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Intervista ai Daylight Seven Times

I Daylight Seven Times si raccontano per mezzo del loro bassista Sergio Grandolfo, parlando del loro rapporto con internet, con la scena italiana (ma non solo) e dei futuri programmi.

Gennaio 2007

Come stanno andando le cose a qualche mese dall'uscita di "Blood Coloured Skies"?
Sergio: Il disco è uscito il 3 marzo del 2006, direi che sono ormai passati 10 mesi; per quello che abbiamo potuto fare direi che è andata nella norma, vendiamo le nostre copie ai concerti e sapere di averne vendute buona parte ci fa solo piacere. Certo sarebbe forse più semplice se avessimo maggior visibilità con una distribuzione e più pubblicità ma, ripeto, forse è tutto quello che potevamo fare per ora, e va bene così…

Com'è nato il vostro particolare nome, Daylight Seven Times?
Sergio: Il nome inizialmente era Daylight Saving Times… Poi, per errore, il nostro caro amico Fabio (cantante dei Miracle nonché mio compagno alla Circle Pit Records), ha capito Daylight Seven Times e ne siamo rimasti affascinati. Tutto qui.

Avete avuto l'opportunità di registrare uno split con i Gettin' Grey in Giappone con la Black Pepper, com'è nata questa collaborazione e come ve la siete passata là in Oriente?
Sergio: Sì, lo split è uscito il 5 agosto del 2005 in Giappone edito dalla Black Pepper Label di Tokyo e distribuito da HMV e Tower Records. L'opportunità è arrivata come una sorpresa: io e Lorenzo dei Gettin' Grey stavamo organizzando il tour in Giappone e nel momento in cui puntavamo sulla pubblicità e promozione ci ha contattato Koban proponendoci la pubblicazione.
In Giappone è stato fantastico, direi. A noi è servito molto come band, ci ha fatto maturare molto e ci ha dato la possibilità di conoscere persone fantastiche. Dal punto di vista economico è stato dispendioso, bisogna ammetterlo, ma il riscontro avvenuto dopo il tour è stato più che buono, sia a livello pubblicitario che di curriculum. Ora non abbiamo però molte notizie riguardo allo split a livello di vendite, sappiamo che ha venduto abbastanza bene con le prevendite in supporto al tour, purtroppo però Koban ha avuto gravi problemi personali e per questo non siamo aggiornati.

Recentemente siete stati in tour un po' per tutta Italia con gli Incastigo, per quanto tempo avete in programma di suonare in Italia?
Sergio: Il tour con gli Incastigo è stato a novembre: abbiamo suonato in Sardegna, Toscana, Piemonte, Campania… Poi, successivamente, qualche data in Lombardia, “a casa” diciamo. In Italia non è semplice suonare e a volte è snervante. Abbiamo provato e voluto fare questa esperienza perchè vorremmo fare più concerti possibili in Italia e farci conoscere girando. Purtroppo però non ci sono i riscontri dovuti; non parlo di 6.000 persone a vederti perché non siamo nessuno, ma almeno di persone che frequentino i live. Sono sempre poche in Italia, soprattutto per band poco conosciute. Ora vedremo in futuro su cosa puntare di preciso.

La scena pop punk in Italia sta crescendo forte negli ultimi anni, molte band italiane sono quasi più conosciute all'estero che in patria... Cosa pensi stia influenzando la scelta di promuovere la propria musica prima all'estero?
Sergio: Appunto come dicevo prima, la scelta di promuovere la propria musica all'estero prima che in Italia è dovuta al fatto che all'estero in media la gente ascolta più musica ed è più aperta a contaminazioni differenti, è più inserita nelle tematiche musicali a livello di eventi e, inoltre, all'estero c'è più riscontro di sicuro.
Oltretutto basta tener conto che l'Italia è, nella lista delle vendite di CD, negli ultimi posti della classifica mondiale e terza dietro a Russia e Cina come paese dove circolano più copie pirata di CD al mondo.

Parlando dell'album... L'aggressività e la melodia sembrano esser state le basi su cui è costruito "Blood Coloured Skies". Quanto vi ha aiutato essere cresciuti nell'ambiente hardcore di fine anni ‘90 per la stesura di questo primo disco?
Sergio: Sinceramente crediamo che l'ambiente hardcore/punk rock da dove veniamo sia stato formativo per tutti noi e abbia influenzato il nostro primo disco. E' stata la spontanea trasmissione di ciò che ci ha caratterizzato negli anni precedenti al nostro incontro, era l'unico modo che ci poteva unire e rappresentare.

L'album dura poco più di 30 minuti… Promettete ai vostri fans di aggiungere qualche canzone in più nel prossimo disco, o preferite la buona e sana immediatezza dell'hardcore?
Sergio: Durata media di un buon disco hardcore: 20 minuti. Direi che, arrivando dal genere, ci siamo anche superati eh eh. No, effettivamente è vero, questo è stato il nostro primo lavoro assieme e di più per certi lati non potevamo fare, è stato un modo per conoscersi e raffinare il tiro, ora abbiamo più soluzioni per il futuro, abbiamo una nostra linea compositiva da poter sfruttare, musicalmente parlando ci conosciamo meglio, quindi potremo sviluppare meglio il nostro nuovo lavoro… E farlo anche durare di più.

