativo era fallito nel 2002. Com'è stato suonare davanti a così tanta gente e sul palco che poco dopo avrebbe ospitato gente come Pennywise e Lagwagon?
Nel 2002 era saltato tutto all'ultimo momento per problemi di organizzazione. Quest'anno è filato tutto liscio ed è stato incredibile! Diciamo che non ci siamo fatti domande particolari sul concerto che dovevamo o non dovevamo suonare... Abbiamo affrontato la cosa con molta tranquillità. Sappiamo benissimo che il Deconstruction non è la quotidianità di una punk band italiana. Ci sono decine di gruppi qui che si spaccano la schiena su e giù per l'Europa per far conoscere la propria musica. Il significato che abbiamo voluto rendere alla nostra partecipazione al Deconstruction sta proprio in questo: volevamo mostrare a tutti quei ragazzi che si vedono solo ai grossi festival, o per le band più importanti che esiste una scena di gruppi meno conosciuti da seguire con la stessa passione, basta solo muovere il culo dal PC ed andare a più concerti!
Tra l'altro avete suonato con tanti gruppi famosi stranieri, una possibilità riservata a pochissimi gruppi italiani. Ce n'è qualcuno che vi ha colpito particolarmente in qualche campo, non necessariamente musicale?
Siamo stati fortunati. In questi anni abbiamo suonato con tanti gruppi che ci piacciono tantissimo e con i quali non avremmo mai sognato di dividere il palco un giorno. Ma se devo essere sincero, ero più emozionato di suonare con i Frontiera, gli ex-Kina lo scorso anno a Padova, piuttosto che con gli Strung Out o i Lagwagon. E questo perché i dischi dei Kina mi hanno influenzato il doppio – con tutto il rispetto – della media dei dischi dei gruppi americani che ho comunque amato. In ogni caso, abbiamo in mente il ricordo di tutti i gruppi stranieri con cui abbiamo suonato, il più delle volte per ragioni non necessariamente a che fare con la musica, come dicevi tu, ma allo stesso tempo così a che fare con la musica... Non dimenticherò mai Fredrick dei Satanic Surfers che mi infila mille volte 10.000 lire in tasca - che non volevo accettare - per un cavo che gli si era rotto durante il concerto a Roma al Forte e che gli avevo lasciato per il resto del tour, o le chiacchierate pensierose con gli Hot Water Music ai tempi del loro accordo con la Epitaph. Così come Ray Cappo e Porcell che se le danno di santa ragione nella palestra del Bulk per prepararsi prima del concerto. O Lee Hollis degli Steaknife che ci racconta dei tempi d'oro con gli Spermbirds e Archie dei Terrorgruppe che a Berlino ci parla degli scontri storici del 1° maggio in Kreuzberg. E poi ancora i Piebald, i Murphy's Law e i Garrison o gli Horace Pinker e i Digger, coi quali abbiamo fatto il nostro primo tour all'estero, in Germania.
A proposito, quando pensate di tornare in tour in Europa?
I primi di gennaio partiamo per una settimana di concerti tra Svizzera e Germania, compresa una data a Berlino l'8 gennaio con Derozer e Modena City Ramblers. Siamo molto orgogliosi di questo invito: infatti suoneremo per ricordare Giovanni Impastato per una serata organizzata da un'associazione culturale italo-tedesca in collaborazione con la famiglia Impastato. Inutile dire che non vediamo l'ora di ripartire, anche se, se penso per un attimo al freddo che avremo e al nostro furgone a trazione posteriore su e giù per le strade ghiacciate tedesche mi cago un po' sotto!
Qual è la cosa che ti ha fatto (o ti farebbe) più piacere come musicista?
Credo che ognuno di noi quattro risponderebbe diversamente a questa domanda. Per quanto mi riguarda, la soddisfazione più grande di questi anni è stata affrontare un tour di più di 20 date lo scorso aprile in giro per l'Europa ed esserci dimostrati che ce la potevamo fare. Credo che quell'esperienza ci abbia dato una consapevolezza diversa su come considerarci come band. Per il futuro mi auguro solo che il nostro prossimo disco venga supportato da una buona distribuzione, ce lo meritiamo proprio!
Ora parliamo del vostro ultimo lavoro: sembra che ci sia un concetto ben preciso in "The Sing Along Experience", che fa da filo conduttore lungo tutto l'EP, non solo a livello di musica, ma anche di traccia ROM, eccetera... Ce ne parlate?
