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The Swindle Continues

"And you thought that we were faking that we were all just money making" (da "EMI")
E dopo aver saputo che i Sex Pistols si esibiranno al Live 8 che si terrà a Londra il 2 luglio non so più a cosa pensare. Ancora una volta John Lydon e compagni concederanno il bis. Ancora una volta il simbolo stesso del punk cadrà in basso, molto in basso questa volta.
Infatti al Live 8, concerto che ha come scopo la sensibilizzazione ai problemi dell'Africa, suoneranno anche artisti del calibro di Coldplay, Elton John, Sting e U2. E se pensate che non ci possa essere niente di peggio che vedere le icone della rivolta del '77 sullo stesso palco degli U2 vi sbagliate di grosso: al concerto ci sarà anche Mariah Carey!
Sicuramente le Pistole del Sesso avranno un buon motivo per suonare, ma sinceramente è difficile da trovare.
Comunque sia la breve carriera del quartetto londinese è sempre stata associata ai soldi. Nell'ormai lontanissimo 1977 infatti, i Sex Pistols erano stati licenziati da ben 3 case discografiche e da tutte si erano intascate un cospicuo assegno di risarcimento (si parla di oltre 125.000 sterline).
Purtroppo deve essere qui la causa delle pessime scelte che in questi anni il gruppo a preso. Infatti di tutto questo malloppone di soldi, Rotten & Co. non ne hanno visto neanche un po'. Tutto il gruzzolo è andato al manager cialtrone Malcom McLaren, che ha sperperato tutto nel suo disgustoso film "The Great Rock 'n' Roll Swindle".
Però non bisogna essere troppo severi con Malcom. Le sue scelte sono state dettate da un piano ben preciso: fottere le case discografiche!
Infatti Malcom, per colpa delle sue influenze situazioniste, gestiva la sua band come se fosse una vera e propria opera d'arte. Uno degli scopi del situazionismo era quello di rompere nettamente con il concetto tradizionale che noi abbiamo dell'arte. Non ci devono più essere separazioni fra artista e spettatore, chiunque può creare un'opera d'arte, ogni momento della nostra vita deve essere vissuto ed organizzato come opera d'arte.
E se ci si pensa è proprio questo quello che il manager dei Sex Pistols ha fatto. Cosa c'è di più artistico di una band che nel giorno del giubileo della Regina suona lungo il Tamigi davanti al Parlamento? Cosa c'è di più artistico di formare una schiera di fans che se ne vanno in giro per la città con svastiche, catene e capelli colorati con lo scopo di creare disgusto nella gente? Cosa c'è appunto di più artistico di far lottare tra loro delle case discografiche, firmare un contratto e poi farsi licenziare in grande stile e venendo anche pagati per tutto questo?
Quindi in fin dei conti la grande truffa del rock 'n' roll non deve essere vista come un tentativo dei Sex Pistols di speculare sui fans, ma piuttosto come un tentativo (riuscito) di dimostrare come l'intera industria musicale sia un luogo di falsità, in cui la musica non è arte, ma semplice merce da vendere e far consumare.
Ok, il ragionamento non fa una grinza se ad essere analizzato è il periodo che va dal 1976 al 1978. Se si parla invece del 2005, qualcosa di errato c'è.
Quello che succederà il 2 luglio sul palco del Live 8 non sarà una truffa del rock 'n' roll, ma una truffa, punto e basta! Vedere degli ultra 40enni vestiti da punk (o qualcosa del genere) che fino a 27 anni fa gridavano "fanculo" alla società del consumo e che ora per tirare avanti suonano svogliatamente le solite 4 canzoni che hanno scritto, è veramente triste (non voglio neanche ricordare in questa sede di come John Lydon abbia partecipato alla versione inglese dell'Isola dei Famosi; tanto per girare il coltello nella piaga).
Cosa ci lamentiamo a fare dei Blink 182 o dei Green Day (o dei Simple Plan, che probabilmente rappresentano la totale sconfitta del punk come inteso in origine)? Cosa critichiamo a fare questi poveri gruppi perché magari fanno una canzone dalle sonorità un po' pop, o perché firmano con una major? Cosa critichiamo selvaggiamente a fare tutte quelle ragazzine che si innamorano di Billy Joe o Mark Hoppus e che si atteggiano a punk? In base a che cosa facciamo tutto ciò? In base a che cosa ci definiamo noi dei punk e altri dei poser senza speranza? Forse in base a delle idee vecchie e stravecchie, forse utopistiche e soprattutto dettate da coloro che sono stati i primi a vendersi (ogni riferimento ai Sex Pistols è puramente casuale)?
Beh… Forse sì. Sinceramente io vorrei continuare il più possibile a sognare ed a pensare che il punk abbia ancora ragione. Come si dice? La speranza è l'ultima a morire, no?
a cura di Carlo Alberto
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