Vi offendete quando vi paragonano agli Alkaline Trio?
Sergio: Non credo che nessuno possa offendersi davanti ad un paragone del genere, sinceramente ne sono lusingato anche se ovviamente è un paragone di libero arbitrio.

C'è qualche band in particolare dalla quale traete ispirazione?
Sergio: Dunque… Ci sarebbero un mare di cose da scrivere, mi limito solo nel dire che ascoltiamo di tutto e che non abbiamo una band in particolare alla quale ci ispiriamo, qualsiasi cosa suoni rock o affine per noi è motivo di interesse e spunto.

Se aveste l'opportunità di scegliere dei gruppi con cui condividere il palco, quali scegliereste?
Sergio: Questa è una bella domanda… Non saprei da dove partire, di band ce ne sono tantissime… Direi che comunque il presupposto è che ci piace suonare con band con cui condividere qualcosa, con cui instaurare un buon rapporto. Per quanto riguarda l'Italia credo che sia scontato dire che ci piacerebbe suonare assieme a band che dal vivo sono incredibili, come Seed'n'Feed, Vanilla Sky, Jersey Line, Miles Apart, e chi più ne ha più ne metta… Per le band straniere non saprei… Direi che per legami affettivi giovanili suonerei volentieri con Face To Face, Bodyjar, Comeback Kid, BoySetsFire, Thrice… Ovviamente con la paura di confrontarsi con loro, l'imbarazzo di conoscerli e la certezza di arricchirsi di esperienza!

Siete una band a tempo pieno o avete altri progetti ed attività? Tu con la Circle Pit, e poi?
Sergio: Ci piacerebbe essere una band a tempo pieno, ma credo che per il momento non ci siano i presupposti. Cercheremo sicuramente di trovare un modo per poter diventare una band a tutti gli effetti, ma ciò comporta sacrifici che a volte non vengono mai ricompensati… Nella vita Dario lavora ed è ingegnere biomedico e suona con i Decrew e i Punchline, Edoardo sta studiando come disegnatore di videogiochi, io sono laureando in musicologia e dal 2000 gestisco la Circle Pit Records con Fabio dei Miracle e Giovanni, un ragazzo di Lecco (e precedentemente c'era anche Pizzo di Radio 104).

Qual è il vostro rapporto con internet? Avete anche un profilo su MySpace...
Sergio: Ovviamente come ogni band odierna ora anche noi abbiamo un profilo in MySpace: per noi è un canale pubblicitario a cui non possiamo venire meno. Non ci impazziamo dietro, però si sa che è una macchina infernale.

Siete ancora in comunicazione con qualche ragazzo dal Giappone?
Sergio: Siamo ancora in contatto con molti ragazzi giapponesi che ci scrivono, con band con cui abbiamo diviso il palco e con delle ragazze di Tokyo che hanno addirittura aperto un fan site… Ogni volta che lo vedo mi viene da sorridere… Un fan site per i Daylight? Ahahah

A quando il prossimo disco? State già incominciando a lavorare su nuovi pezzi?
Sergio: Speriamo di portare alla luce il prossimo disco tra settembre e dicembre del 2007. Non abbiamo mai smesso di scrivere durante l'uscita del disco e la sua promozione. Ora abbiamo molto materiale su cui lavorare e abbiamo deciso di prenderci il famoso periodo di pausa compositiva che ogni band ha tra un lavoro ed un altro.
Abbiamo molte idee da sviluppare, e abbiamo deciso di lavorare in maniera differente per evitare di incappare in errori. Perciò dopo aver steso un buon numero di pezzi faremo una pre-produzione dovuta, l'ascolteremo per un po' di mesi, la faremo ascoltare ad altre persone, quindi decideremo cosa inserire nell'album ufficiale.
Attualmente stiamo pensando anche di aggiungere una persona in più nella band per poter sviluppare un metodo di scrittura più completo. Ci terrei a ringraziare di cuore Luca dei For Mistake, e lui sa bene perché…

A tal proposito, pensate di affidare la produzione ancora alla Circle Pit Records? Il vostro album è possibile acquistarlo soltanto online… Per fare arrivare la vostra musica a più orecchie possibili firmereste per un'altra etichetta?
Dario: Rispondo io perché Sergio è di parte, ahahahah. Ma, sai, sicuramente vorremmo che gli sforzi che abbiamo fatto e che faremo per la band diano i loro frutti. La Circle Pit è, pur con tutto il rispetto, un'etichetta indipendente piccola e ovviamente la sua visibilità e la visibilità dei suoi gruppi non può certo essere come quella di altre etichette indipendenti (sto pensando ad Ammonia piuttosto che Wynona, ad esempio). Certamente vorremmo puntare più in alto con il prossimo disco… Speriamo bene!

Volete aggiungere qualcosa?
Sergio: Sì. E' grazie ad una webzine come la vostra che c'è la possibilità di far muovere un po' di informazione riguardo a band sconosciute come la nostra. L'underground è tutto ciò che abbiamo per ora, e in questo ci siete anche voi che leggete.
E andate ai concerti, ragazzi… A parte ai nostri (chiaramente), ma veramente di una qualsiasi band passi vicino alle vostre città. La musica live è inevitabilmente l'apice dell'emozione per uno a cui piace la musica.



a cura di Andrea Marturano