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Intervista ai Good Riddance

Poco dopo aver ultimato le registrazioni del loro nuovo album, i Good Riddance tornano in Italia. Abbiamo incontrato un Russ Rankin burbero ma disponibile, particolarmente ispirato dal clima del Rock Planet di Pinarella di Cervia (Ravenna) che, come abbiamo scoperto intervistandolo, serba per lui un ricordo significativo. Parlando a 360° con lui abbiamo anche svelato alcuni luoghi comuni che hanno sempre seguito i Good Riddance e i relativi componenti, dall'aerofagia del loro produttore (il celebre Bill Stevenson) alle tendenze straight-edge della band…

Marzo 2006

Tornate in Italia dopo tanto tempo… E' ancora come te la ricordi?
Sì, è dal 2001 che non veniamo con un nostro tour, anche se abbiamo partecipato all'edizione dello scorso anno del Deconstruction… L'Italia è sempre un bel posto!

C'è un concerto che avete suonato qui in Italia che non vi scorderete mai o qui non succede mai niente di memorabile?
Suonare in Italia è sempre divertente: i nostri fans qui sono fantastici, amano davvero la nostra musica. Ricordo addirittura che nel 1999, quando suonammo a Milano con gli 88 Fingers Louie, il promoter vendette più biglietti di quanta gente potesse entrare nel locale, scappando poi col malloppo…

Avete da poco terminato le registrazioni del vostro nuovo album, che avete intitolato "My Republic". Come avete scelto questo titolo, e quale significato si nasconde dietro ad esso?
Avevamo in mente diverse idee per il titolo dell'album, ed alla fine abbiamo scelto questo, che ho proposto io, perché suona bene ed è semplice. Inoltre richiama subito alla mente la politica, lo stato dell'America di oggi. Ne abbiamo discusso, è piaciuto a tutti e quindi l'abbiamo scelto come titolo della nostra nuova fatica.

Quali sono i ricordi più belli che ti porti dietro di queste ultime registrazioni?
Semplicemente lavorare con Bill Stevenson, perché è una persona molto allegra, sempre positiva, con tanta energia. Ho imparato tanto da lui, su come cantare, su come intonare le parole… Posso tranquillamente dire che molto di ciò che conosco sulla musica l'ho imparato da lui.

Si dice in giro che emetta forti flatulenze mentre lavora… Confermi?
Oh, Cristo! E' vero…

C'è qualche tema inusuale per i Good Riddance che avete affrontato nei testi delle nuove canzoni? Puoi anticipare qualcosa?
Alcune canzoni sono politiche, una addirittura parla d'amore. Molte sono personali, basate sulle età e sugli atteggiamenti delle persone. E' un disco melodico, anche se non felice.

Suonate già qualche nuova canzone dal vivo, in questo tour?
Sì, un paio.

Com'è cambiato il tuo approccio nella stesura dei brani oggi che sei un uomo maturo rispetto a quando eri solamente un ragazzino?
Beh, è cambiato molto, sicuramente. Tutto è dovuto al fatto che le cose che mi frullano adesso in testa da ragazzino non lo facevano. Quando hai sei o sette album alle spalle cerchi di non ripeterti, anche se noi vogliamo che si continui a capire che ogni canzone è stata partorita dai Good Riddance. Vogliamo continuare a suonare come i Good Riddance, ma allo stesso tempo fare qualcosa di diverso. Per quanto mi riguarda, cerco di evolvermi verso una maggiore melodia, sia a livello di cantato che di strutture, cercando sempre di crescere.

Sei ancora straight-edge? O con l'avanzare degli anni hai cambiato il tuo atteggiamento?
Io, personalmente, sono straight-edge, ma nessun altro nei Good Riddance lo è. Io sono anche vegan, altri ragazzi nel gruppo invece sono vegetariani. Ma noi non siamo assolutamente una band straight-edge. E' una miscredenza che ci ha accompagnato sin dagli inizi. Molti credono che i Good Riddance siano un gruppo straight-edge, mentre lo sono solo io, individualmente.

Avete già pensato di girare un video-clip per un brano del nuovo album?
Sì. Ne abbiamo parlato proprio durante questo tour, cercando di decidere per quale canzone. Siamo ancora indecisi, perché sebbene crediamo che l'intero album sia buono, c'è qualche canzone che è particolarmente valida. L'etichetta però è d'accordo, anche se non siamo molto belli in video… Perciò qualcosa comunque si farà. Vedremo.

Ti piace registrare, o come molti musicisti punk/hardcore preferisci i concerti alle incisioni?
Sì, mi piace… Ora più che un tempo. Una volta infatti faticavo molto a cantare in studio, non riuscivo ad intonare bene e perdevo sempre la voce. Adesso invece va meglio, e quindi mi diverto di più. Quest'ultima sessione di registrazione poi è andata particolarmente bene, anche perché è stata una delle poche volte che non ho perso la voce. Una volta dovevo passare ore in studio per avere una presa buona. Adesso ci vuole ancora tanto, ma meno che in passato.

