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Intervista ai Garretti

Dietro ad un nome tanto ambiguo quanto originale si cela una band che nei suoi quattro anni di attività ha saputo modificare la proprio proposta musicale e anche andare controcorrente, accettando la sfida di esprimersi in italiano ed evitando un imbolsito inglese maccheronico come non di rado succede nel Bel Paese. Il loro ultimo lavoro "Prima Che Si Spenga La Luce" è un manifesto contro l'apatia, apatia che di certo non affligge i Garretti, che hanno già in serbo qualche novità per il loro prossimo album.

Novembre 2006

La vostra attività è iniziata quattro anni fa e la vostra proposta sonora, inizialmente incentrata sull'hardcore melodico, ha subito un inversione di rotta ed oggi è possibile notare nella vostra musica maggiori elementi che riconducono ad un ambiente alternative e post hardcore. Cosa è maturato in voi in questi anni e cosa vi ha spinto a questo cambiamento di stile?
All' inizio l'intento era quello di potersi avvicinare il più possibile a gruppi come NOFX e Lagwagon. Un cambiamento l'abbiamo avuto quando abbiamo iniziato a cantare in italiano. Sentivamo l'esigenza di accostare ai testi qualcosa che fosse più personale, forse un po' più riflessivo e meno scanzonato.

Con il tempo avete anche cambiato il vostro nome da Garretti Turgidi a semplicemente Garretti. Forse leggendo il vostro nome in un primo momento potrebbe non sembrare adatto al genere da voi proposto. Da cosa è nato? C'è un qualche episodio o significato particolare dietro ad esso?
In effetti il nome è poco riconducibile alla nostra musica, ma almeno si ricorda facilmente. È nato per scherzo durante le ore passate a scuola, ci faceva un sacco ridere. Ci siamo affezionati, abbiamo provato alcune volte a pensare qualche altro nome, ma è stato impossibile. Abbiamo eliminato però il "turgidi", suonava decisamente troppo demenziale.

I vostri testi sono tutti rigorosamente in italiano. Avete mai pensato di scrivere pezzi anche in inglese oppure è una cosa che non vi interessa?
Fino a questo momento scrivere pezzi in italiano è stato molto naturale e coerente con la nostra idea di musica. Abbiamo anche provato, solo per curiosità, a cantare un paio di pezzi tradotti in inglese, ma non si è rivelato un gran esperimento.

Scorrendo i vostri testi si può notare un certo pessimismo, o comunque una visione critica della società che ci circonda. Lo stesso titolo del vostro album sembrerebbe esortare l'ascoltatore ad agire, a darsi da fare appunto "prima che la luce si spenga". C'è un messaggio in particolare che intendete diffondere al pubblico?
"Prima Che Si Spenga La Luce" è una riflessione su quanto sia importante avere uno spirito critico sulle cose che vediamo o ascoltiamo, di non rimanere fermi e passivi e accontentarsi di criticare e basta: è proprio una esortazione ad agire, partendo da noi stessi. Il titolo del disco prende spunto da una frase di Hobsbawm che descrive lo scoppio della prima guerra mondiale, quando le luci e i lumi della ragione iniziarono a spegnersi un po' alla volta su tutta l'Europa. Pensiamo che questo continui a descrivere molto bene il periodo storico di guerra e paura che stiamo vivendo adesso.

Il testo di "Un Istante" inizia parlando di una "cultura spenta", di una "ideologia sconfitta" e addirittura di una "tragedia umana", ma sembra concludersi lasciando spazio alla speranza che si possa ancora rimediare a tutto ciò. Qual è la vostra opinione a riguardo delle nuove generazioni?
Credo che la tendenza peggiore (e non solo per le nuove generazioni) sia l'indifferenza e l'apatia verso le cose che ci circondano.

Nella stesura dei nuovi brani quali sono state le band che vi hanno maggiormente influenzato e che rappresentano il vostro principale punto di riferimento?
Un punto di riferimento, almeno per quel che mi riguarda, sono stati i BoySetsFire: mi ha sempre molto affascinato il modo in cui riescono a dare profondità e intensità alla loro musica, nell'essere anche molto melodici ma mai smielensi. È quello che abbiamo provato a fare anche noi.