I pratica lo scorso inverno abbiamo fatto nel giro di un mese due piccoli tour, uno nel Sud Italia ed uno in Slovenia. Con noi c'era Alessandro Calevro, un amico regista che ha i filmato concerti e backstage. Una volta tornati a casa abbiamo rivisto tutto il materiale e ci siamo resi conto che combaciava perfettamente con le canzoni che stavamo scrivendo in quel momento. Da qui l'idea di raccontare la storia di un gruppo in tour non solo attraverso la musica, ma con l'aiuto delle immagini.
Perchè la decisione di cantare in inglese in questo nuovo EP?
La scelta è avvenuta spontaneamente, mentre scrivevamo le canzoni, visto che erano diverse dalle precedenti, abbiamo deciso di aumentare questa differenza a partire dalla lingua. E poi quello appena trascorso è stato un anno di grosse novità e cambiamenti per noi…
In questo EP tra l'altro per la prima volta ha registrato con voi Paolino, dopo anni di servizio "dal vivo". Cos'è successo con Luca? I suoi impegni hanno preso il sopravvento?
Purtroppo abbiamo il rimpianto di aver conosciuto Luca troppo tardi… Musica e vita, alla nostra età, non vanno troppo d'accordo! In ogni caso c'è un enorme debito di gratitudine che abbiamo nei confronti di Luca. Però non potevamo immaginare migliore fortuna nel trovare un batterista come Paolino… Ha inciso fortemente nella scrittura dei nuovi pezzi e ha dato una nuova spinta al nostro modo di scrivere.
E per un nuovo album quanto occorrerà aspettare? Come va la composizione?
Fino ad ora è stato durissimo trovare un momento per fermarci e riflettere sulle nuove canzoni. Con questo tour dei 10 anni si chiude necessariamente un ciclo. E come ti dicevo, abbiamo un sacco di canzoni nuove, ma vogliamo prenderci il tempo necessario di riscriverle con un approccio nuovo. Mi piacciono i gruppi che pur mantenendo il loro stile, riescono a cambiare di disco in disco. Così abbiamo cercato di fare noi fino ad oggi…
Che lingua userete per cantare?
Utilizzeremo senza dubbio l'italiano. Ho molte idee sui testi, ancora da sviluppare… Vorrei che le canzoni anche questa volta raccontassero una storia, una nuova su Milano, ma una Milano dal volto scuro, simile a quello degli anni '70 descritto dai libri di Scerbanenco o quella "Calibro 9" dei film di Di Leo. Per certi versi così simile a quella di questi giorni.
Voi siete tutti molto coinvolti nella scena musicale: alcuni di voi erano impegnati al CSOA milanese Bulk, e avevate in mente di creare un progetto come Appetite che non si proponeva solo di essere un'etichetta ma di riunire anche altre iniziative. Ce ne parli un po'?
Dani e Yuri sono stati direttamente coinvolti nelle vicende del Bulk dal 1998 fino all'estate 2003. Il Bulk, nonostante lo sgombero imminente continua la sua attività politico-culturale e noi ne siamo ancora profondamente legati. In più abbiamo preso parte collettivamente a esperienze interne al Bulk come quella di Smokers e quella di Appetite. In poche parole abbiamo cercato di spingere più musica diversa possibile a un costo popolare, con concerti tutte le settimane, reading e quant'altro. Una musica che non fosse solo intrattenimento. Da questa volontà è nata anche Appetite, un collettivo di persone che ha aiutato insieme ad altre realtà antagoniste la produzione di un CD uscito lo scorso anno con Php, Happy Noise, Wendigo e Rifiuti. Molti di noi si stanno occupando di altre cose in questo momento, ma Smokers e Appetite non stati solo un luogo fisico quanto un'idea e le idee, si sa, non muoiono mai!
Una curiosità: agli inizi della vostra carriera avete avuto un contatto con una major, poi finito male... Di che major si trattava si può sapere?
Era la Polygram e quella storia meriterebbe di essere raccontata per filo e per segno, magari lo faremo un giorno!
Perchè nelle pagelline della tua biografia sul vostro sito hai messo "turns off" alle squadre di calcio italiane?
Nella mia playlist estiva di quest'anno non potevo che non mettere come "turn off" la squadra di calcio italiana vista la figura rimediata agli Europei. In ogni caso, ci ha pensato la Grecia, sicuramente la più punk e zingara delle squadre presenti, a fare giustizia!
Qualcosa da aggiungere?
Visitate il nostro sito (www.minnies.it) e venite ai concerti, a quelli di tutti. Grazie mille a Giamma e tutto lo staff di Punkwave per lo spazio concesso!
a cura di Giamma
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