Vai fiero delle tue prime canzoni?
Non so se esserne proprio fiero. Se hai la fortuna di fare questo lavoro a lungo arriverà sicuramente il momento in cui ti accorgerei che le canzoni scritte da giovane non erano poi un granché. Se però pensi queste cose, significa che hai avuto una lunga carriera alle spalle, e quindi io la vedo come una cosa positiva.
Come immagino anche i NOFX per le canzoni di "Liberal Animation", a nessuno piacciono le proprie prime canzoni, a volte sembrano addirittura ridicole… Tutti dovrebbero però avere la fortuna di arrivare a pensare queste cose: significa che hai avuto una lunga carriera alle spalle.

Sarà mai più possibile per i vostri ammiratori sentire queste vostre prime creazioni, come ad esempio quelle contenute nel demo "Loaded For Bear" o negli EP "Gidget" e "Decoy"?
Non siamo molto interessati a questo genere di cose. Abbiamo ancora i master di quelle registrazioni, ma non credo. Magari un giorno… Ma preferisco che la gente ascolti nostre canzoni più recenti. D'altronde, anche considerando solo il nostro catalogo su Fat Wreck Chords penso che la gente abbia un bel po' di materiale da ascoltare…

E invece per quanto riguarda un disco dal vivo? E' strano che un gruppo come i Good Riddance, che da sempre dà vita a concerti entusiasmanti, non abbia mai prodotto un live…
Ancora una volta, siamo pigri. Non è che non ci pensiamo… Effettivamente la Fat Wreck ci ha già proposto di fare un "Live In a Dive", quindi sono abbastanza certo che prima che i Good Riddance siano finiti rilasceranno qualcosa del genere… Solo che al momento non so dire quando.

Lo scorso anno ha segnato la separazione col vostro batterista David Wagenschutz. Non sono stati diffusi però i motivi dell'addio… Puoi rivelare qualcosa al riguardo?
Il suo addio è stato principalmente dovuto al fatto che si è trasferito dall'altra parte degli Stati Uniti, a 3.000 chilometri di distanza da noi. Prima, anche quando restavamo in tour per diversi mesi, come subito dopo l'uscita di "Symptoms Of a Leveling Spirit", non esistevano problemi, perché lui non lavorava… Ora, da quando Luke, il nostro chitarrista, ha deciso di tornare a scuola, non possiamo più stare in tour così tanto tempo; possiamo intraprendere tour di una settimana, o suonare qualche concerto nei weekend, e pertanto per Dave sarebbe difficile prendersi una pausa dal lavoro, attraversare il continente, suonare un paio di concerti e quindi tornare indietro… Proprio in occasione del nostro tour in Australia del 2004, quando Dave non poté prendersi delle ferie al lavoro, Sean Sellers tornò a suonare con noi. Lui era disponibile, conosceva le canzoni, è un ottimo batterista ed era rimasto amico con Luke perché suonavano insieme in un altro gruppo… Era quindi l'uomo che faceva al caso nostro. Siamo comunque rimasti amici con Dave, è un nostro fan e noi lo siamo del suo altro gruppo, i Paint It Black.

Adesso che i Good Riddance hanno un nuovo album da promuovere, c'è da aspettarsi una pausa nei vostri progetti alternativi? Per esempio, quali sono i futuri piani dei tuoi Only Crime?
Gli Only Crime rilasceranno un nuovo album per Fat in novembre. Lo registreremo in luglio. Con i Good Riddance non riusciamo più ad essere un gruppo a tempo pieno, perché qualcuno lavora, Luke studia, e quindi tutti ci impegniamo in qualcos'altro per riempire i tempi morti che, a causa di uno o dell'altro, con i Good Riddance vengono a crearsi.

Il 2006 segna invece il ventennale dei Good Riddance. Pianificate qualcosa di speciale per festeggiare?
No, niente.

Un'ultima curiosità: perché non firmi gli autografi ai vostri concerti?
No, no, li faccio. L'ho fatto per tanto tempo… La storia è incominciata proprio in questo locale, a Pinarella. Con i Good Riddance è successo tutto all'improvviso: eravamo un piccolo gruppo, suonavamo solo intorno a casa nostra, e poi tutto d'un tratto ci siamo ritrovati in tour in Europa. I ragazzi ai concerti cominciavano a dirci: "firma qui, firma qui!". E io lo facevo. Poi un giorno un ragazzo mi ha chiesto perché firmassi gli autografi, e io gli ho risposto "non lo so". Quindi, se non sapevo nemmeno perché lo facevo, perché lo facevo?
Ciò che amavo del punk rock quand'ero giovane era che la gente era molto vicina, molto unita, senza distinzione tra chi sta sul palco e chi sotto. Soprattutto in Italia e Spagna sembra che tutti vogliano gli autografi, dappertutto. E' molto triste secondo me… Se io andassi ad un concerto non andrei mai a chiedere l'autografo a chi suona; andrei lì, gli darei una pacca sulla spalla e gli direi: "Ehi amico! Come va? Bel concerto, grazie per essere venuti!"…

Ma questo, per chi non è di madre lingua inglese ed ha un inglese povero, è un problema…
Sì, è vero, infatti è questo il problema. Se quando mi chiedono un autografo e io lo nego qualcuno si offende, e perciò preferisco farlo, anche se non mi piace e non ne capisco il perché. Ma lo faccio perché preferisco che tutti siano felici quando vengono ad un nostro concerto. Così almeno non dicono "i Good Riddance fanno schifo, non mi hanno voluto firmare la maglietta!".



a cura di Giamma