C'è qualche band che dal vivo vi ha particolarmente impressionato e, con la sua energia, spronato a continuare per la vostra strada?
Recentemente abbiamo rivisto i Dufresne e loro hanno un modo di porsi veramente travolgente. Per tutt'altri motivi sono rimasto molto impressionato da gruppi come Persiana Jones e Banda Bassotti, soprattutto per il rapporto che riescono a creare con il pubblico.

Cosa ne pensi del crescente interesse che si sta manifestando anche in Italia per generi come lo screamo ed il post-hardcore?
E' difficile secondo me parlare di interesse o curiosità vera e propria. E' molto naturale che, ascoltando perlopiù musica che proviene dagli Stati Uniti ed essendo questa in questo momento orientata su questi generi, in Italia ci si muova nella stessa direzione.

Credi sia difficile emergere in una scena ancora in fase di crescita come quella in cui i Garretti si inseriscono?
Credo che con internet sia aumentata mostruosamente per qualunque gruppo la possibilità di ottenere visibilità e di acquisire una certa credibilità, al di là della qualità musicale e delle idee che ci stanno dietro. Questo porta secondo me un po' ad un livellamento verso il basso e da qui la difficoltà maggiore per emergere.

Com'è il vostro rapporto con la vostra etichetta, la NoReason Records? In che modo vi ha saputo aiutare ed appoggiare?
E' un bellissimo rapporto, lavoriamo molto bene con loro! Con la NoReason stiamo un po' alla volta imparando a fare le cose più seriamente ed a porci con le persone che abbiamo a che fare in modo, diciamo, più professionale.

Nel brano "La Realtà Dei Fatti" partecipa Pablo dei Moravagine. Com'è nata questa collaborazione?
Pablo conosce il nostro batterista, Claudio. Due giorni prima di registrare le voci gli ha fatto ascoltare la pre-produzione dei brani e gli ha proposto la collaborazione. E' stata una cosa un po' improvvisata, che si è perfezionata in studio, ma il risultato è stato ottimo. Un paio di volte Pablo è venuto a trovarci a qualche concerto e così siamo riusciti così riproporre il duetto anche dal vivo.

Oramai sono già quattro anni che girate l'Italia con i vostri concerti. Avete instaurato un buon rapporto con i fan in questo periodo?
Mi sono accorto di come in Italia si alternino senza un preciso motivo situazioni in cui, pur trovandoti in una buona situazione, vieni accolto con molta indifferenza e scarsissima curiosità, a momenti invece in cui vieni travolto inaspettatamente dall'appoggio delle persone che sono venute a vederti. Un po' alla volta troviamo sempre più ragazzi che conoscono già le nostre canzoni e questa è una bellissima sensazione!

Quali sono invece i gruppi italiani con i quali avete stretto un buon rapporto oppure quelli che vi piacciono particolarmente e con i quali vi piacerebbe condividere un tour?
Ci siamo trovati bene con un sacco di gruppi, ma sicuramente se dovessi scegliere dei compagni ideali di tour direi quei burloni dei Carry-All! Di altri gruppi che ci piacciono parecchio ultimamente direi Dufresne, Minnie's e The Death Of Anna Karina.

Nei prossimi mesi sarete impegnati in una serie di concerti in giro per la penisola. Magari è un po' presto per chiederlo, ma avete intenzione di lavorare subito al vostro nuovo album una volta finito il tour o preferite prendervi una pausa e riordinare le idee?
E' da parecchio tempo che non tiriamo giù nuovi pezzi e ne sentiamo molto il bisogno. Credo ci rimetteremo il più presto possibile a pensare a qualcosa di nuovo. L'intenzione è però quella di lavorare già pensando a quello che potrà essere il prossimo disco, avendo un'idea globale di quello che vogliamo fare.

Come si struttura il vostro processo creativo? Vi è mai capitato di partorire nuovi pezzi durante un concerto e l'altro?
Quasi sempre partiamo dalla voce pensando alla melodia ed a qualche accordo di accompagnamento, poi un po' alla volta arriviamo al risultato finale. Alcuni pezzi nascono e sono chiusi in due prove, su altri invece rimettiamo le mani più e più volte, in ogni caso cerchiamo di far coincidere un po' alla volta le idee e le aspettative che ognuno di noi ha su quel pezzo.

L'attività musicale è la vostra unica preoccupazione al momento o coltivate altri interessi?
La musica lo studio e il lavoro sono le uniche cose che riusciamo a portare avanti seriamente, ed è già difficile far conciliare questi impegni!



a cura di Nicolò Riccomagno